Assunzioni nella sanità concentrate sul 2026
La Sanità prova a rivedere le sue priorità o quantomeno a far slittare al 2026 le misure più importanti, quando ci sarà il grosso delle risorse fresche messe a disposizione dalla manovra (oltre 3 miliardi).
Tra tutte l’atteso piano per le assunzioni di circa 30mila tra medici e infermieri che ora rischia di essere ridimensionato: il prossimo anno ci saranno infatti circa 1,2 miliardi a disposizione per le misure sul personale sanitario (sono le risorse aggiunte per il 2025 dalla manovra) e da qui si dovranno trovare i fondi per finanziare sia la prima tranche del piano che a questo punto non supererà le 5-6mila assunzioni, ma anche la detassazione di una parte della busta paga dei sanitari e gli incentivi ai giovani medici per scegliere quelle specializzazioni che oggi vedono tanti posti andare deserti.
Fringe benefit
In manovra spuntano primi assaggi del “piano casa” oggetto di confronto tra Confindustria e governo. Lo strumento individuato sono i fringe benefit, con importi maggiorati - si sta ragionando fino a 3-4mila euro - per i nuovi assunti che accettano di trasferire la residenza di oltre 100 chilometri. Era stato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ad avanzare al governo la proposta per rispondere alle molte aziende che, non riuscendo a reperire manodopera in loco, devono ampliare la ricerca in altre zone, scontrandosi con la difficoltà dei lavoratori ad affrontare la spesa per l’affitto della casa. Per il resto viene confermata anche per il 2025 la soglia di esenzione fiscale dei fringe benefit che era stata portata nel 2024 per tutti i lavoratori dipendenti a mille euro, anziché 258,23 euro. Il tetto massimo è fissato a 2mila euro per i lavoratori dipendenti con figli fiscalmente a carico.
Per le pensioni rimane Quota 103
La versione di partenza del pacchetto pensioni della manovra, in attesa del testo finale, prevede la conferma di Quota 103 in versione contributiva, di Ape sociale e di Opzione donna “selettiva”.
Viene poi rafforzato, con una forma di detassazione, il cosiddetto bonus Maroni per favorire la permanenza al lavoro dei lavoratori che hanno raggiunto i requisiti per il pensionamento. Questi incentivi riguarderanno anche il pubblico impiego dove, d’intesa con le amministrazioni di appartenenza i dipendenti pubblici potranno restare al lavoro, su base volontaria, uno o due anni oltre il limite pensionabile. Previsto anche un mini-piano per rafforzare la previdenza integrativa, partendo da una nuova fase di «silenzio assenso» per destinare il Tfr ai fondi pensione. Possibili interventi anche sulla deducibilità e sul “mix” previdenza obbligatoria e complementare. Non scatteranno nuovi tagli alle rivalutazioni degli assegni. Ci sarà invece un mini-ritocco delle «minime».