Auto in crisi, le tante incognite (multe UE comprese) dell’anno che verrà
L’industria automotive affronta un periodo di difficoltà epocale: ecco le sfide per il 2025
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Un anno drammatico, quello che, automobilisticamente parlando, si sta per chiudere. E il 2025 non promette nulla di meglio, almeno in Europa dove aleggia l’aria di crisi causata da una tempesta perfetta di vetture elettriche che si vendono molto poco, investimenti miliardari che non ritornano, fabbriche che chiudono anche in Germania. E non basta: davanti ai grandi gruppi europei c’è la minaccia cinese, forte di tecnologie interessanti e prodotti ben fatti (anche termici) ma, solo per ora, dallo scarso valore di immagine e di brand. Il vero incubo del 2025 sono invece le multe per il superamento dei nuovi limiti alle emissioni di CO2 fissati in 94 gr/km. Un valore che costringerà le case a non proporre vetture termiche, con stop alla produzione, riposizionamento sull’ibrido, innalzare i listini delle Ice, tirare giù quelli delle Bev per riequilibrare il gap e rientrare in normative “Cafe” decise dalla Ue prima della pandemia e prima che le condizioni geopolitiche cambiassero. Intanto, la rotta verso lo stop al termico del 2035 sembra essere tracciata, tra case che frenano e altre che fanno inversione a U sull’all-in anticipato. Del resto è palese che l’auto elettrica non ha convinto (a parte Tesla) gli acquirenti, per una serie di motivi: alcuni seri, altri che rientrano nelle fake news. Sta di fatto che si vendono poco ed era un film annunciato. Stupisce l’incapacità di reazione dell’industria, anche a livello di comunicazione, perché il disastro dell’automobile è condito dal marketing di molte case che giocano con influencer e tiktoker scollegandosi dalla realtà e dai veri bisogni del cliente. Sembrano quasi come i violinisti che suonavano mentre il Titanic si inabissava. E ricorda da vicino la tragedia industriale e tecnologica di Nokia, incapace di reagire all’avanza degli smartphone e alla rivoluzione del display touch. Ma c’è una differenza: lo smartphone era un salto quantico rispetto al telefonino: dava molto di più. L’auto elettrica, invece, per quanto sia fantastica da guidare e abbia un sacco di vantaggi economici e ambientali, non risolve problemi, non apre le porte a nuovi mondi, ma in un certo senso complica il modo di muoversi. A torto a ragione questo è il sentiment del cliente sovrano che decide cosa comprare. E poi, last but not least , c’è il fattore costo. La crisi di volumi, a prescindere dalla tecnologia di trazione, è dovuta all’aumento di un prezzo medio passato da 21mila euro del 2020 alla attuale soglia dei 30mila. Le strategie delle case devono tenere conto di questo. Il mercato chiede auto economiche, ma con queste i costruttori non guadagnano. Allora, forse, la soluzione, è nella ricerca di nuove tecnologie per abbattere i costi come fanno i cinesi. E qui la riscossa dell’auto europea potrebbe partire da un consorzio continentale, sorta dell’Airbus dell’auto, che permetta di recuperare competitività. Ma il tempo stringe.



