“La versione di Giorgia”, libro intervista a Meloni: la mia storia rompe i tabù
La prima donna premier dichiara: «Non ho mai scimmiottato un altro modello, né presente né passato. Faccio quello che considero giusto e basta»
di N.Co.
4' di lettura
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«La mia è una storia che rompe i tabù della nazione bloccata, i tabù dei troppi traguardi che pensiamo ci siano preclusi». A dirlo è la premier Giorgia Meloni nel libro intervista ad Alessandro Sallusti ’La versione di Giorgia’, edito da Rizzoli. Il libro è dal 12 settembre in libreria, anticipato dal Tg1. «È la prima volta che un presidente del Consiglio in carica scrive un libro - sottolinea Sallusti - e credo che questo fatto sia stato decisivo nella scelta di Giorgia Meloni di accettare questa sfida».
La prima polemica sul merito
La prima polemica che ha coinvolto il governo? Quella sul merito, perché risponde Meloni nel libro «il merito è ciò che scardina il concetto di Stato padrone. Ciò che rende liberi». Al congress Cgil di Rimini disse: «Per come la vedo io, il merito è l’unico solo vero ascensore sociale che esista. Chiaramente, se accompagnato da pari condizioni di partenza”.
Non scimmiotto nessuno, faccio quello che considero giusto
La prima premier donna in Italia si racconta: «Non ho mai scimmiottato un altro modello, né presente né passato - aggiunge Meloni -. Faccio quello che considero giusto e basta. Ancora più divertente è leggere quelli che, detestandoti palesemente, ti danno ogni giorno consigli su quello che dovresti fare, su chi dovresti essere, su cosa dovresti dire, perfino sulle persone delle quali dovresti avvalerti», si legge nel libro-intervista ad Alessandro Sallusti ’La versione di Giorgia’ (edito da Rizzoli), la cui prefazione è anticipata da il Giornale. «Per carità - prosegue la premier - , è anche utile, perché ti offrono inconsapevolmente una bussola su ciò che non devi fare, dire ed essere, e pure su quelli che non devi frequentare. Ma racconta anche la spocchia di una sinistra, e di un certo Deep State a essa collegato, che mentre non riesce a ricostruire una sua identità pretende di spiegare alla destra la sua».
Migranti, se non blocchiamo la tratta continueranno a morire
Parla di immigrazione e del naufragio di Cutro: «Il punto è che possiamo continuare ad accapigliarci quanto vogliamo, ma se non capiamo che l'unico modo per fermare le morti è fermare la tratta, le persone continueranno a morire». Pensare «che possa andare avanti così con i flussi che si moltiplicano è, quello sì, un modo di mettere a repentaglio la vita dei migranti, perché piaccia o no ci sarà sempre qualcosa che può andare storto, una segnalazione che non arriva, naufraghi che non riesci a raggiungere. L'unico modo è fermare la tratta, combattere l'immigrazione illegale e gestire i flussi di quella legale, in sicurezza. Così da poter anche garantire a chi arriva la vita dignitosa che sperava di avere». Si tratta, ammette la premier, di «una impresa pazzesca» e «dobbiamo fare i conti anche con un approccio ideologico paralizzante in luogo di un approccio pragmatico».
Europa dei burocrati, ora una nuova stagione
«Ursula lavora molto e sa ascoltare, non è difficile collaborare con lei. Poi certo tenere tutto insieme non deve essere facile. Il governo europeo è una costante mediazione tra le indicazioni dei singoli governi e gli equilibri politici che si impongono al Parlamento europeo», dice nel libro-intervista la premier. L’Europarlamento ora in carica che «fa perno su una alleanza tra popolari, socialisti e liberali di centrosinistra», «potrebbe ricordare l’esperienza non proprio felicissima dei governi delle larghissime intese». Con l’aggravante che «la timidezza della parte moderata ha lasciato campo libero a un'agenda politica in cui il rosso e il verde hanno preso il sopravvento, almeno fino a pochi mesi fa». Una situazione che finisce con il produrre «politiche poco coraggiose, prive di visione». «E senza visione si crea un vuoto che è riempito dalla burocrazia, i famigerati euroburocrati».







