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Manovra, da contributo banche si punta a 2,5-3 miliardi. La Lega parla di 5 miliardi, stop di Fi

Nota della Lega: per banche 130 miliardi utili, contributo necessario

di Redazione Roma

Articolo aggiornato il 28 settembre 2025, ore 11:00

Una veduta dell'Aula di Palazzo Madama  - foto d’archivio. ANSA/GIUSEPPE LAMI

3' di lettura

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Continua lo scontro a distanza all’interno della maggioranza sui sacrifici da richiedere alle banche con l’obiettivo di acquisire risorse in vista della prossima manovra. Da una parte la Lega. «In vista della prossima manovra, le grandi banche potranno generare un contributo di 5 miliardi di euro per sostenere famiglie, artigiani, commercianti e imprese», è stato il calcolo del gruppo economico del Carrocci0, che Matteo Salvini ha consultato per formalizzare una proposta ispirata a quanto sperimentato con successo, da anni, in alcuni Paesi europei. Dall’altra Forza Italia, che ha respinto la proposta, sottolineando che il concetto di extraprofitto è, per dirla con le parole del leader Antonio Tajani, «roba da Unione Sovietica».

Nelle ultime ore fonti qualificate della maggioranza hanno chiarito che l’obiettivo cui si guarda, nell’ambito della trattativa tra il governo e le banche per un ipotetico contributo in vista della prossima legge di bilancio, è di arrivare a raccogliere 2,5-3 miliardi. Le stesse fonti spiegano che tutto verrà comunque deciso insieme agli istituti di credito, «con molta calma», nelle interlocuzioni che sono in corso e che continueranno nelle prossime settimane.

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Lega, per banche 130 miliardi utili, contributo necessario

A stretto giro, la Lega ha rilanciato. In una nota ha ricordato che «nei tre anni di nostro governo le banche hanno registrato utili per circa 130 miliardi di euro, quadruplicando (!!!) il proprio valore in borsa. In questi anni i grandi istituti hanno deciso una politica di taglio dei costi, con chiusura di migliaia di sportelli e sforbiciate al personale, mentre non sono aumentati significativamente né gli interessi corrisposti ai risparmiatori che hanno soldi fermi sui conti correnti, né i prestiti erogati a famiglie e imprese. Per questo riteniamo ragionevole - si legge nel documento - chiedere un contributo alle grandi banche, a partire dagli enormi guadagni derivanti da interessi e commissioni».

Tajani: con le banche dialogo per ottenere risultati

«Con le banche bisogna dialogare: il principio del dialogo porta a risultati. Se faccio una vessazione sulle banche, spavento i mercati, nessuno vuole più venire a investire. Noi vogliamo un dialogo per ottenere risultati, non per spaventare opinione pubblica e investitoti», ha affermato Tajani, in occasione dell’intervento conclusivo della festa del partito a Telese Terme, ribadendo che «l’extraprofitto non esiste».

Risorse per la pace fiscale

Già negli scorsi giorni Salvini aveva detto: le risorse per la pace fiscale si trovano «chiedendo un contributo alle banche in un momento in cui gli italiani tirano la cinghia. L’anno scorso le banche hanno guadagnato 46 miliardi di euro, come tre leggi di bilancio e una parte di questi enormi guadagni derivano dagli interessi che le banche non danno a chi ha dei soldi sul conto corrente. Se le banche invece di guadagnare 46 miliardi, alla fine dell’anno guadagneranno 42 miliardi e quei soldi finiranno alle famiglie e alle imprese in difficoltà», anche «le banche saranno felicissime», aveva spiegato Salvini.

Lo stop di Tajani: roba da Unione Sovietica

«Minacciare extraprofitti non serve a niente. Finché Forza Italia sarà al governo, non ci saranno mai tasse sugli extraprofitti. Questo lo voglio dire in maniera molto chiara. Il presidente del Consiglio Meloni infatti ha detto “discutiamo” ma la minaccia di tasse è inacettabile», ha affermato Tajani sabato 28 settembre, replicando alla Lega dalla festa del partito a Telese Terme (Bn). «Io sono assolutamente contrario alle tasse sugli extra profitti, è roba da Unione Sovietica. Le banche possono dare un contributo ma non esiste il concetto di extra profitti, non esiste alcuna base giuridica. Le banche possono e devono fare il loro dovere ma l’extra profitto è una cosa che non esiste, devono spiegarmi cos’è», ha tuonato Tajani.

Meloni: confronto con le banche

Sulla questione del possibile contributo delle banche in Manovra «non dobbiamo escludere nessuna ipotesi, ma si potrebbe per esempio avviare un confronto positivo col sistema bancario come abbiamo fatto anche lo scorso anno», aveva detto la premier Giorgia Meloni, parlando con i giornalisti a New York. «Il mio approccio non è che noi dobbiamo punire qualcuno, noi dobbiamo cercare alleati per le grandi priorità che vogliamo per questa nazione», così la premier.

Giorgetti: contributo doveroso

«Se si guardano i bilanci di questi ultimi cinque anni, vediamo che ci sono settori, imprese, situazioni, che hanno subito pesantemente la crisi e gli effetti ad esempio del costo dell’energia, e ci sono dei settori che invece, per bravura degli imprenditori che vi lavorano, come quello bancario, che hanno fatto degli utili stratosferici», è la posizione del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: «Ora in una situazione come questa, credo che in una logica di sistema, e senza bullizzare nessuno, però è giusto che in qualche tutti diano un contributo»

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