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Lavoro, il senso di svuotamento degli italiani: quattro su dieci si sentono sostituibili dalle macchine o dall’AI

Il 41% afferma di sentirsi “svuotato” al termine della giornata lavorativa (il 32% abbastanza, il 9% completamente), mentre il 37% dichiara di provare spesso esaurimento emotivo

di Andrea Carli

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Una relazione a due facce. Il lavoro continua a occupare una posizione centrale nella vita degli italiani, ma il rapporto con esso appare sempre più complesso e ambivalente.

Alla vigilia del primo maggio il report FragilItalia “Lavoro” analizza percezioni, aspettative e criticità legate al lavoro in Italia. L’indagine è stata realizzata da Area Studi Legacoop in collaborazione con Ipsos, in base ai risultati di un sondaggio condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana (800 casi di 18 anni e oltre, rilevazione 24-27 aprile 2026).

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Segnali evidenti di disagio e fragilità

Da un lato, infatti, il livello di soddisfazione complessiva resta elevato: l’81% degli occupati si dichiara soddisfatto in generale del proprio lavoro. Il 49% descriverebbe il proprio lavoro come impegnativo, il 31% dinamico, il 26% stressante. Tuttavia, questa soddisfazione complessiva convive con segnali evidenti di disagio e fragilità.

«I dati del report - spiega Simone Gamberini, presidente di Legacoop - mostrano con chiarezza quanto il rapporto tra persone e lavoro stia attraversando una fase di profonda trasformazione. Accanto a un livello ancora elevato di soddisfazione emergono segnali diffusi di fatica, perdita di senso e fragilità che non possiamo ignorare. Il lavoro continua a essere centrale, ma non basta più da solo a garantire realizzazione e benessere».

Il nodo sostituibilità

Uno degli elementi più rilevanti riguarda il senso di sostituibilità: il 42% degli intervistati afferma di sentirsi sostituibile da macchine o dall’intelligenza artificiale (il 13% costantemente, il 29% spesso). Una percezione che evidenzia un crescente senso di precarietà, non necessariamente legato alla perdita immediata del lavoro, ma piuttosto alla sua trasformazione.

Alla ricerca di un significato o di uno scopo

Parallelamente, emerge una diffusa difficoltà nel trovare senso nel proprio impiego: il 33% dichiara di avvertire almeno occasionalmente che il proprio lavoro manca di significato o scopo, mentre il 16% vive questa sensazione frequentemente. Un dato che si rispecchia anche nella percezione, espressa dal 28% degli intervistati, di sentirsi per nulla o poco coinvolto nelle decisioni che riguardano la propria attività.

Il rapporto con il prodotto del proprio lavoro

Va meglio sotto il profilo del rapporto con il prodotto del proprio lavoro: se il 19% dichiara di sentirsi molto o abbastanza disconnesso dal prodotto finale del proprio lavoro, con una conseguente possibile perdita di senso e di motivazione, il 45% si sente abbastanza connesso e il 29% molto connesso.

Il 41% dei lavoratori si sente “svuotato” al termine della giornata lavorativa

E se il lavoro permette di esprimere la propria vera personalità (per il 66% degli intervistati), sembra però incidere in modo significativo sull’equilibrio personale. Il 41% afferma di sentirsi “svuotato” al termine della giornata lavorativa (il 32% abbastanza, il 9% completamente), mentre il 37% dichiara di provare spesso esaurimento emotivo. Non sorprende quindi che il 54% degli italiani si senta più realizzato nelle attività svolte fuori dal lavoro rispetto a quelle professionali.

Il bilanciamento tra vita privata e impegno lavorativo

Sul fronte dell’equilibrio tra vita privata e professionale, il 29% percepisce un’interferenza negativa del lavoro sulla sfera familiare, mentre una maggioranza (71%) ritiene di riuscire a mantenere un buon bilanciamento. Coerentemente, il 71% afferma che il lavoro lascia spazio per coltivare dimensioni fondamentali della vita come affetti, interessi e crescita personale.

Spaccati pressoché a metà i giudizi sul ruolo del lavoro come risposta alla domanda sul senso della vita: per il 54% rappresenta un elemento che contribuisce a rispondere a questa domanda fondamentale, mentre il restante 46% non lo considera determinante.

La classifica dei valori

Riguardo ai valori che dovrebbero caratterizzare il lavoro in futuro, al primo posto la sicurezza economica e la stabilità (53%), l’equilibrio tra vita lavorativa e personale (50%), il benessere psicofisico (42%), il riconoscimento e la valorizzazione del merito (33%).

Infine, il 59% degli intervistati sarebbe interessato a lavorare per un’impresa cooperativa, indicando, come motivi principali, il fatto che i lavoratori sono soci e partecipano alle decisioni di impresa (48%), una maggiore attenzione al benessere dei lavoratori (33%) e la redistribuzione a tutti degli utili (33%). Un segno di una crescente attenzione verso forme organizzative percepite come più inclusive e partecipative.

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