Ciclismo

La Parigi-Roubaix al belga Van Aert: l’eterno piazzato batte Pogacar

Arrivati insieme dopo una fuga di oltre 50 chilometri al Velodromo di Roubaix, Van Aert ai trecento metri ha bruciato il campione del mondo con uno sprint perfetto

di Dario Ceccarelli

12 aprile 2026, Roubaix, Francia nella foto : il belga Wout van Aert e lo sloveno Tadej Pogacar

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È una bella sorpresa soprattutto per chi sta dalla parte degli eterni sconfitti, dei secondi che, una volta tanto, riescono ad essere primi. Come se una nuvoletta nera li accompagnasse impedendogli di raggiungere i traguardi che meritano.

Ma questa volta, sulle strade della 123esima Parigi-Roubaix, la nuvola di Fantozzi ha finalmente lasciato libero dalle sue catene il belga Wout Van Aert permettendogli di coronare un doppio sogno: vincere la corsa che ama di più superando il Campione del Mondo Tadej Pogacar, il nuovo Cannibale del ciclismo mondiale, per una volta meno marziano del solito.

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Arrivati insieme dopo una fuga di oltre 50 chilometri al Velodromo di Roubaix, Van Aert ai trecento metri lo ha bruciato con uno sprint perfetto. Freddo e secco. Di quelli che non lasciano scampo. E infatti lo sloveno, forse arrivato più scarico, non ha saputo reagire. E dire che ci teneva a questo Roubaix: vincendola avrebbe completato un cerchio magico, quello di chi ha conquistato tutte le classiche monumento. Un club d’élite che parla solo fiammingo (Van Loy, Merckx e De Vlaeminck) nel quale Pogacar voleva inserirsi con tutte le sue forze. È la seconda volta consecutiva che lo sloveno arriva secondo nella corsa delle pietre. Avrà tempo per rifarsi, ma intanto deve prendere atto che sono sempre si può vincere. Era dal Mondiale in Ruanda del 2025 che non veniva battuto.

A mettergli i bastoni tra le ruote, si pensava fosse Mathieu Van der Poel l’olandese volante, che ha vinto le ultime tre Roubaix. L’olandese però è stato sfortunato. Questa volta la nuvoletta di Fantozzi gli si è posata accanto proprio nella foresta di Aremberg, uno dei punti decisivi della corsa delle pietre a circa 90 chilometri dal traguardo. Van der Poel ha forato addirittura due volte perdendo oltre due minuti per un pasticciato cambio di bicicletta che l’ha poi costretto a un forsennato inseguimento. Un inseguimento formidabile ma dispendioso che l’ha portato fino a 19 secondi da Pogacar e Van Aert. A quel punto però la coppia di fuga ha dato un’altra sgasata e per l’olandese, piazzatosi poi quarto, non c’è stato più nulla da fare. Sfortunato anche il nostro Filippo Ganna, anche lui penalizzato da un combinato disposto di forature e cadute che gli hanno fatto perdere il treno dei fuggitivi.

La vera sorpresa però è venuta da Van Aert, 31 anni, grande talento rimasto però parzialmente inespresso per un incrocio di episodi negativi che hanno costellato la sua lunga carriera rischiando anche di allontanarlo dalle corse. Specialista di ciclocross (ha vinto tre titoli mondiali consecutivi), dotato anche nelle volate di gruppo, il belga si è distinto nelle cronometro e (nonostante la potente stazza) anche nelle tappe di montagna dei grandi Giri vantando dieci sigilli al Tour, tre alla Vuelta e uno al Giro d’Italia.

Perfetto per le classiche, ma quasi mai afferrate tranne una: la Milano-Sanremo del 2020. «Conquistare la Roubaix era il mio sogno» ha detto Van Aert. «Un sogno che si è realizzato. Arrivare al velodromo è stata la parte più difficile. Avevo un piano. Ma per riuscirci ho dovuto non farmi staccare da Pogacar. Tante volte ho avuto paura di non farcela. Questa è una corsa fantastica, ma anche durissima e imprevedibile» ha precisato in lacrime Van Aert. «La inseguo dal 2018, da quando ho perso un mio compagno di squadra, l’amico Michael Goolaerts. Al traguardo ho alzato il dito per dedicarla a lui. Nella mia carriera ho avuto tante sfortune, che però mi hanno dato forza ed esperienza. Ogni volta mi sono sempre rialzato, e non c’è stato nulla di più bello che arrivare al velodromo insieme al campione del mondo e di batterlo in volata. Sono felice perché ho ripreso con gli interessi quanto ho perso in passato».

Una bella storia, quella di Van Aert. Una storia istruttiva che insegna a non arrendersi, a non gettare la spugna anche quando tutto sembra remarti contro. Pur essendo l’uomo ideale per ogni terreno, fino a questo successo sembrava condannato al tramonto, ad incontrare sempre qualcuno migliore di lui. Va però ricordato che all’ultimo Tour de France, nella tappa conclusiva che passava da Montmartre, era stato proprio Van Aert a battere Pogacar in maglia gialla. Lo sloveno voleva assolutamente vincerla per suggellare il suo trionfo ma il belga ci ha messo lo zampino lasciandolo alle spalle.

Evidentemente Pogacar lo ispira. Bene anche che lo sloveno abbia trovato, almeno in questa occasione, un rivale in grado di metterlo all’angolo. Un dominio esagerato, per quanto meritato, alla lunga stanca. Forse anche altri big, dopo questa Roubaix, troveranno forza e coraggio per imitare Van Aert, il grande perdente diventato vincente nel giorno più importante.

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