L’on the road più western d’Italia lungo la Basentana
La poesia infinita di Valsinni e Tricarico
Continuando ad avanzare, prima che la coda dell’Appennino compaia all’orizzonte, ecco la Basentana diventare sempre più poetica. Specialmente, scegliendo di visitare prima Valsinni e il suo castello eretto su di una preesistente rocca longobarda risalente all’XI secolo: nelle sue mura e stanze, vi fu rinchiusa Isabella Morra, più per un sospetto amoroso che per un’effettiva storia sentimentale col proprio precettore Diego Sandoval de Castro. Il suo mito, però, riportato in auge da Benedetto Croce, alberga ora in questo panoramico borgo. Le rime da ella composte echeggiano durante le visite al maniero e si perdono lungo l’alveo del fiume Sinni. Nella locanda Fontana del Borgo, proprio a ridosso del castello, si gusta quella eccellenza lucana assoluta e croccante che risponde al nome dei peperoni cruschi. Pochi chilometri più avanti, sulla destra, una freccia indica un’altra lirica destinazione. A Tricarico, infatti, si compì la vicenda umana e civile di Rocco Scotellaro, poeta e sindaco. Nonostante siano trascorsi più di sette decenni dalla prematura scomparsa, il paese natio gli è rimasto assai fedele, tanto è vero che i versi dei componimenti più importanti si leggono sui murales e sulle luminarie vicino alla sua abitazione e restano in mente mentre si passeggia su e giù per i quartieri arabeggianti della Ràbata e della Saracena, in quelli normanni del Monte e del Piano, e fino alla Civita. Senza timidezza, si deve varcare Porta Monte, e poi smuovere autonomamente i battenti della Chiesa di Santa Chiara che da cappella del castello normanno divenne parte integrante e preziosa del monastero delle Clarisse, fondato nel 1333 da Sveva de Bethsan, contessa di Tricarico e moglie di Tommaso Sanseverino conte di Marsico, e dal re Roberto d’Angiò. La sua Cappella del Crocifisso costituisce uno scrigno artistico tra i più ragguardevoli del ‘600 meridionale grazie al ciclo di affreschi firmati da Pietro Antonio Ferro. Anche la Chiesa di San Francesco in stile gotico che reca in facciata alcuni leoncini in pietra, nel cui chiostro si trova adesso il Centro di documentazione denominato Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra e l’Archivio sulla storia del Meridione, contenente fotografie scattate da Henri Cartier-Bresson, Arturo Zavattini, Mario Carbone, Mario Cresci, Antonio Pagnotta, suscitano grande apprezzamento. Si può poi camminare attorno alla fortezza normanna eretta tra il IX e il X secolo, individuare i soggetti scolpiti finemente nei 18 riquadri del Sopportico dell’ex Seminario Vescovile, risalente al periodo rinascimentale, e opportunamente rifocillati dai pani, dalle lagane con mollica di pane, uva passa e cannella, le cialledde di pane raffermo con pomodoro, olio e origano del Forno Martelli si ha l’energia necessaria per raggiungere anche la Torre Saracena e ammirare il paesaggio fino alle Dolomiti Lucane.
