Europa

Difesa, ambiente, università: raccomandazioni Ue decisive

dal nostro corrispondente Beda Romano

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BRUXELLES – Saranno raccomandazioni-paese molto varie quelle che la Commissione europea illustrerà domani, nell’ambito del tradizionale ciclo di convergenza economica, il cosiddetto Semestre Europeo. Non più prevalentemente suggerimenti di finanza pubblica, ma anche indicazioni più generali relative all’ambiente, alla giustizia o all’università. Più che in passato le raccomandazioni-paese sono importanti perché da esse dovrebbe dipendere l’uso del denaro nel prossimo bilancio comunitario.

Cosa è il Semestre Europeo

Il Semestre Europeo nacque nel 2010, sulla scia della crisi finanziaria del 2008-2009. L’obiettivo dell’esercizio è sempre stato di meglio controllare l’evoluzione economica dei paesi membri, individuare in anticipo eventuali divergenze, bloccare sul nascere derive dei conti pubblici. In passato lo sguardo si concentrava sulle analisi e sulle raccomandazioni della Commissione relative a deficit e debito, soprattutto negli Stati membri della zona euro (per via del caso greco).

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Se da alcuni anni ormai l’ambito d’azione delle raccomandazioni-paese si è allargato, quest’anno verrà compiuto un ulteriore salto di qualità. La ragione è da ricercare nella proposta di bilancio 2028-2034, presentata dalla Commissione nell’estate dell’anno scorso (si veda Il Sole/24 Ore del 18 luglio 2025). Tra le altre cose, l’esecutivo comunitario ha suggerito di spendere il denaro europeo sulla base di Piani nazionali e regionali di Partenariato, da mettere a punto con Bruxelles.

Per l’Italia 86,6 miliardi

Spiegava nel luglio scorso la Commissione europea: «I Piani nazionali e regionali di Partenariato saranno uno strumento che consentirà agli Stati membri e alle regioni di proporre investimenti, riforme e altri interventi mirati (…) Tali piani riguarderanno la politica di coesione, la politica sociale, la politica agricola comune, la politica della pesca e marittima, la migrazione, la gestione delle frontiere e la sicurezza interna». Secondo la proposta, all’Italia spetterebbero 86,6 miliardi di euro.

Agli occhi di Bruxelles, le raccomandazioni-paese dovrebbero contribuire alla messa a punto dei piani nazionali, il cui scopo in ultima analisi è di convogliare il denaro comunitario verso gli Stati membri nel modo più efficace possibile. La questione è controversa, ed è attualmente oggetto di negoziato tra i Ventisette. Molti paesi (e anche molte regioni) hanno paura di perdere margine di manovra nella gestione della loro politica economica.

Le raccomandazioni di Bruxelles

Al di là della prevedibile richiesta di tenere sotto controllo i conti pubblici (il deficit nel 2025 è stato del 3,1% del prodotto interno lordo), Bruxelles dovrebbe suggerire a Roma, tra le altre cose, di prepararsi a una spesa militare strutturalmente più elevata; di ridurre i sussidi dannosi all’ambiente; di meglio sfruttare il risparmio privato (pari all’11% del PIL nel 2025); di promuovere la commercializzazione delle innovazioni universitarie; e di velocizzare ulteriormente la giustizia.

L’esecutivo comunitario dovrebbe riferirsi anche all’importanza di rafforzare la contrattazione collettiva, anche per sostenere i salari; di lottare contro il lavoro in nero; di migliorare la spesa delle amministrazioni pubbliche; di affrontare le carenze nelle professioni sanitarie dinanzi all’invecchiamento demografico; di accelerare l’elettrificazione del paese, anche attraverso una riforma del sistema di autorizzazioni; e di liberalizzare i settori ancora protetti.

Oltre alle raccomandazioni-paese, che peraltro dovranno essere valutate e approvate dal Consiglio, la Commissione pubblicherà domani anche rapporti economici sui singoli Stati membri, nonché una analisi sui rischi di squilibrio macroeconomico. Nel frattempo, ancora ieri Bruxelles ha confermato che sta lavorando alla risposta da dare alla richiesta italiana di maggiore flessibilità di bilancio nell’affrontare lo shock energetico.

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