Verso la Manovra

I piani del Governo: tagli Irpef per 13,6 milioni di persone e Ires premiale più semplice

Il viceministro Leo: «Prioritario ridurre le tasse del ceto medio, fino a 60mila euro se ci sono le risorse». Imposta per le società verso il calcolo con più peso al reddito rispetto all’utile

di Gianni Trovati e Giovanni Parente

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4' di lettura

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Il cantiere fiscale della manovra entra nel vivo. Le riunioni tecniche si susseguono al ministero dell’Economia, e qualche carta comincia a finire sul tavolo: nell’attesa che assuma una forma compiuta il quadro degli spazi finanziari a disposizione.

La riduzione dell’Irpef

A dare luce in modo esplicito alle ambizioni dell’Esecutivo è stato il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, durante lo Speciale Telefisco 2025 di ieri. Nel suo intervento Leo ha rilanciato esplicitamente l’ambizione di allargare il raggio d’azione dei nuovi sconti Irpef con una mossa duplice: la riduzione di due punti dal 35% al 33% della seconda aliquota e l’allargamento fino a 60mila euro di reddito lordo annuo dello scaglione che oggi si ferma a quota 50mila euro. Con un “uno-due” che nei calcoli del viceministro potrebbe portare benefici a 13,6 milioni di contribuenti. Per le imprese, invece, il piano che il Governo sta delineando punta sull’Ires premiale, non solo con la trasformazione in chiave strutturale dell’incentivo, al momento sperimentato solo per quest’anno, ma anche con una sua rivisitazione per semplificarne i connotati e allinearne il calcolo sul reddito.

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Le certezze sono ancora lontane e, come di prammatica, Leo ha insistito anche ieri, «a costo di sembrare monotono», sull’esigenza di «trovare prima le risorse», specificando che la sfida è «molto complessa». Su questo terreno la data da cerchiare in rosso è quella di lunedì 22 settembre, quando l’Istat pubblicherà la nuova edizione dei conti economici annuali: tra le variabili in gioco, ancora una volta, c’è il solito Superbonus, perché dalle nuove cifre dell’istituto di statistica si capirà l’utilizzo dei crediti d’imposta nel 2024 e le sue conseguenze sul debito di quell’anno e dei successivi.

Il dibattito politico

In ogni caso, le parole di Leo animano la discussione politica e non solo. Dal presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri arriva un apprezzamento che suona allo stesso tempo come una rivendicazione: «Bene l’apertura di Leo sulla proposta di Forza Italia sul taglio Irpef», dice. E la sottosegretaria all’Economia Sandra Savino, anche lei da Fi, ha aggiunto: «L’abbassamento delle tasse è da sempre una priorità di Forza Italia e oggi è al centro del lavoro del Governo». Alleggerimento fiscale sul ceto medio e messa a regime dell’Ires premiale sono prioritari anche per i commercialisti, come ha sottolineato il presidente Elbano de Nuccio.

Gli effetti sui contribuenti

Gli effetti reali della manovra sulle tasche dei contribuenti Irpef deriveranno da due fattori. Il primo è rappresentato appunto dalla possibilità effettiva di portare la nuova aliquota del 33% fino a 60mila euro di reddito, senza fermarsi invece a quota 50mila come prevede l’ipotesi più leggera. La strada numero uno richiederebbe circa 5 miliardi all’anno secondo i calcoli più aggiornati, mentre per l’opzione B basterebbero poco meno di 3 miliardi. Sui conti finali potrebbe però incidere, e questo è il secondo fattore, anche un eventuale nuovo intervento sulle detrazioni, sulla falsariga di quanto accaduto nel 2024 per i redditi oltre i 50mila euro (taglio forfettario di 240 euro per sterilizzare l’effetto della riduzione a tre aliquote), oppure con una rimodulazione del tetto alle spese detraibili introdotto dalla manovra 2025 oltre i 75mila euro di reddito e in base al numero dei componenti della famiglia.

Al netto di tutto questo, un’aliquota al 33% fino a 60mila euro dividerebbe in due la platea dei contribuenti. Per gli oltre 9 milioni di contribuenti che oggi dichiarano tra i 28 e i 50mila euro il taglio Irpef oscillebbere tra i 40 e i 440 euro all’anno. Molto più forte sarebbe l’impatto per i 940mila italiani che hanno un reddito compreso tra 50 e 60mila euro e che si vedrebbero ridurre l’aliquota di 10 punti rispetto all’attuale 43 per cento. In questo caso il taglio arriverebbe a valere fino a 1.640 euro all’anno, ossia poco meno di 137 euro al mese. E lo stesso effetto si replicherebbe per i 2,1 milioni di titolari di dichiarazioni con reddito superiore a 60mila euro annuo: proprio per questo è possibile, come accennato, che si decida di introdurre un meccanismo compensativo, anche per evitare di dedicare risorse agli sconti per i redditi più alti.

L’intenzione dichiarata del Governo è infatti quella di concentrarsi sul «ceto medio»; e la sua più importante ricaduta pratica sarebbe quella di restituire, almeno in parte, una quota del fiscal drag gonfiato dall’inflazione di questi anni (oltre 23 miliardi di maggior gettito secondo le stime fondate sui calcoli dell’Upb) , in particolare a quella fetta di contribuenti che, dichiarando più di 40mila euro all’anno, non hanno potuto godere del taglio al cuneo contributivo trasformato in chiave fiscale dall’ultima manovra; e che, da 50mila euro in su, godono il discutibile privilegio di condividere la stessa aliquota marginale con i milionari.

Ires premiale per le imprese

L’altro pilastro del piano taglia tasse del Governo riguarda le imprese. Nel menù, ma sempre compatibilmente con le risorse, c’è il tentativo di stabilizzare e rendere meno agevole il calcolo dell’Ires premiale, l’abbattimento di aliquota dal 24% al 20% per le imprese che effettuano investimenti e assumono. Per ora la misura è limitata al 2025.

Come spiegato da Leo «la riduzione dell’aliquota è legata a un aspetto che attiene al reddito, mentre l’investimento deve comportare l’accantonamento dell’utile, e poi 30% di questo utile accantonato deve essere destinato all’investimento. Quindi assistiamo a una asimmetria tra quella che è la disciplina di riduzione della tassazione e quella che è la tipologia dell’investimento, una cosa è il reddito e una cosa è l’utile». Quindi, ha aggiunto il viceministro, «l’obiettivo è appunto quello di allineare questi due componenti, quindi reddito su reddito e non reddito su utile» sulla scia di quanto prevede la delega fiscale. I margini di intervento ci sono per apportare miglioramenti come pure «verificare un pochino alcuni alcune precondizioni che attengono per esempio ai dipendenti, alla cassa integrazione».

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