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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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Dei 414 emendamenti segnalati al disegno di legge della manovra, considerati quindi prioritari, 238 sono dei gruppi di maggioranza. La prima occasione di confronto è il vertice nel pomeriggio di giovedì 20 novembre. Se per alcuni temi ci sono forti punti d’incontro, per altri i partiti sono - al momento - in disaccordo.
Come con il taglio - di 20 euro, quindi da 90 a 70 euro annuali - del canone Rai. È uno dei 67 segnalati della Lega, che aveva spinto in questa direzione già nella manovra dello scorso anno.
E come un anno fa, Forza Italia si è detta contraria. «Ritengo che l’ammontare del canone Rai vada mantenuto per un equilibrio di mercato - ha detto il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri - c’è un problema di equilibrio di risorse pubblicitarie. Qualche anno fa il canone è stato ridotto e la Rai è stata risarcita con risorse del Tesoro e quindi dei cittadini. Il servizio pubblico deve avere certezza di risorse come prevede l’European Media Freedom Act. Questo emendamento della Lega, quindi, non è in linea con la direttiva».
Il primo firmatario dell’emendamento, che prevede una copertura di 430 milioni di euro, è stato Giorgio Maria Bergesio, che dopo il no si è detto dispiaciuto «per l’avversione al nostro emendamento. Si tratta di una proposta di buonsenso a tutela degli utenti. Una volta FI era a favore del taglio delle tasse per i cittadini».
Un’altra «bandierina» della Lega è la cessione delle quote del Mes (che valgono 15 miliardi) per incrementare nel prossimo triennio (quindi 5 miliardi annui) il fondo per la riduzione della pressione fiscale. Anche questo è rientrato fra i segnalati ed è stato firmato da Marco Dreosto.