Materie prime critiche e terre rare sotto la lente della Difesa. Ecco le mosse dell’Italia
Le indicazioni contenute nel Position paper “Per una strategia di sicurezza nazionale” promosso dall’Associazione Futuri probabili e dalla Fondazione Leonardo Civiltà delle macchine
di Andrea Carli
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I punti chiave
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Il tema è strategico sul piano della sicurezza. Il ministro Guido Crosetto ha più volte posto l’accento sull’impatto che le materie prime critiche e le terre rare hanno sulla catena degli approvvigionamenti della Difesa, e quindi sul fronte dei costi. In una fase in cui la Nato è in pressing sugli alleati affinché raggiungano la fatidica soglia del 2% del Pil destinato alle spese per la Difesa, il dossier è tutt’altro che irrilevante.
Crosetto ne è consapevole. «A parte le guerre», ha detto il mese scorso, in occasione di un intervento al Made in Italy Summit, «la competizione aumenta e l’Europa vive una dipendenza pazzesca, dipende al 100% dalla Cina sulle terre rare. Una parte di produzione deve ritornare nei luoghi dove si è persa, questo cambia la geopolitica. La maggior parte di materie prime è nel sud del mondo, cambia il rapporto fra Stati, conteranno la tecnologia ma anche le risorse naturali», ha aggiunto.
Ancora: in occasione della “European air and missile defence conference”, che si è svolta a Roma il 17 settembre, il ministro si è soffermato su «ciò che sta alla base della produzione: che sono le catene di approvvigionamento, che sono le capacità tecnologiche e industriali, quelle che abbiamo demandato e abbiamo magari spostato in Asia perché costavano meno, che sono le catene di approvvigionamento di materie prime. Noi - ha affermato in quell’occasione - dipendiamo per il 90% delle terre rare dalla Cina. Per il litio al 78% come Europa. Allora porsi il tema della difesa europea è porsi il tema di quando usciranno i Sevarstel, di quando sarà pronta la batteria Samp/T, ma anche porsi il problema di dove situare le riserve di litio per i prossimi trent’anni, di come pensare di approvvigionarsi di terre rare nei prossimi trent’anni, di come pensare di sfruttare a livello europeo, non nazionale, i giacimenti del futuro, che sono quelli sottomarini, dove un solo giacimento ha magari 7mila volte tutto il materiale che c’è su tutta la terra. Come sfruttare lo spazio da questo punto di vista. Queste sono le sfide del futuro».
Lo studio
Per comprendere la portata della questione è utile riprendere qualche passaggio del Position paper dal titolo “Per una strategia di sicurezza nazionale”, presentato venerdì 8 novembre presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera, alla presenza dello stesso ministro. Il focus, promosso dall’Associazione Futuri probabili e dalla Fondazione Leonardo Civiltà delle macchine, entrambe presiedute entrambe da Luciano Violante, dedica alcune pagine a questo argomento.
Le materie prime critiche
L’accesso alle materie prime critiche, spiega il documento, è considerato essenziale per l’economia dell’Unione e per il funzionamento del mercato interno. Per “materie prime critiche” si intendono quelle materie prime non energetiche e non agricole che rivestono una grande importanza economica e sono esposte a un elevato rischio di approvvigionamento, spesso causato da un’alta concentrazione dell’offerta in pochi paesi terzi. Le statistiche più recenti - ricorda ancora il report - dimostrano che nei prossimi decenni la domanda di MPC è destinata ad aumentare in modo esponenziale, alla luce del ruolo fondamentale che rivestono nella realizzazione delle tecnologie necessarie alla duplice transizione verde e digitale e del loro essenziale utilizzo nei settori della difesa e dell’aerospazio.









