Mal di budget, nuove denunce di pressioni commerciali sulle reti di vendita
Bper, Findomestic e l’area Abruzzo di Intesa Sanpaolo, gli istituti finiti sotto la lente. La presa di posizione dei sindacati bancari
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«Nulla è cambiato. Anzi, la situazione in alcuni casi si è aggravata». È il commento lapidario di Lando Sileoni, segretario nazionale del sindacato bancario Fabi, nella recente audizione davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario a proposito delle pressioni commerciali. Pratica che continua, come dimostrano i frequenti comunicati dei sindacati.
Il caso Bper
«Peggioramento del clima lavorativo»: è quanto viene segnalato nel comunicato sindacale congiunto di fine settembre in occasione dell’incontro con l’azienda dei rappresentati della commissione politiche commerciali. Il tema è sempre quello: eccessive pressioni. «Nel solo periodo marzo-settembre sono state registrate 196 segnalazioni – viene sottolineato nel documento –. Si tratta di un numero, come ammesso dalla stessa azienda, superiore rispetto al dato delle segnalazioni pervenute ad altre banche, ma che per noi rappresenta soltanto la punta dell’iceberg». Le segnalazioni (Bper aveva 19.144 dipendenti a fine settembre, senza la Popolare Sondrio) alla commissione sono fondamentali, spiegano i sindacati, «per far emergere il disagio».
Sul tavolo del confronto, tra le altre, le pressioni per la vendita di polizze: «L’azienda ha tenuto a precisare l’attenzione al rispetto di tutte le norme in materia di vendita di prodotti assicurativi contestuali alla concessione di crediti, e la massima trasparenza in materia dimostrata dalla pubblicazione delle linee guida sul sito internet della banca – si legge nel comunicato –. Abbiamo ribattuto che la realtà è ben diversa, che molto spesso vengono fatte pressioni illegittime che mirano a spingere i colleghi ad agire in modo non conforme alle normative, e che queste situazioni si verificano regolarmente in tutta Italia».
I rappresentanti dei lavoratori inoltre stigmatizzano gli «obiettivi di budget che crescono ogni anno in maniera esponenziale, rispondendo più al desiderio di crescita indefinita degli utili che alle realtà dei vari territori, contribuendo in modo determinante ad aggravare la quantità ed il livello di pressioni commerciali».
Conseguenza di tutto ciò? «Riteniamo che lo stress lavoro-correlato debba essere considerato a tutti gli effetti un fattore di rischio per l’insorgere di malattie professionali».









