Le sette vite dei social, i brand rilanciano su creator e community
Unilever conferma che oltre la metà del proprio budget andrà su collaborazioni online
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Si sa, l’anno inizia sempre con i buoni propositi che via via vengono disattesi. Eppure la campagna appena lanciata sul mercato statunitense da Crunch Fitness – tra le principali catene di palestre a basso costo – racconta come la formula del successo dei loro club passi dalla community. Lo spot è stato diretto dal pluripremiato regista Hype Williams e sottolinea il potere trasformativo dell’allenamento. La società ha progettato un’esperienza che migliora il benessere fisico e mentale dei suoi iscritti, coinvolgendoli nell’elargire consigli di ogni tipo. Alla fine è come se ogni iscritto diventasse a sua volta personal trainer per altri iscritti, mentre la palestra viene vista come intrattenimento per trasformare l’ansia da performance in appartenenza.
Un’idea di co-creazione che è tutto già racchiusa nell’intuizione del fondatore Doug Levine, quando nel 1989 a New York con soli cinquemila dollari decise di aprire il primo club. Oggi il brand è presente in America, Canada, Spagna, Portogallo e conta tre milioni di iscritti per un fatturato che si aggira sul miliardo di dollari. La palestra come luogo sociale. Un racconto plurale dove l’azienda non è necessariamente protagonista.
Abitare le conversazioni
Non è la sola realtà ad aver scommesso sulla community. A far rumore in questo inizio d’anno è Unilever, protagonista di un’intervista sul Guardian che segna una virata verso logiche di ascolto attivo. La multinazionale britannica di beni di consumo titolare di 400 marchi tra i più diffusi al mondo e con un giro d’affari da 50 miliardi di euro ha deciso di rivedere radicalmente la propria strategia pubblicitaria, investendo sulle conversazioni online e verificando in laboratorio molte idee virali, quindi collaborando con i creator per amplificarle, mantenendo autenticità e dialogo con le community.
È un cambio di paradigma epocale: il nuovo Ceo Fernando Fernández mira a destinare fino alla metà del budget ai contenuti online e alle collaborazioni con gli ambasciatori social al posto della tradizionale pubblicità. Tutto parte dal fenomeno virale spontaneo legato al suo marchio Vaseline su TikTok. La crema – prodotto iconico da oltre 150 anni – è stata rilanciata con consigli pratici da parte degli utenti che la utilizzano in modi creativi: dal pulire le scarpe al prolungare la durata del profumo. Invece di ignorare questi contenuti, Unilever ha deciso di valorizzarli. Una transizione dal modello uno-a-molti a relazioni molte-a-molti con comunità attive e frammentate.
È il trionfo dei superconsumer, così definiti sull’Harvard Business Review da Eddie Yoon: non si tratta di semplici utilizzatori, ma di persone emotivamente coinvolte. «La domanda non è come veicolare un messaggio, ma come essere parte della conversazione», ha detto Fernández al Guardian, dichiarando di lavorare già con 300.000 influencer nel mondo e annunciando un piano per aumentare di 20 volte il numero di collaborazioni, come ha riportato Business Insider.








