Banga (Banca Mondiale): «Creare lavoro per i giovani è la soluzione migliore contro la povertà»
di Gianluca Di Donfrancesco
7' di lettura
7' di lettura
Cambiano le detrazioni, vincolate a reddito e numero di figli. Bonus ristrutturazioni al 50% prorogato solo per la prima casa. Arriva la carta nuovi nati da mille euro. E ancora stangata sui proventi da bitcoin e addio alle soglie di ricavi per la Web tax.
Per la manovra la prossima sarà una settimana cruciale, con l’approdo del testo previsto martedì alla Camera (ma è probabile che già lunedì comincino a circolare le prime bozze). Un approdo preceduto dalla conferenza stampa della premier, in agenda il giorno prima lunedì 21 ottobre, per illustrare nel dettaglio le misure.
Vediamole, sulla base degli elementi in parte comunicati o sinora ricostruibili, in mancanza del testo ufficiale. Senza dimenticare il contributo del settore bancario e finanziario a sostegno dei conti pubblici ancora da definire nel dettaglio sul fronte delle cifre definitive relative ai fondi che verranno anticipati. In Parlamento intanto si discute già delle possibili modifiche anche se, con ogni probabilità, si dovrà trattare di emendamenti a costo zero visto che, al momento, non sembrano essere disponibili ulteriori risorse.
Le due colonne portanti della legge di Bilancio sono la trasformazione in senso strutturale del taglio al cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti e dell’Irpef a tre aliquote che avvantaggia tutti i redditi medio-bassi. La voce intitolata alla riforma Irpef e agli altri interventi di «riduzione del carico fiscale sul lavoro» cumula da sola circa 17,4 miliardi, il 60% abbondante della manovra. Sul primo strumento, la nuova versione manterrà inalterati i vantaggi attuali per i redditi fino a 35mila euro, ottenendoli però con un nuovo mix fra tagli contributivi e aumenti alle detrazioni sul lavoro dipendente (dai 20mila euro di reddito in su) e aggiungerà un decalage per chi guadagna fra 35mila e 40mila euro.
Per l’Irpef a tre aliquote l’intervento è in due tempi: per ora è certa la replica dell’assetto attuale, ma la seconda aliquota (per i redditi fra 28mila e 50mila euro) potrebbe scendere dal 35 al 33%. A due condizioni: che il concordato preventivo dia davvero il gettito sperato dal Governo (si saprà dopo il 31 ottobre), e che nel derby sull’utilizzo di quei fondi l’aliquota alleggerita vinca contro l’estensione della Flat Tax degli autonomi, cara alla Lega ma azzoppata anche da problemi di compatibilità comunitaria.