Locke e la fiducia come fondamento del potere politico
Con il pensiero del filosofo inglese si arriva alla definizione di un potere politico che non può essere immaginato come illimitato; una delega in bianco irrevocabile
di Vittorio Pelligra
6' di lettura
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«Senza fiducia non potremmo neanche alzarsi dal letto la mattina. Verremmo assaliti da una paura indeterminata e da un panico paralizzante». Con questa vivida immagine il sociologo Niklas Luhmann (Fiducia, Il Mulino, 2002, p.5) descrive la centralità che la fiducia interpersonale gioca nella società contemporanea. La filosofa Annette Baier, anche lei interessata al ruolo sociale della fiducia, utilizza un'altra immagine per indicare non solo quanto essa sia preziosa ma quanto possa essere fragile.
«Abitiamo in un clima di fiducia come abitiamo un'atmosfera - scrive in un saggio del 1986 la Baier - e ci rendiamo conto della fiducia così come ci rendiamo conto dell'aria che respiriamo, quando è essa scarsa inquinata».
Il filosofo politico John Rawls arriva a sostenere che la capacità di fidarci reciprocamente l'un l'altro è una delle precondizioni per lo sviluppo di quel sentimento naturale che, a sua volta, costituisce la base dell'idea stessa di giustizia politica. È questa fiducia reciproca tra i membri di una società giusta e la loro fiducia nelle strutture e nelle istituzioni politiche di quella stessa società che tengono unite le nostre comunità (“The Sense of Justice” Philosophical Review, 72 (1963), pp. 281-305).
La fiducia nella dimensione istituzionale
L'idea che alla base della stabilità del potere politico ci siano relazioni di natura fiduciarie, naturalmente, non è nuova, ma certamente più recente di quanto ci si aspetti. Diventa centrale nel discorso politico con l'opera di John Locke, sul finire del XVII secolo.
Questo, naturalmente, non significa che i legami fiduciari non fossero presenti ed importanti nelle società antiche o feudali, anzi, proprio l'assenza di istituzioni centralizzate e dotate di potere di controllo, e la dimensione principalmente locale degli scambi rendeva la coltivazione della reputazione da parte dei mercanti, per esempio, un elemento necessario per l'esistenza stessa del sistema economico.









