Guerre commerciali globali

La mappa delle guerre commerciali: amici e nemici di Washington

La guerra commerciale globale ha creato una mappa di alleati e avversari per gli Stati Uniti, con tariffe variabili in base al surplus commerciale. La Cina è il nemico principale, mentre alcuni paesi sono stati risparmiati

di Enrico Marro

2' di lettura

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La guerra commerciale globale scatenata da Trump contro il mondo ha lasciato gli Stati Uniti con pochissimi amici e moltissimi nemici. Anche se, beninteso, tutti pronti a trattare perché consapevoli della “strategia negoziale” del tycoon: prima il nodoso bastone e poi la carota in cambio di concessioni di vario tipo (a partire probabilmente dal finanziamento del debito Usa).

Ma vediamo nel dettaglio la mappa del nuovo “Liberation Day” americano (auto a parte), che in teoria dovrebbe punire i Paesi con il maggior surplus commerciale verso gli Stati Uniti ma che in pratica procede - almeno in apparenza - con il consueto approccio caotico trumpiano.

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LA MAPPA DEI NUOVI DAZI DI TRUMP

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I «salvati»

Tra la cinquantina di Paesi bersaglio dei dazi di Trump, c’è un gruppetto di “fortunati” che si vede affibbiare tariffe al minimo sindacale del 10%.

Si tratta di Gran Bretagna e parte dell’ex Impero (Australia, Singapore, Nuova Zelanda), di alcuni Paesi del Golfo (Emirati Arabi e Arabia Saudita), di un pezzetto di Nordafrica (Egitto, Marocco), della Turchia e soprattutto di gran parte del Sudamerica (Argentina, Cile, Colombia, Perù, Costa Rica, Repubblica Domenicana, Ecuador, Guatemala, Honduras e Salvador).

Messico e Canada non rientrano nel pacchetto del “Liberation Day” per via dei dazi al 25% già disposti con ordini esecutivi.

A quota 15%, curiosamente, troviamo la sola Norvegia. Al 17% Israele e le Filippine, al 18% il Nicaragua.

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Il gruppone intermedio

Poi c’è il gruppone del 20% che comprende l’Unione europea, seguita al 21% dalla Costa D’Avorio. Si sale al 24% per Giappone e Malesia, seguite al 25% dalla Corea del Sud. L’India si attesta al 26%, il Kazakistan al 27% %, la Tunisia al 28%, il Pakistan al 29%.

A quota 30% troviamo il Sud Africa, al 31% la Svizzera, al 32% Taiwan e l’Indonesia. Il nemico numero uno, la Cina, si vede affibbiare dazi del 34%, la Thailandia viene bastonata con il 36%, la Serbia con il 37% assieme al Botswana.

I sommersi

Il machete di Trump, infine, si abbatte con violenza su Sri Lanka e Myanmar (44%), Vietnam (46%), Madagascar (47%), Laos (48%) e Cambogia (49%). Sono questi i veri “sommersi” del Liberation Day.

Mentre la Russia non compare nell’elenco perché le sanzioni Usa a Mosca già «precludono qualsiasi commercio significativo».

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