Longevità: l'Italia può diventare il laboratorio globale dell'AgeTech
Entro il 2100 gli over 65 saranno il 24% della popolazione mondiale. L'ecosistema europeo vale già 23 miliardi di dollari, ma il gap di investimenti penalizza il sistema italiano
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Entro il 2100 gli over 65 rappresenteranno il 24% della popolazione mondiale. Non si tratta di una semplice evoluzione demografica, ma di una trasformazione strutturale che ridefinisce lavoro, welfare, sanità e modelli di consumo. La piramide dell'età si rovescia, la pressione sui sistemi pubblici aumenta e la questione non è più quanto vivremo, ma come. In questo scenario l'Italia, uno dei Paesi più longevi al mondo, può ambire a un ruolo inedito: diventare un laboratorio globale dell'economia della longevità.
L'ecosistema europeo della AgeTech - tutte quelle tecnologie, dispositivi e app che sono legate alla longevità - vale oggi 23,9 miliardi di dollari in termini di valutazione complessiva delle principali imprese, con 5,5 miliardi di capitali raccolti. Una dimensione ancora selettiva, ma in rapida espansione, trainata da cinque cluster tecnologici che stanno ridefinendo il mercato. Secondo la mappatura realizzata dalla Community Longevity+ di Teha Group, su 150 aziende europee, il 62% delle realtà leader fa leva su Ai& Data intelligence, infrastruttura abilitante per personalizzazione dei servizi, analisi predittiva e gestione integrata dei dati sanitari e finanziari.
Accanto all'intelligenza artificiale emergono Genomics & precision medicine, che rappresentano il 28% del campione e puntano a intervenire sui meccanismi biologici dell'invecchiamento; le MedTech e la Cognitive and assistive robotics, entrambe al 12%, che spaziano dalla diagnostica avanzata alla robotica di supporto; e infine Wearables & connected health, al 9%, con dispositivi per il monitoraggio continuo di parametri fisici e cognitivi.
La crescita scientifica conferma la traiettoria: le pubblicazioni sulla longevità sono aumentate di oltre otto volte dal 2000 al 2025, mentre quelle sulle tecnologie applicate sono cresciute di oltre cinquanta volte. La ricerca accelera, ma la geografia dei capitali racconta un'altra storia. Il Regno Unito concentra quasi la metà degli investimenti europei, con oltre 2 miliardi di dollari raccolti, mentre l'Italia si ferma a 68,2 milioni, fuori dalla top ten continentale. Un divario che non riflette la qualità della ricerca nazionale, ma la difficoltà di attrarre capitali pazienti e costruire un ecosistema integrato. Come sottolinea Corrado Panzeri, Partner & Head of Innovation and Technology Hub di Teha Group: «La longevità non è solo una sfida demografica, ma una nuova piattaforma industriale. L'Italia ha tutti gli elementi per giocare un ruolo guida, ma serve una strategia nazionale capace di trasformare eccellenza scientifica e bisogno sociale in sviluppo economico e attrazione di capitali». Secondo Panzeri, il ritardo negli investimenti non riflette una carenza di competenze, bensì l'assenza di un'infrastruttura sistemica in grado di connettere ricerca, impresa e finanza in modo stabile.
Eppure le condizioni strutturali non mancano. L'Italia dispone di un sistema sanitario universalistico, eccellenze scientifiche riconosciute e una cultura diffusa della prevenzione. Inoltre, la Silver Economy europea ha raggiunto i 5,7 trilioni di euro, contribuendo per il 32% al Pil dell'Unione europea e per il 38% all'occupazione. Intervenire sui processi di invecchiamento potrebbe generare un valore globale stimato in 38 trilioni di dollari per ogni anno aggiuntivo di vita in buona salute.









