Golfo digitale

Dubai accelera l’adozione delle criptovalute nei pagamenti quotidiani e mercato immobiliare

Dal settore viaggi al pubblico, Dubai integra crypto in transazioni digitali, con conversioni obbligatorie in dirham e un quadro normativo rigoroso.

Skyline di Dubai stock.adobe.com

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Compagnie aeree, dipartimenti governativi, retailer e sviluppatori immobiliari a Dubai stanno gradualmente aprendo ai pagamenti in asset digitali, trasformando quello che fino a poco tempo fa era un canale di nicchia in una possibilità sempre più concreta nell’economia quotidiana. La crescente accettazione delle crypto si inserisce nella Cashless Strategy di Dubai, parte dell’agenda economica D33, che punta a rendere digitali il 90% delle transazioni nei settori pubblico e privato entro il 2027. Uno dei segnali più visibili arriva dal settore dei viaggi.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Emirates ha introdotto Crypto.com Pay come opzione di pagamento per i clienti negli UAE che prenotano in dirham tramite il sito o l’app della compagnia. L’integrazione arriva dopo il memorandum d’intesa firmato nel 2025 tra Emirates e Crypto.com per esplorare l’uso delle crypto nei checkout digitali. Anche il commercio al dettaglio comincia a muoversi.

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 Dubai Duty Free consente ai residenti UAE di pagare con Crypto.com Pay negli aeroporti di Dubai e online, diventando il primo retailer aeroportuale del Medio Oriente a introdurre un metodo di pagamento digitale regolamentato di questo tipo. Anche qui, l’infrastruttura è costruita in modo che il merchant riceva il corrispettivo in dirham, mentre l’utente utilizza il proprio saldo in crypto tramite una piattaforma autorizzata.

Crypto nel settore pubblico e immobiliare

Un altro sviluppo potenzialmente ancora più importante riguarda il settore pubblico. Dubai prevede di consentire ai residenti di pagare le commissioni per i servizi governativi utilizzando crypto, nell’ambito di un accordo tra il Dipartimento delle Finanze e Crypto.com. In questo modello, i pagamenti effettuati attraverso il wallet della piattaforma vengono convertiti in dirham prima di arrivare ai conti pubblici.

Lo stesso principio vale per il settore immobiliare, uno dei comparti che più di tutti ha contribuito a rafforzare l’immagine di Dubai come laboratorio di novità tecnologiche. Comprare una proprietà con asset digitali è legale, ma con un caveat preciso: il pagamento in crypto deve essere convertito in AED attraverso un intermediario autorizzato prima che la registrazione possa essere completata.

Non si registra dunque una proprietà direttamente in Bitcoin o in altre criptovalute; la conversione avviene prima o durante il trasferimento ufficiale. L’accettazione dipende inoltre dal venditore, ma diversi grandi sviluppatori, tra cui Damac, Emaar, Nakheel ed Ellington Properties, hanno già aperto all’opzione.

Il Dubai Land Department ha stretto accordi per sviluppare un ambiente di investimento immobiliare basato su blockchain e ha già avviato iniziative che puntano a rendere più accessibile la proprietà frazionata, anche con ticket d’ingresso relativamente bassi. Tokenizzazione e criptovaluta, tuttavia, non sono la stessa cosa: la prima rappresenta digitalmente un asset reale, come un immobile, mentre la seconda è una valuta nativa di una blockchain.

La convergenza tra queste due dimensioni potrebbe però ridisegnare nel tempo il modo in cui si investe, si custodisce e si trasferisce valore nel settore immobiliare.

Il sistema regolatorio

Gli UAE, nel complesso, stanno cercando di diventare un ecosistema regolato per asset digitali, capace di attrarre operatori internazionali, capitali istituzionali e infrastrutture finanziarie avanzate. A Dubai, questo progetto passa soprattutto attraverso la Virtual Assets Regulatory Authority, la VARA, l’autorità incaricata di regolare gli asset virtuali e i virtual asset service providers in tutto l’emirato, escluse le attività che ricadono nella giurisdizione del Dubai International Financial Centre.

Accanto a Dubai, anche Abu Dhabi continua a rafforzare il proprio posizionamento.

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L’Abu Dhabi Global Market, attraverso il proprio framework sui digital assets, si propone come piattaforma regolata e connessa a una rete globale di regolatori e hub fintech, offrendo alle imprese del settore una base da cui espandersi su più mercati.

Secondo un’analisi pubblicata sui quotidiani locali, il Paese ha ricevuto oltre 56 miliardi di dollari in crypto tra il 2024 e il 2025, mentre le transazioni di taglio istituzionale risultano tra i segmenti in più rapida crescita. Questo suggerisce che l’espansione locale non sia trainata soltanto dall’adozione retail o dalla curiosità dei consumatori, ma anche da family office, investitori ad alta patrimonializzazione e operatori professionali che cercano un ambiente compatibile con esigenze di compliance, banking e regolamento in valuta locale.

Trend di mercato

Secondo Grand View Research, il mercato crypto degli UAE avrebbe generato 104 milioni di dollari di ricavi nel 2025 e potrebbe raggiungere 290 milioni entro il 2033, con una crescita media annua del 13,9% dal 2026 al 2033. Pur trattandosi di una stima di settore, il dato contribuisce a descrivere un comparto che non appare più marginale, ma in progressiva strutturazione.

Negli UAE, il Digital Dirham sta emergendo come uno dei tasselli più rilevanti dell’evoluzione finanziaria nazionale. Secondo Gulf News, dopo i progetti pilota e i primi passaggi normativi, l’obiettivo sarebbe arrivare a un utilizzo più esteso in ambiti peer-to-peer, commerciali e transfrontalieri.

Da quest’anno, la Banca Centrale degli UAE registra USDU, indicata come prima stablecoin domestica ancorata al dollaro e sostenuta da banche locali, mentre la stablecoin in dirham DDSC ha ottenuto un via libera che ne apre la distribuzione attraverso exchange regolati a Dubai, con possibili sbocchi futuri nei pagamenti retail e merchant. Ovviamente, l’unica valuta ufficiale resta il dirham.

Inoltre, lo stesso impianto regolatorio di Dubai mostra un approccio selettivo: non tutte le attività sono ammesse nello stesso modo, gli operatori devono essere autorizzati e anche la promozione commerciale degli asset virtuali è soggetta a regole precise.

Errato descrivere gli Emirati come il paradiso crypto, si tratta di un Paese che prova a integrare gli asset digitali nella finanza e nell’economia reale senza rinunciare al controllo regolatorio.

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