Ciclismo

Pogacar punta forte sulla Parigi-Roubaix, l’ultima classica che ancora gli manca

Il campione sloveno punta a completare il suo palmarès con questa corsa leggendaria, mentre Mathieu Van der Poel cerca il quarto successo consecutivo

di Dario Ceccarelli

Il ciclista sloveno Tadej Pogacar, dell'UAE Team Emirates XRG, posa sul podio al termine del "Giro delle Fiandre", a Oudenaarde, in Belgio, il 5 aprile 2026.  EPA/OLIVIER MATTHYS EPA

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Una volta, prima che cominciasse il Regno di Tadej Pogacar, la Parigi-Roubaix era una corsa speciale.

Dove poteva succedere di tutto. Cadute, pioggia, vento, fango, forature e tanti altri imprevisti la rendevano assolutamente imprevedibile e impronosticabile. Più ancora indecifrabile della Milano-Sanremo.

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Poteva vincerla un grande campione, adatto a questa lotteria delle pietre, ma poteva spuntarla anche un generoso signor nessuno che, da quel giorno, non sarebbe stato più un nessuno, perché vincere una Roubaix, detta anche “l’ultima follia del ciclismo moderno”, basta per farti entrare nella storia di questo sport e di questa classica amata proprio per le sue difficoltà e perché rappresenta con i suoi 30 settori di pavé (54,8 km su un totale di 258,3) uno spericolato tuffo nel passato. In quell’Inferno del Nord, verso il confine con il Belgio, ben rappresentato nei romanzi da Emile Zola, con le sue miniere di carbone, le case basse coi mattoni rossi, certi bar con i banconi in legno dove alla domenica, dopo la messa, minatori e contadini si ritrovano con il vestito della festa per darci dentro con carte e bicchiere. Non sono molto cambiati questi bar; quasi sempre si chiamano “Terminus” con degli avvisi alle pareti dove si ammonisce gli avventori a non sputare e a non ubriacarsi. Sullo sputare, diciamo che ormai sono tutti d’accordo. Sull’ubriachezza, c’è ancora da lavorarci.

Fatta questa digressione, torniamo al punto nodale di questa Roubaix numero 123: il punto è che quest’anno Tadej Pogacar, dopo Sanremo e Fiandre, vuole assolutamente vincerla. Sia perché è l’unica classica monumento finora sfuggita al suo ricco palmarès (5 Lombardia, 3 Liegi-Bastogne-Liegi, 3 Giri delle Fiandre, 1 Milano-Sanremo), sia perché, centrando anche la Roubaix, avrà un percorso in discesa per fare poi la “cinquina” nella stessa stagione (impresa non riuscita neppure a Eddy Merckx), visto che Liegi e Lombardia Tadej ormai le considera come suoi territori di caccia da tempo acquisiti.

Insomma: Pogacar, con il suo enorme talento, sta per sfatare anche l’ultimo mito della Roubaix: quello della sua inafferrabilità. Se vince, come è molto probabile (anche se Van der Poel farà di tutto per impedirglielo), nulla gli sarà più precluso. Già adesso, questo Fenomeno che demolisce ogni record (111 successi, tra cui 4 Tour, un Giro d’Italia, 2 mondiali in linea) sembra lanciato verso un universo parallelo del ciclismo.

Dove va Tadej vince, non lascia scampo.

Numeri impressionanti

E non solo vince, ma lo fa con una disinvoltura che lascia basiti. Certo al Fiandre per staccare Van der Poel, si è dovuto impegnare più del solito, arrivando perfino sudato al traguardo. Ma è stata una eccezione: quando prende il volo non lo ferma infatti più nessuno. Non c’è impresa che gli sfugga, addirittura non perde una gara dal Mondiale di Ruanda (settembre 2025). Numeri impressionanti che proiettano lo sloveno in una dimensione che forse neppure il suo grande e vero rivale, Eddy Merckx, ha mai raggiunto. Il confronto, come tutti quelli fatti tra campioni di epoche diverse è molto discutibile. Non solo per materiali, preparazioni e strade, ma anche per i diversi calendari. Il belga correva praticamente tutto l’anno, da febbraio a ottobre, lo sloveno, per rigenerarsi, si prende delle pause che all’epoca di Merckx non erano previste.

Anche gli avversari contano: Eddy ne ha avuti di fortissimi, su tutti i terreni, Pogacar li sta demolendo tutti. Nei grandi Giri, a fatica, gli resiste Jonas Vingegaard. Nelle corse di un giorno, sempre i soliti che questa domenica 12 aprile affronterà sul pavé: Van der Poel, Van Aert, Pedersen, Mohoric, Laporte e il nostro Filippo Ganna, forte del successo alla Dwars door Vlaanderen. Non ci sarà invece il belga Remco Evenepoel.

Una parola in più la spendiamo per Mathieu Van der Poel: l’olandese, vincitore delle ultime tre edizioni, è sicuramente a caccia di un poker che lo proietterebbe in vetta all’albo d’oro a fianco di Tom Boonen e Roger de Vlaeminck, specialisti assoluti, oltre ai nostri Francesco Moser (3 successi) e Franco Ballerini (2 successi più un secondo e un terzo posto).

L’impressione è che Van Der Poel non voglia assolutamente farsela sfuggire (“Io pronto a tutto, mi guida l’istinto”) e che abbia concentrato la sua preparazione sulla Roubaix per due buoni motivi: primo che è “fisicamente” più congeniale a lui che a Pogacar; secondo che così, conquistandola per la quarta volta, entrerebbe di diritto nella storia di questo sport. Questo pronostico, in altri tempi, lo avremmo controfirmato. Ora però, con un Pogacar così esplosivo, la cautela è d’obbligo. Vedremo: Van der Poel è il primo degli umani, Pogacar invece è un formidabile ET venuto sulla Terra per oscurare persino il leggendario Eddy Merckx, purtroppo in questi giorni all’ospedale per una dolorosa infezione all’anca.

Tadej la corsa la fa sul Cannibale, questo è evidente. Difficilmente però raggiungerà le sue 523 vittorie con 19 classiche monumento, di cui 7 Milano-Sanremo. Un duello nel tempo, questo tra il belga e lo sloveno, comunque affascinante. Pogacar ha solo 27 anni, almeno altri cinque da correre ad altissimo livello. L’unica incertezza, avendo cominciato a vincere presto, è quanto durerà. Al momento comunque l’argomento non è in agenda.

Godiamoci allora questo Roubaix e segnatevi, come al solito, il tratto (93 km dall’arrivo) dove comincia la foresta di Aremberg (settore numero 19), 2300 metri con fondo a schiena d’asino caratterizzato dal massimo grado di difficoltà. Al centro ci sono dei pietroni, ai lati due corsie strette, a volte polverose altre fangose, per evitare di finire frollati tra i sassi.

Il problema della Roubaix è che non bisogna rimanere indietro. Chi resta indietro è perduto: e quindi è vietato forare o finire addosso a chi cade davanti.

Felice Gimondi, primo nel 1966, avvertiva: «Per vincerla è obbligatorio arrivare tra i primi ad Aremberg. E’ un imbuto. Dopo devi però fare tutto il resto. E soprattutto essere molto fortunato». Una curiosità: per pulire il fondo dai residui d’erba, negli ultimi 30 giorni sono state utilizzate anche le capre.

Infine, da non dimenticare: per la prima volta la gara femminile si svolgerà di domenica come quella maschile. Quella maschile arriverà verso le 17, quella femminile, che partirà più tardi, verso le 18.30. Non ci sarà la vincitrice dell’ultima edizione, Pauline Ferrand-Prévot. La favorita è Lotte Kopecky. Buone chances anche per le nostre Elisa Longo Borghini (vincitrice nel 2022), Elisa Balsamo e Letizia Borghesi.

Rai: diretta diretta dalle 12.45 alle 14.45 su Rai Sport. Dalle ore 14.45 in avanti su Raidue.

Discovery/Eurosport: diretta dalle 10.30 alle 18.50 (maschile).

Dalle 17 alle 18.45 su Eurosport 1 (donne)

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