Media

La nuova legge sul cinema punta al riordino di tax credit e controlli: ddl alla Camera

Il disegno di legge introduce una nuova architettura per il comparto, prevedendo un’agenzia ad hoc e la natura strutturalmente discontinua del lavoro nello spettacolo

 (Adobe Stock)

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Il cinema italiano prova a cambiare macchina amministrativa mentre il motore è ancora acceso. La nuova legge sul Cinema e l’Audiovisivo, che la scorsa settimana ha ottenuto il via libera della commissione alla Camera, punta all’approvazione dell’Aula, prima del passaggio al Senato. La discussione è calendarizzata per domani 31 luglio. E già arrivare a questo punto non è da poco: sono state unificate proposte di maggioranza e opposizione. «Questa convergenza trasversale rappresenta un fatto davvero eccezionale», rimarca il presidente di IsICult, Angelo Zaccone Teodosi.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’Agenzia per il cinema

Il testo è senz’altro ambizioso. Una novità è l’Agenzia per il Cinema e l’Audiovisivo, prevista dall’1 gennaio 2028. È immaginata come un ente pubblico autonomo, per prendere in carico le funzioni operative oggi affidate alla Direzione generale del ministero della Cultura: gestione dei fondi, attuazione delle politiche, internazionalizzazione, raccolta dei dati, attrazione delle produzioni estere e coordinamento delle Film Commission. Al Ministero resteranno la regia politica, la vigilanza strategica e le ispezioni. 

Loading...

Per l’avvio sono autorizzati 4,5 milioni l’anno dal 2027. Una separazione pensata per rendere le procedure più rapide, ma che apre subito la questione decisiva: l’Agenzia sarà davvero indipendente ed efficiente? Domanda tutt’altro che peregrina visto che, ad esempio, il direttore sarà nominato, con decreto del Presidente della Repubblica, «previa deliberazione del Consiglio dei Ministri» su proposta del ministero della Cultura.

E poi: non scriverà e non potrà modificare gli schemi di aiuto al settore: forme dei sostegni, importi, requisiti resteranno fissati nella legge e nei decreti, fuori dalla sua portata, anche quando il mercato li avrà resi vecchi. Certo, l’idea di un’agenzia nazionale del cinema non è sbagliata: è il modello che in Francia funziona da settant’anni. Ma quel modello sta in piedi a una condizione: che l’ente abbia davvero indipendenza e autonomia necessarie. Con disponibilità di risorse certe e programmabili su più anni.

Il Forum del cinema

Accanto all’Agenzia nascerà il Forum del cinema e dell’audiovisivo, sede permanente di consultazione composta da esperti e rappresentanti della filiera, dagli autori ai lavoratori, dai produttori alle piattaforme e ai videogiochi. Sostituirà il Consiglio superiore del Cinema (che non ha sicuramente inciso) e dovrà valutare le politiche pubbliche, esprimere pareri e sorvegliare anche l’impatto dell’intelligenza artificiale.

La gestione dei fondi pubblici

Il cuore economico della riforma resta il sistema degli aiuti. Il Governo riceve una delega di 24 mesi per riordinare tax credit, contributi selettivi e controlli. Compare la figura del responsabile dei crediti d’imposta, mentre dovranno essere rafforzate le verifiche sulla congruità dei costi e sui possibili comportamenti elusivi.

 I contributi selettivi dovranno privilegiare opere prime e seconde, giovani autori e produzioni di qualità, con limiti per i progetti audiovisivi che superano i 5 milioni di investimento. Una corsia specifica è riservata ai produttori indipendenti.

Dal 2028, inoltre, per le sale cinematografiche il credito d’imposta sarà sostituito da contributi diretti non tassati, destinati al funzionamento, alla riapertura degli esercizi inattivi, alle ristrutturazioni e alla trasformazione degli spazi in presìdi culturali. Priorità alle aree dove gli schermi sono pochi rispetto alla popolazione e maggiorazioni per le sale storiche.

Il provvedimento prova anche a sbloccare il credito. Prevede garanzie pubbliche fino all’80% dei finanziamenti e apre alla cartolarizzazione di contributi, crediti d’imposta e ricavi futuri derivanti dalla vendita dei diritti. E c’è da considerare l’articolo 12 che prevede l’inapplicabilità ai beneficiari di contributi per cinema e audiovisivo «delle disposizioni in materia di verifica dell’inadempimento degli obblighi tributari».

L’inquadramento dei lavoratori

L’altra metà della legge riguarda chi lavora sul set. Viene riconosciuta la natura strutturalmente discontinua del lavoro nello spettacolo e ridisegnata l’indennità dedicata: accesso con almeno 51 giornate contributive nei dodici mesi precedenti, trattamento pari all’80% della retribuzione media, che sale all’85% con almeno 80 giornate. Nasce inoltre un fondo da 10 milioni l’anno, dal 2027 al 2030, per gli artisti e le maestranze in emergenza pensionistica.

Loading...

Cambia infine il meccanismo di selezione dei progetti. Una commissione di venti esperti, sorteggiati da una rosa di trenta candidati e pagati 35 mila euro lordi l’anno, assegnerà i contributi. Va da sé che il sorteggio non elimina da solo il rischio di scelte opache: lo sposta sul modo in cui sarà costruita la lista iniziale.

È una legge vasta, forse troppo. Promette certezza dei tempi, ma affida molta parte del cambiamento a decreti successivi. Con tutto ciò che può conseguire.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti