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Cure sul territorio, così la Sardegna ridisegna gli ospedali di comunità

Più posti letto e una rete maggiormente diffusa su tutte le Asl per far fronte all’invecchiamento della popolazione: aggiornata la mappa delle strutture intermedie previste dal Piano di ripresa e resilienza

di Davide Madeddu

 (Photo by Marco Ottico/LaPresse)

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Via libera, in Sardegna, alla programmazione degli Ospedali di comunità. Il benestare arriva dall’esecutivo regionale con l’approvazione dell’aggiornamento della programmazione degli Ospedali di comunità, nell’ambito del più ampio riassetto dell’assistenza territoriale previsto dal DM 77 e finanziato attraverso le risorse del Pnrr - Missione 6 Salute.

Le novità

Il provvedimento ridefinisce la distribuzione e il numero dei posti letto nelle strutture intermedie su tutto il territorio regionale, con l’obiettivo di rispondere in modo più efficace ai bisogni di una popolazione caratterizzata da un elevato indice di invecchiamento e da una crescente incidenza di patologie croniche.

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«Con questo atto rafforziamo in modo concreto la sanità di prossimità, costruendo una rete territoriale più solida e capace di rispondere ai bisogni reali dei cittadini - fa sapere la presidente della Regione Alessandra Todde che ha l’interim della sanità -. Gli ospedali di comunità rappresentano un tassello fondamentale per garantire continuità assistenziale, ridurre i ricoveri impropri e migliorare la qualità delle cure in tutta la Sardegna».

Più posti letto

La nuova programmazione «punta a incrementare progressivamente la dotazione di posti letto, superando i target minimi previsti a livello nazionale e arrivando fino a 0,3 posti letto ogni mille abitanti, al fine di garantire una maggiore capacità di presa in carico dei pazienti in fase post-acuta e di decongestionare gli ospedali per acuti».

Rete diffusa

Il piano aggiorna la localizzazione degli ospedali di comunità su base territoriale, definendo una rete diffusa articolata per tutte le otto Aziende sanitarie locali. Per ciascun territorio vengono individuate le sedi operative, spesso all’interno di presidi ospedalieri esistenti o strutture sanitarie riconvertite, e la relativa dotazione di posti letto, con finanziamenti prevalentemente a valere sul Pnrr. La distribuzione coinvolge capillarmente tutta l’isola. Nel Nord Sardegna (Asl di Sassari e Gallura) sono previste strutture a Sassari, Ozieri, Ittiri, Olbia, La Maddalena e Tempio Pausania; nelle aree interne (Nuoro e Ogliastra) a Nuoro, Macomer, Sorgono e Lanusei. Per quanto riguarda il Centro-Ovest (Oristano e Medio Campidano) a Ghilarza, Bosa e San Gavino. Nel Sud (Sulcis Iglesiente e Cagliari) a Iglesias, Cagliari, Muravera e Isili.

«Il modello prevede sia il riutilizzo di strutture già esistenti, come gli ospedali Binaghi e Marino a Cagliari o il San Camillo a Sassari - sottolineano dalla Regione - sia l’attivazione o il completamento di nuove sedi, alcune delle quali ancora da finanziare, garantendo così una copertura omogenea e prossima ai cittadini anche nelle aree interne e più disagiate. Nel complesso, la programmazione definisce una rete territoriale strutturata di posti letto di assistenza intermedia distribuiti sull’intero territorio regionale, con l’obiettivo di rafforzare la presa in carico post-acuta e ridurre la pressione sugli ospedali per acuti». C’è poi l’attivazione di moduli dedicati alle dimissioni (discharge room) nelle principali aziende ospedaliere, per favorire la continuità assistenziale e ridurre i tempi di permanenza nei reparti.

Territorio più forte

«L’intervento si inserisce in una strategia complessiva di rafforzamento dell’assistenza territoriale, in integrazione con le Case della comunità e le Centrali Operative Territoriali, con l’obiettivo di migliorare l’appropriatezza dei percorsi di cura e alleggerire la pressione sui Pronto Soccorso e sulle strutture ospedaliere - concludono dalla Regione -. La deliberazione sarà ora trasmessa al Consiglio regionale per l’acquisizione del parere della Commissione competente, passaggio previsto dalla normativa vigente, prima dell’approvazione definitiva del provvedimento».

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