Content marketing

Le newsletter aziendali resistono: la fiducia si conquista con l’email

Nell’era dell’AI i brand continuano a investire nei canali diretti per rafforzare il legame con i clienti consolidati e intercettarne di nuovi

di Giampaolo Colletti e Fabio Grattagliano

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Prima che sui campi da gioco sotto lo sguardo di tifosi e telecamere, ci sono sterminate ore di allenamento passate nei posti più disparati. Perché i fuoriclasse, quando ancora non lo sono diventati, si annidano nei quartieri di periferia. È un racconto molto american dream quello proposto da Adidas nella sua nuova campagna appena lanciata in occasione della Coppa del Mondo FIFA 2026. Si chiama Backyard Legends, ossia le leggende del cortile ed è un prodotto ibrido tra pellicola cinematografica e racconto editoriale. Il colosso sportivo racconta le leggende di quartiere, ricordando agli atleti di tutto il mondo che ce la possono fare, basta solo crederci. Uno storytelling distillato su tutti i canali, compresa la newsletter.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La fiducia in posta

La nuova frontiera della relazione tra brand e consumatori? È datata ma ancora efficace perché arriva sulla casella di posta elettronica di 4,5 miliardi di individui, il 58% della popolazione mondiale. A metterlo nero su bianco è il Wall Street Journal, segnalando come il marketing relazionale sia legato al business delle newsletter, che in questo 2026 ha raggiunto il suo punto di svolta. La ragione? La crescente importanza del possesso diretto dell’audience e la riduzione della dipendenza dai motori di ricerca, dalle piattaforme social o dalle intelligenze artificiali. Gli analisti la chiamano inbox intimacy: si tratta di entrare in uno spazio percepito come personale, quasi domestico. Un luogo dove la fiducia vale più della visibilità e dove la continuità della relazione conta più della viralità.

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Un ritorno al passato che sa di futuro. Secondo le stime di Mordor Intelligence, il settore supererà i 22 miliardi di dollari entro il 2030, con una crescita annua del +11%. Oggi l’e-mail genera 36 dollari di ritorno per ogni dollaro investito, il valore più elevato tra i principali canali digitali. C’è di più. L’82% di B2B e B2C la utilizza attivamente come canale di relazione con clienti e prospect. L’open rate medio globale si colloca tra il 37% e il 43%, livelli elevati rispetto ad altri canali social e display advertising. È quanto emerge dalla fotografia di Litmus, società statunitense specializzata in e-mail marketing, ripresa da Forbes in America. Intanto per HubSpot il 42% dei marketer indica nel passaparola il principale motore di crescita.

L’armistizio con l’AI

Ma c’è di più. Mentre le piattaforme combattono per conquistare attenzione, il luogo più prezioso della relazione torna a essere uno dei più antichi del digitale, la posta elettronica. Nonostante le AI dove i contenuti sono abbondanti e spesso indistinguibili, la scrittura continua a essere un vantaggio competitivo incrementando una relazione autentica tra chi scrive e chi legge. «Ma tutto questo si rafforza anche con l’AI quando smette di affannarsi sui target e ripensa chi legge come una persona. Anche migliaia, o milioni, ma sempre come una singola persona che ha una sensibilità, un’aspettativa, forse pregiudizi verso la nostra proposta, il nostro brand o il pensiero che rappresentiamo», afferma Alessandro Lucchini, tra i maggiori esperti di business writing, autore del libro “Due orecchie, una bocca” edito dalla Palestra della Scrittura.

Ma quali sono gli elementi che trasformano una newsletter da semplice comunicazione a relazione continuativa? Lucchini non ha dubbi. «Avere regole. Ma c’è anche una semantica della fiducia che armonizza i significati soggettivi. E persino una sintassi della fiducia: la struttura dei periodi e delle parole nelle frasi. Dove metto il concetto principale in base all’obiettivo? So chiarire il messaggio diradando le ambiguità, oppure rischio di impantanare chi legge nel mio gergo settoriale? Ti ho fatto entrare nella mia inbox, hai la mia intimacy: rispettala, è preziosa».

Casi di successo

Si procede per distintività in questa nuova grammatica della fiducia. Per Clay Shirky, docente alla New York University, non viviamo un sovraccarico di informazioni quanto un fallimento dei filtri. Quindi ben vengano le newsletter di valore. Lo dimostra Substack, piattaforma che ha superato i cinque milioni di abbonamenti a pagamento. Intanto molti brand stanno investendo sulle comunicazioni dirette per costruire relazioni continuative con lettori che diventano clienti fidelizzati. Perché non parlano del prodotto, ma presidiano un interesse. Patagonia racconta ambiente e attivismo, Airbnb ispira il viaggio, Spotify costruisce esperienze personalizzate attorno ai gusti musicali, Eataly declina il cibo che diventa cultura, ricette e storie di territorio. In Italia tra i challenger brand Velasca valorizza artigianato e manifattura, Davines sostenibilità e benessere. Un caso originale è quello di Mulino Bianco con la newsletter quotidiana “Le tre buone notizie a colazione” che porta alle sette del mattino in posta notizie positive e spunti di ispirazione: un appuntamento quotidiano capace di costruire vicinanza. 

Esserci nel tempo

Il successo passa dalla costanza. Entrare nella routine delle persone può diventare la chiave per incrementare il business. Ma il dato più interessante è un altro. Nell’epoca dell’algoritmo si torna a investire sugli owned media andando oltre le metriche di vanità. «L’obiettivo è trasformare un lettore occasionale, persino un prospect, in membro della comunità. Alla fine la necessità è fidelizzare. Conta molto la qualità che non è un valore assoluto ma relativo. Ci sono newsletter cui sono iscritto da anni e che aspetto come un dono. Altre cui mi sono trovato iscritto e su cui ogni tanto faccio pulizia. L’errore è considerare la newsletter come uno strumento di marketing massivo. La regola è quella di ricordare che newsletter è una lettera di notizie. Ossia qualcosa che chi legge non sapeva e ha interesse a sapere. Credo che questa regola, se seguita, permetterebbe di sfoltire molto la nostra inbox, facendo brillare l’intimacy di chi la merita», dice Lucchini. Lo ripete come un mantra anche Seth Godin: il marketing più efficace è quello autorizzato dalle persone perché atteso, personale, rilevante.

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