Via libera del Senato alla manovra, passa ora alla Camera
Il voto a Montecitorio per l’approvazione definitiva è previsto il 30 dicembre
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Via libera del Senato alla manovra, che ora passa all’esame della Camera. I sì sono stati 110, 66 i no e 2 astenuti ed in precedenza era passata la nota di variazione al bilancio di previsione dello Stato. Si conclude così a Montecitorio il percorso accidentato (specie alla fine) di una finanziaria snella, più delle altre del Governo Meloni, costruita per centrare l’obiettivo di uscire dalla procedure per deficit eccessivo, stando al di sotto del parametro del 3%, mantenendo allo stesso tempo l’impegno preso già lo scorso anno di abbassare di due punti l’Irpef per il ceto medio e rinnovare gli sgravi sugli investimenti per le imprese.
Salvitti (FdI): da governo Meloni 43mld tasse in meno su lavoro
«Una finanziaria si costruisce su scelte di carattere politico: abbiamo alzato le tasse sulle rendite finanziarie e abbassato di 43 miliardi quelle sui lavoratori. Anche questa legge di Bilancio è parte di un mosaico e i dati reali ci restituiscono una fotografia completamente diversa dalla narrativa autolesionista della sinistra. L’Italia rispetta 12 indicatori su 13 secondo la griglia europea del Mega economic imbalance procedure: siamo l’unico paese in Europa e nessuno racconta questo». Così il senatore di Fratelli d’Italia e componente della commissione Finanze, Giorgio Salvitti, intervenendo in dichiarazione di voto sul bilancio di previsione dello Stato in corso in Senato. «Prendiamo quelli bravi: la Francia, che non approva da due anni un bilancio, insieme a Germania e Inghilterra, vive una crisi profondissima mentre noi abbiamo uno spread a 66 punti base e un risparmio su 5 anni che sarà di 17 miliardi di euro. È liberando risorse che abbiamo potuto tagliare le tasse sui redditi fino a 28mila euro e oggi arriviamo alla soglia dei 50mila. Il Pil pro capite a prezzi costanti è cresciuto del 13,8%. Il potere d’acquisto delle famiglie italiane pro capite, nel 2024, è superiore a 20mila euro, più alto del 2% rispetto al 2022. C’è qualcuno che diffonde notizie simili? Basta anche con la falsa narrativa dell’aumento della pressione fiscale: sale perché aumentano le entrate tributarie grazie a 1,4 milioni di lavoratori in più. La pressione reale sulle tasche dei cittadini calerà in totale di più di 40 miliardi», ha aggiunto. «Inoltre, abbiamo messo 20 miliardi in più sulla sanità, aumenti sia in valore assoluto sia in percentuale rispetto al Pil. Forse, se ogni anno siamo costretti a incrementare le risorse, il problema riguarda la qualità della spesa. Allo stesso tempo, stiamo portando avanti una riforma del fisco epocale e, infine, la previdenza complementare che permetterà ai nostri giovani di avere una pensione adeguata e dignitosa. Certamente avremmo potuto fare di più, ma le nostre scelte obbligate sono dettate dai disastri precedenti».
Calenda: prudenza condivisibile ma manca una strategia
«Ho trovato condivisibile l’approccio definito da Giorgetti prudente sui conti pubblici, una prudenza è consigliabile e questa manovra è costruita essenzialmente per uscire dalla procedura di infrazione». Così Carlo Calenda, in aula al Senato. «Il nostro non è un giudizio preconcetto ma di merito. Spero che venga apprezzato quando riconosciamo il merito del governo così come quando critichiamo un provvedimento del governo», ha spiegato il leader di Azione. Dando un giudizio positivo per «la reintroduzione di Industria 4.0» e «il finanziamento della sanità», Calenda ha lamentato la mancanza di «una strategia».
Renzi: manovra brutta senz’anima, mediocre come Giorgetti
«È aumentata la qualità dei concerti ma è diminuita la quantità del tempo dedicata alla legge di Bilancio e la responsabilità è del Governo». Lo ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi nelle dichiarazioni di voto sulla fiducia posta sulla manovra citando il recente concerto di Claudio Baglioni nell’Aula di Senato. «Giorgetti - ha proseguito - giudica prudente una manovra che è mediocre. Vi siete divisi come una cozza tra i sovranisti e chi voleva l’austerity. È “brutta senz’anima” questa legge, visto che siamo in vena di citazioni canore». Citando alcune misure contenute nella legge di Bilancio, Renzi ha aggiunto: «Mezzo miliardo dai pacchi, nemmeno Stefano de Martino su Rai1 è così generoso. La Tobin tax, dall’eliminarla, l’avete raddoppiata. Da Baglioni a Mike Bongiorno, lascia o raddoppia».
« Mi rivolgo poi al ministro trasformista, - ha proseguito Renzi rivolgendosi al ministro Giancarlo Giorgetti - il golden power su Unicredit risponde alle esigenze della Lega Nord». «Mi ha sconvolto - ha concluso - la mancanza di una visione. È una legge di bilancio che ha pensato molto al mercato e poco ai supermercati. Con voi ci sono più tasse e meno sicurezza. E lei ministro Giorgetti è l’emblema di questa legge di bilancio mediocre».


