Le raccomandazioni

La Ue all’Italia: focus su spesa pubblica, lavoro e innovazione. Sì a flessibilità sull’energia

Bruxelles chiede a Roma di rispettare il percorso di correzione della spesa pubblica, aumentare la spesa militare e promuovere innovazione e contrattazione collettiva

Dal nostro corrispondente Beda Romano

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BRUXELLES – La Commissione europea ha presentato oggi, mercoledì 3 giugno, nuove raccomandazioni relative all’Italia che spaziano dalla lotta al lavoro nero alla promozione dell’istruzione universitaria. Ha anche esortato il governo a rispettare il percorso di correzione della spesa pubblica. Infine, ritiene che il paese continui ad essere segnato da uno squilibrio economico (a differenza della Grecia che invece è uscita dalla procedura).

Sul fronte delle raccomandazioni-paese, l’esecutivo comunitario suggerisce all’Italia, tra le altre cose, di prepararsi a una spesa militare strutturalmente più elevata; di ridurre i sussidi dannosi all’ambiente; di meglio sfruttare il risparmio privato (pari all’11% del pil nel 2025); di promuovere la commercializzazione delle innovazioni universitarie; di modernizzare ulteriormente la giustizia; e di agire per trattenere nel paese gli italiani che emigrano.

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L’esecutivo comunitario si riferisce anche all’importanza di promuovere la contrattazione collettiva, tra le altre cose per sostenere salari adeguati; di lottare contro il lavoro in nero; di migliorare la spesa delle amministrazioni pubbliche; di affrontare le carenze nelle professioni sanitarie dinanzi all’invecchiamento demografico; di accelerare l’elettrificazione del paese, anche attraverso una riforma del sistema di autorizzazioni; e di liberalizzare i settori ancora protetti.

Sette anni per intervenire sul bilancio

Insieme ad altri sette paesi membri, l’Italia beneficia di un aggiustamento di bilancio di sette anni, anziché di quattro. In questo contesto, la Commissione è stata chiamata a valutare l’attuazione delle riforme e delle misure su cui il paese si è impegnato. Nel complesso, Bruxelles «ritiene che tutti gli Stati membri interessati abbiano adempiuto ai propri impegni in modo soddisfacente». Nel contempo, ha confermato l’apertura alla flessibilità di bilancio, preannunciata nei giorni scorsi.

Nell’ambito del limite massimo esistente (pari all’1,5 % del pil) per le spese aggiuntive destinate alla difesa, l’esecutivo comunitario permetterà nel periodo 2026-2028 di destinare lo 0,3% del pil annuo a investimenti per «la resilienza energetica». Il limite massimo sarà di 0,6% del pil sul triennio. La decisione è giunta dopo che alcuni paesi, tra cui l’Italia, hanno chiesto flessibilità di bilancio, in origine per coprire gli extra costi energetici provocati dalla guerra in Iran.

Sempre sul fronte dei conti pubblici, la Commissione europea esorta il governo a garantire che «la spesa netta rispetti il percorso correttivo raccomandato dal Consiglio». La richiesta giunge dopo che gli ultimi dati hanno mostrato un deficit nel 2025 del 3,1% del pil. Rispetto al passato le raccomandazioni-paese non si concentrano sui dati di bilancio, ma hanno uno scopo assai più ampio, anche perché dovrebbero servire in ultima analisi a convogliare il denaro del bilancio comunitario 2028-2034.

Infine, la Commissione europea fa il punto anche sugli squilibri economici. Tre paesi non sono più oggetto di questa procedura - la Grecia, i Paesi Bassi e la Svezia -, «poiché le loro vulnerabilità macroeconomiche sono diminuite nel corso degli anni». L’Italia, l’Ungheria e la Slovacchia continuano invece a registrare squilibri, «poiché le loro vulnerabilità rimangono significative». La Romania, infine, continua a registrare squilibri eccessivi, «poiché le sue vulnerabilità restano gravi».

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