Replicare o silenziare? Il dilemma dei brand nell’era del dissenso
Tra algoritmi, shitstorm e commenti filtrati, i social sono il terreno più fragile e strategico nella costruzione della reputazione, con aziende che scelgono il confronto e altre che alzano barriere
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Metterci la faccia dopo averla persa. In Australia un’intera campagna pubblicitaria parte dalle scuse del Ceo dopo le denunce ricevute a mezzo social. Optus, secondo operatore di tlc controllato dal gruppo singaporiano Singtel con un fatturato di 8 miliardi di dollari australiani per 11 milioni di clienti e più di settemila dipendenti, ha lanciato “We’re on it”. Per ricostruire la fiducia è scesa in campo la guida in persona Stephen Rue. L’azienda era stata travolta da una doppia crisi reputazionale. Prima il cyberattacco del 2022 con i dati personali di milioni di clienti esposti online, poi nel 2023 il blackout nazionale che ha lasciato senza rete oltre 10 milioni di utenti, impedendo anche le chiamate ai servizi di emergenza. Per mesi il brand è stato accusato di scarsa trasparenza e lentezza nella gestione della crisi. Così la scelta insolita con una nuova strategia comunicativa: meno spot e più relazione. La campagna gioca con personaggi caricaturali e archetipi contemporanei per smarcarsi da logiche fredde. Obiettivo: mostrare sui social un brand più conversazionale.
Social (ancora) sotto assedio
Oltre l’hype legato alle intelligenze artificiali, ancora oggi i social media rappresentano l’agone digitale spesso sotto assedio da parte di consumatori barricaderi, come ha scritto il Guardian. Al posto della clava c’è lo smartphone con conseguenze imprevedibili. E le aziende si dividono tra dialogo aperto e silenzio difensivo. In fondo ancora oggi il posizionamento – e di riflesso il business di un’azienda – passa dalla capacità di dialogo. Non tutte però riescono a cogliere il valore del confronto e preferiscono evitare potenziali rischi reputazionali con shitstorm da parte degli utenti. La nuova ricerca di Eikon “Top in social media management” monitora le fanpage italiane di 107 brand dei settori assicurativo, energetico, farmaceutico, automobilistico e grande distribuzione. I comparti più regolamentati sembrano investire maggiormente sulla formalizzazione della loro presenza social. La certificazione attesta la qualità complessiva del presidio e la maturità digitale: l’energetico guida con il 69%. A seguire farmaceutico e assicurativo al 67%, automobilistico al 55%, mentre la grande distribuzione si ferma al 53%. Emerge inoltre una progressiva trasformazione dei social da semplici vetrine informative ad ambienti reputazionali permanenti.







