Da Ue margini per l’energia pari a circa 6,8 miliardi, il doppio in 3 anni
Fonti: flessibilità Ue su energia vale 0,3% Pil entro deroga 1,5% per la difesa. Accolta in parte la richiesta italiana di affrontare il caro-energia
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Ok a una “certa” flessibilità sulle spese per l’energia ma solo riguardo agli investimenti. Sarebbe questo l’orientamento della Commissione Ue dopo valutazioni ad oltranza a Bruxelles per dare un segnale già mercoledì 3 giugno, nell’ambito del pacchetto di Primavera del Semestre Europeo, alla richiesta di misure contro il caro-energia avanzate dall’Italia.
Accolta in parte la richiesta italiana di affrontare il caro-energia
L’attesa da quanto trapela a Bruxelles è che si apra alla flessibilità per gli investimenti nell’energia all’interno della clausola di salvaguardia che deroga il Patto per gli investimenti nella difesa. Sarebbe insomma accolta in parte la richiesta italiana di affrontare il caro-energia, con l’attenzione però ad aprire agli investimenti e non ai sussidi.
Ue: non prevista una risposta scritta formale alla lettera di Meloni
Al momento, a quanto si apprende, la Commissione europea non prevede una risposta scritta formale alla lettera inviata nei giorni scorsi dalla premier italiana sulla deroga al Patto sull’energia. La risposta, come annunciato nei giorni scorsi, consisterà di fatto nel pacchetto - e nella flessibilità nel’ambito della clausola di salvaguardia per la difesa - previsto per il Semestre europeo.
Da Ue margini per l’energia pari a circa 6,8 miliardi, il doppio in 3 anni
Un margine fiscale di flessibilità da circa 6,8 miliardi l’anno, nell’ambito della deroga annua dell’1,5% del Pil prevista dalla clausola di salvaguardia per la difesa. Si configura con queste cifre la risposta della Commissione alla richiesta dell’Italia di estendere la deroga al Patto per la difesa anche alla spese per l’energia. Secondo quanto anticipato da fonti vicine al dossier, Palazzo Berlaymont avrebbe previsto per spese strutturali nel settore dell’energia uno spazio di flessibilità pari allo 0,3% annuo nel triennio del 2026-28 ma con un tetto massimo dello 0,6%. Si tratta quindi di una forbice che va dai 6,5 ai 7 miliardi, pari appunto allo 0,3% del Pil italiano e che può arrivare a 13-13,5 miliardi (pari allo 0,6%, secondo le stime attuali sul Pil). Non si tratta di una deroga aggiuntiva alla clausola di salvaguardia prevista per la difesa, ma uno spazio di flessibilità concesso entro il perimetro dell’1,5% del Pil annuo concesso, dal 2025 e per quattro anni, ai 27 sulle spese legate appunto alle spese militari.







