Le mosse della Ue

Libro bianco Ue, più debito per investimenti in difesa. Missiroli (Ispi): «Opportunità per l’Italia»

Antonio Missiroli, Senior Advisor Ispi, non ha dubbi: per un Paese ad alto debito pubblico come l’Italia, il ricorso alla clausola di salvaguardia «è sicuramente una opportunità. Nel senso che l’Italia ha chiesto per molti anni di potere avere eccezioni rispetto alla rigidità delle regole per il Patto di stabilità. E questa è una esenzione e una deroga mirata»

di Andrea Carli

Più deficit per investire in difesa? Missiroli (Ispi): «Per l’Italia è un’opportunità»

3' di lettura

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A poche ore dalla riunione del Consiglio europeo a Bruxelles, l’Unione europea compie un nuovo passo verso il riarmo. Il tabù del del debito pubblico è sostanzialmente caduto. La clausola di salvaguardia, che consente ai 27 di far scattare una deroga alle regole del Patto di stabilità, in modo tale da liberare risorse da destinare agli investimenti nella Difesa, è tra le soluzioni principali previste dalla Commissione europea targata von der Leyen tra le righe del Libro bianco presentato in queste ore.

Ue: attivare ad aprile le deroghe Patto per spese in difesa

In particolare, la Commissione Ue invita gli Stati membri ad attivare entro fine aprile le deroghe al Patto di stabilità per investimenti in difesa permettendo di superare i limiti di spesa dell’1,5% del Pil l’anno per 4 anni. Secondo l’esecutivo comunitario l’attivazione delle clausole di salvaguardia, il meccanismo per avere deroghe al Patto di stabilità, dovrebbe consentire fino a 650 miliardi di investimenti aggiuntivi nella difesa. La Commissione è pronta a valutare le richieste e adottare una raccomandazione al Consiglio per giugno, in modo che il Consiglio stesso possa adottarle per luglio.

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Una posizione che già ha spinto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a lanciare un messaggio chiaro: «Dobbiamo anche chiarire la portata e la durata della clausola di salvaguardia poiché la maggior parte degli investimenti nella difesa si estende su molti anni e il loro impatto sui conti pubblici può apparire solo a lungo termine».

Antonio Missiroli, Senior Advisor Ispi, non ha dubbi: per un Paese ad alto debito pubblico come l’Italia, il ricorso alla clausola di salvaguardia «è sicuramente una opportunità. Nel senso che l’Italia ha chiesto per molti anni di potere avere eccezioni rispetto alla rigidità delle regole per il Patto di stabilità. E questa è una esenzione e una deroga mirata».

Missiroli (Ispi): clausola di salvaguardia decisione politica

«Gli elementi essenziali del Libro bianco - spiega - sono due: una è la decisione che è stata di fatto già negoziata con il Consiglio Ecofin riguardo all’applicazione immediata della clausola di salvaguardia del Patto di stabilità per l’euro, per consentire lo sfondamento dei limiti del deficit pubblico, a condizione che sia fatto per spese legate alla difesa comune in progetti congiunti tra paesi membri. Il secondo elemento - continua l’nalista dell’Istituto per gli studi di politica internazionale - è questo nuovo strumento, che potrebbe ammontare a 150 miliardi di euro su un periodo di tre quattro anni, che potrebbe permettere di offrire ai paesi membri che investano in progetti nuovi in materia di difesa, dei prestiti a condizioni molto, molto favorevoli». Missiroli sottolinea, con riferimento a quest’ultima soluzione, che si tratta di «una decisione politica che dovrebbe liberare alcune risorse nei bilanci nazionali per la difesa europea».

Von der Leyen, «entro 2030 l’Europa deve essere riarmata»

«Entro il 2030, l’Europa deve avere una forte posizione sulla difesa. “Prontezza 2030” significa aver riarmato e sviluppato le capacità per avere una deterrenza credibile», ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen a Copenaghen, anticipando uno dei pilastri del Libro Bianco della Difesa. Von der Leyen ha sottolineato la necessità di investire in trasporti militari, munizioni, droni, difesa aerea e missili. «La portata, i costi e la complessità dei progetti vanno ben oltre le capacità di ogni singolo Paese. Ecco perché dobbiamo sviluppare progetti su larga scala e intensificare gli appalti congiunti». Secondo la presidente della Commissione europea, l’Unione europea deve essere in grado di mettere in campo una deterrenza effettiva, forte di un assetto che si possa avvicinare, per quanto possibile, a un unico esercito. «Si tratta di capire che cosa si intende per “esercito europeo”», osserva ancora Missiroli. «Un esercito dell’Unione europea non è nei trattati., l’Unione europea non ha uno Stato maggiore, lo ha la Nato, ma non la Ue. Ed è però del tutto concepibile immaginare che i Paesi interessati a una soluzione di questo tipo si possano mettere d’accordo tra di loro per creare una struttura d hoc». La strada è lunga ma, stando alle ultime parole della numero uno della Commissione europea, segnata.

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