Storie di collezioni

La rivoluzione tecno-poetica di Homme Plissé, dono di Issey Miyake alla vita moderna

La linea lanciata nel 2013 agevola la vita adattandosi a fisicità e stili diversi, anche grazie a speciali materiali e lavorazioni e a un’intrinseca assenza di stagionalità

di Angelo Flaccavento

La sfilata di Homme Plissé PE 2020

4' di lettura

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Sono in molti oggi ad arrogarsi il titolo di innovatori sommi, di rivoluzionari prometeici, ma la verità è che il più delle volte sono solo parole nel vuoto, passate di smalto sul nulla. La questione è complessa, certamente, e generalizzare a poco serve, ma le estetiche di vero impatto, capaci di riscrivere non solo la superficie delle cose, ma di riprogrammare modi e atteggiamenti, di liberare energie suggerendo altre maniere di essere - in genere più libere, ma non è regola assoluta - sono il risultato di un modo specifico di fare gli oggetti.

Issey Miyake, addio al 'sarto del vento'

Eppure l’innovazione strutturale è, sempre più, appannaggio di pochi, mentre si moltiplicano i designer-stylist, di fatto assemblatori invece che costruttori. È innovazione anche quella, ma di più limitata portata, un po’ come confondere un architetto e un arredatore, senza per questo stabilire una gerarchia di valore. Tra i problem-solver più ispirati, funambolo dell’equilibrio tra Est e Ovest con lo sguardo sempre rivolto al futuro e i piedi saldi nelle tradizioni, non si può non ricordare Issey Miyake (1938-2022).

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Collezione AI 2016-17

Il suo slancio sincero, ossia il desiderio di semplificare la vita attraverso oggetti formalmente belli, di una bellezza però astratta, è un principio proteiforme che permane nel marchio che ha creato, portato avanti dai suoi capaci successori nelle linee parallele, ciascuna basata su un preciso principio progettuale, che ne costituiscono la multiforme identità. Tra queste, Homme Plissé Issey Miyake, lanciata nel 2013, è forse quella di maggior successo. Questo progetto, esplorazione utilitaria e trasversale del plissé, è diventato, in oltre un decennio, un fenomeno, come conferma la pletora di copie, e l’ospitata in qualità di guest of honor durante l’edizione dello scorso giugno di Pitti Uomo 108, con una sfilata a Villa Medicea della Petraia.

La sfilata di Homme Plissé a Villa La Petraia a Firenze

Chi scrive può confermare, per esperienza diretta, che quel che Homme Plissé promette, mantiene. Agevola la vita, per forza di cose oggi frenetica e logorante, con malleabilità, versatilità, incitando senza lambiccamenti il gioco del vestirsi. Realizzati in uno speciale poliestere che richiede pochissime attenzioni nell’uso, gli abiti Homme Plissé non hanno infatti stagione, e nemmeno una data di scadenza. Sono così puri da non avere tempo. Uno statement rilasciato anni fa in occasione di una delle prime sfilate recitava «Homme Plissé Issey Miyake nasce dalla volontà umanistica di porre la persona al centro di un sistema estetico liquido. Tutto in esso parla di facilità e fluidità: le pieghe regolari che accarezzano dolcemente il corpo; il materiale robusto ma morbido che mantiene le pieghe in posizione e il corpo in agio; la facilità di manutenzione che non è in contrasto con un’impeccabile appropriatezza. Senza dimenticare la modularità e la purezza elementare del design: tutto si abbina a tutto, rendendo le combinazioni di capi virtualmente infinite, assolutamente personali e ulteriormente espandibili nel corso degli anni. Homme Plissé Issey Miyake offre agli uomini di tutte le generazioni e di tutti i ceti sociali abiti che trasformano l’atto quotidiano del vestirsi in un’espressione spontanea di forza interiore».

Look della collezione AI 23-24

Capita di rado che manifesto programmatico e prodotto coincidano. Homme Plissé è una felice eccezione. Passo alla prima persona per meglio spiegare la singolarità di questo progetto vestimentario, cui mi sono avvicinato esattamente dieci anni fa, per scrivere su questo stesso quotidiano. Dal recensire al provare, e infine all’adottare in maniera pressoché totale, il passo è stato breve.

Per coincidenza cosmica, la mia ricerca mai soddisfatta dell’uniforme perfetta mi ha portato ad Homme Plissé nel momento stesso in cui Homme Plissé è arrivata a me nell’attività giornalistica, con tanto di viaggio a Tokyo e testimonianza diretta del processo costruttivo. Oggi capi da uomo plissettati si trovano anche da Asos, Cos o Zara, ma c’è una differenza fondamentale, che rende Homme Plissé unico e non replicabile, frutto di una meticolosa ingegneria produttiva della quale l’azienda è giustamente orgogliosa.

Un look della sfilata durante Pitti Uomo 108

I plissé di Miyake vengono infatti realizzati a capo finito, con un calcolo anticipato dello scarto volumetrico determinato dalla pieghettatura. I capi entrano enormi in una macchina speciale e ne escono in taglia, alieni piatti custoditi dentro due fogli di carta. Il tessuto di poliestere mantiene in modo permanente le pieghe, e si lava in lavatrice. Il risultato è un utilitarismo pieno di inventiva; una congiunzione felice di comfort - nella moda, troppo spesso, parolaccia - stile e democrazia.

Homme Plissé non esclude: dona a molti tipi fisici, cambiando radicalmente a seconda del modo in cui si sceglie di indossarlo o della taglia che si decide di acquistare. La modularità è il vero plus, e non è un caso che il successo del marchio sia arrivato da early adopter appartenenti al mondo dell’arte e della creatività, ovvero clienti che hanno un approccio libero ed espressivo al vestire. È in movimento però che Homme Plissé rivela tutto il suo potenziale, nonché la puntualità del design fatto per la vita, non per la stasi e le pose. Che da Pitti in poi esso si esprimerà con sfilate o eventi occasionali, in momenti e luoghi non necessariamente legati alla moda, a sottolineare l’intrinseca atemporalità, il suo essere pensato per fornire strumenti invece che paludamenti, la sua onestà piena di umanità, è solo una evoluzione conseguente, che attendiamo fiduciosi.

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