Masi Agricola punta a sovraperformare il mercato nel 2026
Nonostante un contesto complicato dato dal calo dei consumi e da una polarizzazione verso le fasce alte. Per il ceo Federico Girotto le strategie per il futuro passano attraverso un'evoluzione dell'offerta e un nuovo linguaggio per attrarre le generazioni più giovani
3' di lettura
3' di lettura
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Masi Agricola guarda al 2026 con l’obiettivo di sovraperformare il settore, pur in uno scenario che resta incerto e difficilmente prevedibile. «Fortunatamente abbiamo un brand premium affermato in oltre 140 Paesi e questo ci dà una marcia in più che ci consente di puntare a over-performare l’andamento del mercato», spiega in una intervista a Radiocor l’amministratore delegato del gruppo, Federico Girotto, indicando nella solidità del brand, nel forte ancoraggio territoriale e in una struttura aziendale evoluta i principali driver di crescita. Il gruppo, tuttavia, mantiene un approccio prudente in un contesto segnato da consumi deboli, costo del denaro ancora elevato e atteggiamento cauto lungo tutta la filiera.
In questo quadro, la società «proprio per una difficoltà previsionale» nel 2025 si è dotata di una piattaforma finanziaria, grazie a un finanziamento in pool sottoscritto con alcuni istituti di credito che «hanno dimostrato di credere nel settore del vino e in aziende che lo interpretano come facciamo noi», continua il ceo.
Alle spalle resta un 2025 complesso, «non all’altezza delle performance a cui siamo abituati», spiega Girotto, ma con una tenuta relativa rispetto al settore, sia in termini di ricavi sia di redditività. Il gruppo ha chiuso l’anno con ricavi in calo del 3,7% a 64,4 milioni e una perdita di 1,4 milioni.
«Nell’insieme abbiamo avuto un 2025 non soddisfacente, ma in una comparazione con il mercato abbiamo tenuto, nonostante l’effetto cambi», racconta l’amministratore delegato, sottolineando come le criticità abbiano riguardato soprattutto la filiera distributiva e alcune geografie chiave come gli Stati Uniti. Sul mercato americano, in particolare, hanno inciso sia la volatilità valutaria sia le difficoltà strutturali della distribuzione. «La penalizzazione è arrivata più dalla distribuzione che dal cambio», osserva il manager, evidenziando come il consolidamento negli Usa degli ultimi dieci anni abbia lasciato spazio, nel biennio 2024-2025, a operazioni di turnaround tra i principali player, con ricadute sulla capacità di penetrazione dei vini. A questo si aggiunge il tema dei dazi, destinati a pesare progressivamente «sulle tasche dei consumatori americani e non solo».
Dal lato della domanda, il cambiamento più evidente riguarda il calo dei volumi accompagnato da una crescente polarizzazione verso le fasce alte. «Si consuma meno ma più premium», sintetizza Girotto. Una dinamica che si intreccia con una ridotta capacità di spesa e con una riallocazione dei consumi verso altre categorie, anche a basso o nullo contenuto alcolico. Nel vino, il trend penalizza soprattutto i rossi più strutturati e tannici, mentre guadagnano terreno tipologie più versatili. «Vediamo soffrire alcune categorie di rossi, mentre cresce ad esempio il Pinot Nero, un vino molto elegante e approcciabile», aggiunge Girotto che ricorda “«non a caso, proprio in occasione del Vinitaly abbiamo lanciato il nostro nuovo Pinot Noir del Re proveniente dalla Tenuta in Oltrepò Pavese che abbiamo acquisito tre anni fa».







