Legge di Bilancio

Manovra, la partita delle famiglie si gioca su detrazioni Irpef e sgravi per i figli

L’annunciato taglio dell’imposta personale dal 35 al 33% sarà calcolato su base individuale

di Dario Aquaro e Cristiano Dell'Oste

(Adobe Stock)

3' di lettura

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Per una manovra finanziaria “a misura di famiglia” non basterà tagliare l’Irpef. La riduzione dell’imposta personale a cui sta lavorando il Governo, infatti, agirà a livello individuale. Ma per valutare l’aiuto effettivo alle giovani coppie e ai nuclei con figli bisognerà vedere in dettaglio gli altri interventi annunciati dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo: una possibile revisione delle detrazioni legata alla composizione del nucleo familiare e un sostegno per l’acquisto e la locazione della casa delle giovani coppie.

Andiamo con ordine e partiamo dalle misure che hanno contorni meno sfumati (il Governo deve inviare alla Ue il documento programmatico di bilancio entro il 20 ottobre).

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Taglio Irpef: in cosa consiste

Il primo obiettivo – più volte annunciato – è ridurre dal 35 al 33% l’aliquota Irpef sui redditi da 28mila a 50mila euro, fascia in cui ci sono 9,6 milioni di contribuenti. Il costo per le casse pubbliche – stima la Fondazione nazionale commercialisti – sarebbe di 1,2 miliardi di euro. Il risparmio fiscale massimo pro capite 440 euro all’anno, per chi dichiara 50mila euro. Partendo dai dati delle Finanze si può però calcolare che oltre metà dei beneficiari (5,3 milioni) ha un reddito intorno ai 31.200 euro. Che si traduce in una minor Irpef di 64 euro all’anno.

Risorse permettendo, ci si potrà spingere con la riduzione dell’aliquota fino a 60mila euro, cioè in un territorio che oggi è tassato al 43% e che dal 2026 avrebbe il 33 per cento. Qui ci sono 940mila persone e il peso del taglio per l’Erario sarebbe di circa 750 milioni. Questi contribuenti avrebbero un vantaggio più robusto: da un minimo di 440 euro (per chi denuncia 50mila euro) fino a 1.440 euro (per chi ne ha 60mila).

Redditi oltre 60mila euro

C’è poi da capire se il taglio dell’imposta sarà sterilizzato per i 2,1 milioni di contribuenti che dichiarano più di 60mila euro di reddito e che nel 2024 hanno pagato il 38% di tutta l’Irpef italiana. Ridurre l’imposta anche a loro costerebbe 3 miliardi. Il viceministro Leo a Speciale Telefisco, il 18 settembre, ha indicato 13,6 milioni di potenziali beneficiari – includendo così gli over 60mila euro nella platea – ma ha anche sottolineato la necessità delle coperture. Al momento sembra difficile escludere una qualche forma di neutralizzazione dello sconto fiscale, anche perché si rischierebbe di non lasciare più niente per gli altri capitoli di spesa, a partire dal sostegno alle imprese. Sarà una scelta politica.

D’altra parte sui redditi più alti – da 75mila euro in su – è già scattato dal 1° gennaio il limite massimo alle spese detraibili, che si aggiunge alla riduzione progressiva dei bonus del 19% per chi dichiara oltre 120mila euro (dal 2020). Insomma: a manager, dirigenti e professionisti in regime ordinario sono già stati chiesti diversi sacrifici.

Agevolazioni legate ai figli

Il limite massimo di spesa detraibile oggi è modulato in base al numero di figli a carico: ad esempio, un dipendente con un reddito di 80mila euro senza figli può portare in detrazione oneri fino a 7mila euro; se ha due figli, 11.900 euro. Si potrebbe intervenire per rendere il criterio di calcolo più favorevole. Ma resta da affrontare il nodo delle agevolazioni per chi ha redditi sotto i 75mila euro. Il taglio dell’Irpef – come detto – agisce su base individuale, per cui un single con un reddito di 55mila euro risparmierebbe 940 euro, mentre una coppia di genitori, entrambi con un reddito di 27.500 euro, non avrebbe alcun vantaggio dal taglio prospettato per il 2026.

Inoltre, molte agevolazioni legate ai figli hanno limiti di spesa fermi da anni o da decenni che potrebbero essere adeguati. Di minor impatto sarebbe invece un intervento sulla detrazione per i figli a carico, ormai limitata ai maggiorenni dopo l’introduzione dell’assegno unico.

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