Legge di Bilancio

Manovra 2025, si apre la settimana decisiva: tutte le novità in 10 punti

Dalle detrazioni al bonus ristrutturazioni, dalle pensioni al sostegno alla famiglia. Per la manovra si apre lunedì una settimana cruciale

di Redazione Roma

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il viceministro Maurizio Leo a Palazzo Chigi durante la conferenza stampa sul ddl Bilancio approvato dal Consiglio dei ministri

7' di lettura

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Cambiano le detrazioni, vincolate a reddito e numero di figli. Bonus ristrutturazioni al 50% prorogato solo per la prima casa. Arriva la carta nuovi nati da mille euro. E ancora stangata sui proventi da bitcoin e addio alle soglie di ricavi per la Web tax.

Per la manovra la prossima sarà una settimana cruciale, con l’approdo del testo previsto martedì alla Camera (ma è probabile che già lunedì comincino a circolare le prime bozze). Un approdo preceduto dalla conferenza stampa della premier, in agenda il giorno prima lunedì 21 ottobre, per illustrare nel dettaglio le misure.

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Vediamole, sulla base degli elementi in parte comunicati o sinora ricostruibili, in mancanza del testo ufficiale. Senza dimenticare il contributo del settore bancario e finanziario a sostegno dei conti pubblici ancora da definire nel dettaglio sul fronte delle cifre definitive relative ai fondi che verranno anticipati. In Parlamento intanto si discute già delle possibili modifiche anche se, con ogni probabilità, si dovrà trattare di emendamenti a costo zero visto che, al momento, non sembrano essere disponibili ulteriori risorse.

Taglio cuneo fiscale

Le due colonne portanti della legge di Bilancio sono la trasformazione in senso strutturale del taglio al cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti e dell’Irpef a tre aliquote che avvantaggia tutti i redditi medio-bassi. La voce intitolata alla riforma Irpef e agli altri interventi di «riduzione del carico fiscale sul lavoro» cumula da sola circa 17,4 miliardi, il 60% abbondante della manovra. Sul primo strumento, la nuova versione manterrà inalterati i vantaggi attuali per i redditi fino a 35mila euro, ottenendoli però con un nuovo mix fra tagli contributivi e aumenti alle detrazioni sul lavoro dipendente (dai 20mila euro di reddito in su) e aggiungerà un decalage per chi guadagna fra 35mila e 40mila euro.

Irpef a tre aliquote

Per l’Irpef a tre aliquote l’intervento è in due tempi: per ora è certa la replica dell’assetto attuale, ma la seconda aliquota (per i redditi fra 28mila e 50mila euro) potrebbe scendere dal 35 al 33%. A due condizioni: che il concordato preventivo dia davvero il gettito sperato dal Governo (si saprà dopo il 31 ottobre), e che nel derby sull’utilizzo di quei fondi l’aliquota alleggerita vinca contro l’estensione della Flat Tax degli autonomi, cara alla Lega ma azzoppata anche da problemi di compatibilità comunitaria.

Riordino delle tax expenditures

Il riordino delle tax expenditures fa rotta sulle detrazioni. Con una doppia direttrice da seguire: il tetto sarà mobile in base ai redditi e ai componenti del nucleo. Per questo i tecnici stanno mettendo a punto un quoziente familiare seguendo la traccia di quello che era stato già adottato nel novembre 2022 per recintare l’ambito di applicazione del superbonus.

Nel taglio degli oneri rientreranno anche le spese mediche e gli interessi passivi sui mutui prima casa, ma senza retroattività: la stretta riguarderà solo i nuovi finanziamenti erogati dal 2025. Dietro il meccanismo c’è l’intenzione di premiare le famiglie più numerose e con redditi più bassi, quindi i nuclei con maggior numero di figli a carico e minori redditi dichiarati al Fisco potranno contare su un plafond più alto di oneri detraibili per abbattere le imposte dovute o per ottenere rimborsi nel 730.

La stretta sui bonus risparmia le deduzioni. Contributi previdenziali e assistenziali, contributi per colf e badanti, assegni al coniuge, previdenza complementare evitano le tagliola delle soglie legate al reddito (8% fino a 50mila euro, 6% da 50mila a 100mila euro, 4% oltre i 100mila euro) e alla composizione del nucleo familiare e potranno continuare a essere dedotte (quindi a ridurre l’imponibile che viene tassato) secondo i limiti attuali.

Il nuovo meccanismo di detrazioni con tetto di spesa modulato in relazione al numero di figli previsto in manovra, tuttavia, è in via di limatura al Mef e non sarebbe ancora completamente definito. Il tetto, che crescerà in base al numero dei figli e sarà modulato su tre fasce di reddito (fino a 50mila euro, tra 50 e 100mila, e oltre 100mila euro), non dovrebbe tradursi in una percentuale secca: comunque le soglie allo studio potrebbero essere superiori agli importi equivalenti alle percentuali delle indiscrezioni circolate finora (8%, 6% e 4%). L’obiettivo è fare in modo che si ottenga un effetto combinato dal nuovo sistema di detrazioni e da quello delle aliquote Irpef.

Nuovo bonus bebè e misure per la famiglia

La manovra conferma e potenzia le misure sui congedi parentali. Viene introdotta anche una «Carta per i nuovi nati» che riconosce mille euro ai genitori entro la soglia Isee di 40mila euro per far fronte alle numerose prime spese per ogni nuovo nato. La manovra rafforza anche il bonus destinato a supportare la frequenza di asili nido, anche prevedendo l’esclusione delle somme relative all’assegno unico universale dal computo dell’Isee. Tra le misure di carattere sociale, la card “Dedicata a te” è rifinanziata per il 2025 nella misura di 500 milioni. Nel compiuto delle detrazioni si terrà conto del numero dei familiari a carico. Più numerosi i componenti della famiglia, maggiori sono gli spazi per le detrazioni fiscali.

Assunzioni nella sanità concentrate sul 2026

La Sanità prova a rivedere le sue priorità o quantomeno a far slittare al 2026 le misure più importanti, quando ci sarà il grosso delle risorse fresche messe a disposizione dalla manovra (oltre 3 miliardi).

Tra tutte l’atteso piano per le assunzioni di circa 30mila tra medici e infermieri che ora rischia di essere ridimensionato: il prossimo anno ci saranno infatti circa 1,2 miliardi a disposizione per le misure sul personale sanitario (sono le risorse aggiunte per il 2025 dalla manovra) e da qui si dovranno trovare i fondi per finanziare sia la prima tranche del piano che a questo punto non supererà le 5-6mila assunzioni, ma anche la detassazione di una parte della busta paga dei sanitari e gli incentivi ai giovani medici per scegliere quelle specializzazioni che oggi vedono tanti posti andare deserti.

Fringe benefit

In manovra spuntano primi assaggi del “piano casa” oggetto di confronto tra Confindustria e governo. Lo strumento individuato sono i fringe benefit, con importi maggiorati - si sta ragionando fino a 3-4mila euro - per i nuovi assunti che accettano di trasferire la residenza di oltre 100 chilometri. Era stato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ad avanzare al governo la proposta per rispondere alle molte aziende che, non riuscendo a reperire manodopera in loco, devono ampliare la ricerca in altre zone, scontrandosi con la difficoltà dei lavoratori ad affrontare la spesa per l’affitto della casa. Per il resto viene confermata anche per il 2025 la soglia di esenzione fiscale dei fringe benefit che era stata portata nel 2024 per tutti i lavoratori dipendenti a mille euro, anziché 258,23 euro. Il tetto massimo è fissato a 2mila euro per i lavoratori dipendenti con figli fiscalmente a carico.

Per le pensioni rimane Quota 103

La versione di partenza del pacchetto pensioni della manovra, in attesa del testo finale, prevede la conferma di Quota 103 in versione contributiva, di Ape sociale e di Opzione donna “selettiva”.

Viene poi rafforzato, con una forma di detassazione, il cosiddetto bonus Maroni per favorire la permanenza al lavoro dei lavoratori che hanno raggiunto i requisiti per il pensionamento. Questi incentivi riguarderanno anche il pubblico impiego dove, d’intesa con le amministrazioni di appartenenza i dipendenti pubblici potranno restare al lavoro, su base volontaria, uno o due anni oltre il limite pensionabile. Previsto anche un mini-piano per rafforzare la previdenza integrativa, partendo da una nuova fase di «silenzio assenso» per destinare il Tfr ai fondi pensione. Possibili interventi anche sulla deducibilità e sul “mix” previdenza obbligatoria e complementare. Non scatteranno nuovi tagli alle rivalutazioni degli assegni. Ci sarà invece un mini-ritocco delle «minime».

Bonus ristrutturazioni, si cambia per le seconde case

Il bonus ristrutturazioni cambia. Dal prossimo anno sarà confermato al livello attuale, il 50%, soltanto sulle abitazioni principali, con tetto di spesa a 96mila euro. Per lo sconto fiscale base per i lavori in casa è un cambiamento epocale, perché scendono dal 2025 le agevolazioni fiscali per tutte le seconde case, finora equiparate alle prime.

Per questi immobili le detrazioni saranno al 36%, con tetto di spesa a 48mila euro. La proroga piena sarebbe costata quasi un miliardo all’anno, con questa soluzione sarà possibile risparmiare circa un terzo delle risorse: il costo sarà intorno ai 600 milioni di euro. Molti degli interventi più frequenti oggi ricadono nel raggio d’azione di questo bonus: solo per citarne qualcuno, il rifacimento di bagni, la realizzazione di un nuovo impianto elettrico, la demolizione e la costruzione di pareti interne. Dal 2025 saranno agevolati in modo diverso a seconda del tipo di immobile.

Obbligo del pos per taxi e spese di rappresentanza

Ricevute del taxi. Spese di trasferta. Altri costi di rappresentanza. La regola del Pos o del bonifico si estenderà anche a tutte le altre spese che potranno essere sfruttate in deduzione anche da imprese e professionisti. Un passaggio quasi obbligato per continuare sulla strada del contrasto di interessi su cui molte delle agevolazioni fiscali sono state introdotte o mantenute negli ultimi anni. Ma non è l’unica mossa antisommerso che la prossima manovra si prepara a varare.

Perché nel menù degli interventi che dovranno portare a una crescita della tax compliance ci sono anche il collegamento del Pos al registratore di cassa per arrivare a un allineamento effettivo tra quanto incassato e il dato trasmesso all’amministrazione finanziaria. A questo si aggiungono altri due “colpi” a favore della tracciabilità: la bolla che accompagna le merci in dogana diventerà solo elettronica e la piena interoperabilità delle banche dati tra agenzia delle Entrate e agenzia delle Dogane.

Web Tax, con l’addio alle soglie imposta anche sulle Pmi digitali

La Digital Service Tax con targa italiana amplia il proprio raggio d’azione. La legge di Bilancio approvata in Consiglio dei ministri prevede l’applicazione dell’imposta del 3% senza più alcun limite di ricavo, quindi a tutte le imprese che usano la rete per la pubblicità digitale su siti e social network e l’accesso alle piattaforme digitali.

La tassazione si occuperà anche dei corrispettivi percepiti dai gestori di queste piattaforme e della trasmissione di dati ricavati dagli utenti. Ad annunciare l’abolizione delle due soglie di ricavi che fino a oggi hanno limitato il prelievo escludendo le imprese più piccole è stato il viceministro all’Economia Maurizio Leo. Tra le novità in arrivo, il viceministro ha infatti indicato l’eliminazione degli attuali «tetti di ricavi da 750 milioni di euro realizzati nel mondo e la parte prodotta in Italia relativa a 5,5 milioni», cancellando quindi entrambe le soglie.

Bitcoin, stangata sulle plusvalenze

Anche la manovra per il 2025 allarga il raggio d’azione e guarda al fisco digitale. Nel mirino finiscono ancora le criptovalute e la web tax. Per i bitcoin si tratta di una stangata, almeno stando alle dichiarazioni del viceministro, il quale ha sottolineato che nel pacchetto fiscale degli interventi c’è «un tema importante, che riguarda le plusvalenze da bitcoin» per cui «prevediamo un aumento della ritenuta dal 26% al 42%».

In questo modo il governo sembra intenzionato ad alzare un muro di sbarramento al dilagare del nuovo conio digitale ricorrendo alla leva fiscale per disincentivare il ricorso al bitcoin al fine di realizzare una plusvalenza. Dal 1° gennaio 2025, con l’entrata in vigore della manovra, il prelievo sull’utile realizzato sarà infatti maggiorato di 16 punti percentuali rispetto alla tassazione oggi applicata alle rendite finanziarie.

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