Dopo il vertice

Manovra, verso l’esclusione parziale della prima casa dall’Isee

L’ipotesi di eliminare dal calcolo gli immobili fino al valore catastale di 100mila euro per difendere il potere d’acquisto delle famiglie. Banche, la Lega chiede contributo di 5 miliardi

di Manuela Perrone

Aggiornato il 13 ottobre

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, il Vicepresidente e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Vicepresidente e Ministro degli Esteri Antonio Tajani.  (Photo by Simona Granati - Corbis/Corbis via Getty Images)

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Via dal calcolo dell’Isee la prima casa fino al valore catastale di 100mila euro, 300-400mila euro di valore reale. L’idea è cara al leader leghista Matteo Salvini, che la aveva lanciata a fine agosto dal palco del meeting di Rimini e ieri, al nuovo vertice di maggioranza serale sulla manovra da 16 miliardi per il 2026 (la più leggera dal 2014), ha trovato accoglienza, innanzitutto da parte del ministro dell’Economia e collega di partito, Giancarlo Giorgetti. La misura punta a ridisegnare l’accesso a bonus e agevolazioni, dai contributi per l’asilo ai sostegni alle utenze domestiche di gas e luce e all’affitto, tendendo la mano ai nuclei familiari provati dal carovita. Un obiettivo, quello di rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie, condiviso a pieno anche dalla premier Giorgia Meloni.

Banche, la Lega punta a contributo di 5 miliardi nel 2026

Dall’esito meno scontato è l’altra battaglia che il Carroccio ha portato ieri al tavolo con Meloni, Antonio Tajani (Forza Italia) e Maurizio Lupi (Noi Moderati): innalzare fino a 5 miliardi per il solo 2026 il contributo da chiedere alle banche. Per bypassare il “no” irremovibile del numero uno degli azzurri a ogni idea di tassazione degli extraprofitti, si studia una soluzione sul modello dello schema già introdotto lo scorso anno basato sul congelamento delle imposte differite attive (Dta). Ma, per la Lega, si dovrà trattare di «soldi veri», non di anticipi di cassa o prestiti. Se ne riparlerà oggi a Palazzo Chigi, dove sfilerà per il confronto sulla legge di bilancio il mondo delle imprese, da Confindustria a Confcommercio, inclusi rappresentanti dell’Abi. La trattativa con gli istituti di credito sarà decisiva: è stata Meloni a chiarire che il pacchetto dovrà essere concertato e non dovrà avere «alcun intento punitivo».

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Irpef, il taglio si ferma ai redditi fino a 50mila euro

Rimane per il momento inascoltata la richiesta di Tajani di elevare da 50mila a 60mila il limite massimo di reddito a cui applicare la riduzione dell’aliquota Irpef dal 35 al 33 per cento (uno sgravio di 440 euro). Nonostante vada nella direzione di sostenere il ceto medio impoverito, farebbe lievitare i costi da 2,5 miliardi a 4-5: troppo, secondo l’Economia e Palazzo Chigi, rispetto ai benefici attesi. Anche per la rottamazione quinquies invocata dalla Lega il problema è rappresentato dai costi: è stato confermato l’accordo su 108 rate in nove anni, ma si va verso un importante restringimento della platea ai soli “contribuenti meritevoli”.

Pensioni, sterilizzazione selettiva

Permangono dubbi anche sull’altro intervento sollecitato dal Carroccio: il congelamento dell’aumento di tre mesi dell’età pensionabile per adeguarla alla speranza di vita, previsto per tutti nel 2027. Una delle soluzioni vagliate prevederebbe una sterilizzazione selettiva graduale: soltanto chi avrà compiuto 64 anni nel 2027 potrebbe avere accesso al blocco completo, insieme con i lavoratori che svolgono attività usuranti. Oltre alla proroga o revisione di strumenti come Quota 103, Opzione Donna e Ape sociale, prende corpo l’ipotesi di incentivare la previdenza complementare e l’uso del Tfr per integrare il montante contributivo, misure che mirano a dare flessibilità in uscita senza scaricare immediatamente il costo sui conti pubblici

Sulla sanità il segnale di Meloni

La premier ha ribadito la necessità di un’iniezione di risorse per la sanità pubblica, un segnale anche per le opposizioni in trincea: le risorse aggiuntive in manovra potrebbero salire oltre i 2 miliardi immaginati sin qui, innanzitutto per varare un maxi piano triennale di assunzioni e arginare l’emorragia di personale dal Servizio sanitario nazionale. La priorità? Gli infermieri, la cui mancanza (o fuga) è ormai un’emergenza.

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