Sulla sanità c’è la conferma a tenere la spesa sopra l’1,5% del Pil previsto in media per i prossimi 7 anni. Sulle riforme invece l’esecutivo si concentrerà su quattro aree.
La prima è la giustizia, puntando su efficientamento e digitalizzazione, accorciamento tempi processo civile. La seconda è la Pubblica amministrazione, dove si cerca l’efficientamento della spesa. La terza è l’ambiente imprenditoriale, per aumentare la concorrenza e promuovere la transizione green. E la quarta è la fiscalità, puntando su compliance e recupero della base imponibile.
Caccia alle risorse
Per investimenti su altro non c’è grosso spazio perché, sottolineano fonti di Governo, «purtroppo l’approccio della Commissione europea non è di tipo espansivo e non sono state accolte le richieste italiane di considerare diversamente le spese per gli investimenti».
La caccia alle risorse, che tiene conto dell’impegno del governo a non alimentare il debito pubblico, passa anche per la spending review e per una forma di contributo delle imprese che più hanno tratto profitto in questi anni di prezzi alle stelle. Giorgetti ha auspicato il contributo da parte di chi ha maggiormente beneficiato delle condizioni particolarmente favorevoli, escludendo però che si debba pensare alle cosiddette tasse sugli extraprofitti.
L’accoglienza dei sindacati
Il tema c’è, tanto che l’Abi ha aperto all’idea di fornire «maggiore liquidità al bilancio dello Stato». Ma per il segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri, sarebbe una forma di «carità» che va persino restituita in quanto prestito, invece è giusto che chi ha fatto molti profitti paghi «per redistribuire a chi in questo Paese sta soffrendo molto».