Finanziamenti

Liquidità dall’immobile: per gli over 60 meno opzioni

A più di dieci anni dal lancio stentano a decollare le formule dedicate per l’accesso al credito della popolazione anziana

di Marco Barlassina

Tendenze. La maggiore longevità impone la ricerca di soluzioni dedicate a fronteggiare le spese legate all’avanzare dell’età. (Adobe Stock)

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Longevity e silver economy sono diventate due buzzword persino abusate in epoca di inversione della piramide demografica e di allungamento dell’età media. Se infatti sono numerosi i prodotti d’investimento pensati nell’ottica dell’invecchiamento della popolazione, esiste un sostanziale vuoto di offerta per le soluzioni dedicate a fronteggiare le spese legate all’avanzare dell’età o alla necessità di mantenere il tenore di vita o, ancora, a quella di sostenere economicamente i figli.

Un rapporto dell’Istat pubblicato a febbraio ha segnalato che l’83,6% delle famiglie composte da soli anziani vive in case di proprietà. Non è un caso che l’accesso al credito per gli over 60 passi spesso attraverso soluzioni che permettono di valorizzare il patrimonio immobiliare. Seppure con possibilità di “monetizzazione” tuttora circoscritte.

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I prestiti vitalizi ipotecari

La legge 44 del 2 aprile 2015, che ha disciplinato un finanziamento rivolto ai proprietari di immobili con almeno 60 anni, il prestito vitalizio ipotecario (Pvi), prometteva di ribaltare la situazione, ma si è rivelato inefficace. A distanza di poco più di dieci anni un solo istituto di credito offre ancora tale possibilità. E anche le erogazioni sono scese a poche decine di milioni di euro, «a fronte - spiega Claudio Pacella, amministratore delegato di 65Plus - di un’enorme esigenza di credito, come dimostrato dal successo di tale strumento nel resto d’Europa e dalla crescita delle operazioni di vendita della nuda proprietà».

Il Pvi prevede la possibilità di ottenere una somma da una banca dando la casa in garanzia. È un finanziamento a tasso fisso, garantito da ipoteca su immobile, la cui durata coincide in generale con la longevità del cliente. Il contraente non paga nessuna rata mensile, ma al momento della sua morte gli eredi dovranno restituire il capitale maggiorato degli interessi o alternativamente decidere di vendere l’immobile. In tale caso, se il ricavato sarà superiore al debito, gli eredi incasseranno la differenza.

Intesa Sanpaolo è l’unica banca che offre attualmente tale strumento (erano tre le banche attive in questo segmento solo pochi anni fa) in una logica di completezza dell’offerta e come soluzione aggiuntiva a supporto della finanza familiare. Si tratta – spiegano dall’istituto - di un’innovazione che supera la cessione degli immobili in nuda proprietà, a tutela degli equilibri familiari e della serenità, anche economica, degli anziani con una scelta consapevole da parte degli eredi. La stessa banca chiarisce che il prestito ipotecario vitalizio risulta ancora un finanziamento di nicchia. Gli over 60 si indirizzano quindi verso prodotti non espressamente pensati per loro: la vendita della nuda proprietà e i mutui di liquidità.

La vendita della nuda proprietà

Il più recente rapporto sul settore residenziale curato dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’agenzia delle Entrate ha segnalato per il 2024 complessivamente poco meno di 28mila compravendite del diritto di nuda proprietà. Lo strumento prevede la possibilità di vendere la casa mantenendone l’usufrutto e, quindi, il pieno godimento per il resto della propria vita. Chi vende ha immediata liquidità economica, mentre chi compra fa un investimento vantaggioso per il futuro. Alla cessazione dell’usufrutto (solitamente con il decesso dell’usufruttuario), il nudo proprietario acquisisce la piena titolarità del bene. Ecco perché più l’età del venditore sale, più cresce il valore della nuda proprietà, dato che, in base all’aspettativa di vita media, al venditore resteranno meno anni da vivere nella propria casa.

Nel confronto tra Piv e nuda proprietà, esistono diversi fattori da considerare. Da Intesa Sanpaolo sottolineano che si tratta di strumenti con caratteristiche diverse, modulabili in base alle esigenze personali, economiche e familiari del proprietario e che la differenza principale tra l’utilizzo del prestito ipotecario vitalizio e la vendita della nuda proprietà consiste nel primo caso nella volontà da parte del proprietario di mantenere la piena proprietà del bene per sé e per i suoi eredi (che poi dovranno rimborsare alla banca il prestito) o, come per la nuda proprietà, di vendere la propria casa mantenendo l’utilizzo della stessa.

Il mutuo di liquidità

Seppur non riservato agli over 60, il mutuo di liquidità si è ritagliato uno spazio nel rispondere ai bisogni degli anziani. Secondo i dati Assofin aggiornati al terzo trimestre 2025, il mercato del mutuo di liquidità ha raggiunto 298,7 milioni di euro. Si tratta di un finanziamento garantito da un immobile di proprietà, con il quale ottenere liquidità da destinare alle finalità più disparate.

I principali istituti di credito, contattati da Il Sole 24 Ore, offrono questo strumento senza prevedere in genere un’età massima per l’inizio del mutuo. È invece tipicamente prevista un’età massima al termine del piano di ammortamento, che, a seconda dell’istituto, varia tra i 76 e gli 80 anni (è il caso, quest’ultimo, di Banco BPM e Intesa Sanpaolo). Gli importi erogabili sono spesso nell’intorno del 50% del valore dell’immobile concesso a garanzia.

Nel caso di Ing, che in tale mercato dichiara una market share del 34%, l’importo finanziabile va da un minimo di 50mila euro a un massimo di 500mila euro. In caso di liquidità e ristrutturazione la percentuale massima di finanziabilità è pari all’80% del valore dell’immobile ipotecato. Vengono di norma applicati tassi di gran lunga inferiori a quelli di un prestito personale, ma superiori a quelli di un mutuo classico.

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