Le iniziative

La lotta delle città europee contro il caldo estremo: dagli alberi al restauro ecologico

L’obiettivo è invertire la rotta che vede salire in maniera esponenziale le temperature. Il caso italiano e quello spagnolo

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna)

Turisti a Roma

4' di lettura

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L’obiettivo è, se non invertire la rotta, quantomeno contenere gli effetti legati alle temperature che salgono rendendo, talvolta, impossibile la vita in città. Per questo motivo in alcune comunità d’Europa, ma anche in Italia, si sta lavorando per «colmare le lacune ecologiche». In questo panorama si spazia dalla realizzazione di prati urbani ai giardini forestali, sino al “verde verticale”.

Una situazione preoccupante

Gli esperti parlano di situazione “preoccupante” perché nell’arco degli anni le temperature hanno subito un incremento che, a catena, scatena altre reazioni. «La temperatura media è salita di 1,3 - 1,4 gradi rispetto al periodo pre industriale - premette Gianmaria Sannino, climatologo e ricercatore dell’Enea -, dal 2023 c’è stata una ulteriore accelerazione e ci stiamo molto avvicinando rapidamente al limite dell’1,5 che non avremmo dovuto superare secondo l’accordo di Parigi». In qualche caso il grado e mezzo è stato superato ma, come sottolinea Sannino, c’è stato un rientro.

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Temperature in aumento

La tendenza, comunque, è quella di un innalzamento delle temperature. «Un mondo più caldo porta con sé molte conseguenze - aggiunge - come per esempio gli eventi estremi che sono le ondate di calore. Nel Mediterraneo gli impatti più evidenti sono le ondate di calore e il mare che sale. Impatti cui andremo incontro. C’è da dire che quello che stiamo vivendo oggi era stato previsto dai climatologi». Nel caso si dovesse superare in maniera sistematica il grado e mezzo, la situazione diventerà impattante. «In quel caso avremo ondate di calore che dureranno di più». Tutto perché, nel corso degli anni «è stato scardinato il sistema climatico naturale con grosse emissioni di CO2».

Il pranzo di un’ora in 4 secondi

«È come se il pranzo e tutte le pietanze consumate in un’ora - chiarisce il climatologo - venissero mangiate in 4 secondi. Diciamo pure che l’atmosfera ha fatto indigestione di CO2. Adesso stiamo vivendo un cambiamento climatico figlio di una bufera a cui la terra sa rispondere solo in un modo, aumentando la temperatura». Per l’esperto, comunque, non tutto è perduto perché «c’è sempre la possibilità di restituire una situazione migliore ai nostri figli o nipoti, dipende sia dai nostri comportamenti sia dalle scelte dei decisori politici».

Le isole di calore urbane

E, infatti, proprio seguendo questo percorso in diversi centri d’Europa e anche in Italia qualcosa comincia a muoversi.

Anche perché, oltre all’innalzamento delle temperature legato ai cambiamenti climatici, nelle città si verifica il cosiddetto fenomeno dell’isola di calore urbana. «Si tratta del fenomeno causato dall’urbanizzazione - dice Elisabetta Salvatori, responsabile soluzioni integrate per la rigenerazione urbana del dipartimento sostenibilità dell’Enea -, e quindi dal fatto che asfalto e cemento immagazzinano calore che viene rilasciato più lentamente. Per questo motivo, anche alla luce del cambiamento climatico stanno portando avanti iniziative per riportare la natura in città e ripristinare la natura del suolo con il verde».

Dai prati alle foreste urbane

In questo scenario ci sviluppano le diverse iniziative con «soluzioni di diverso tipo, adattate al contesto» che spaziano dalle alberature alle foreste urbane «perché gli alberi sono molto efficaci nel ridurre le temperature e riducono attivamente la temperature dell’aria». Tra le altre iniziative anche le «micro foreste di 150 metri quadri». Non solo: «C’è poi la partita edifici - argomenta - con tetti, facciate». Un progetto che segue questo percorso «riguarda il primo municipio di Roma». «Fondamentale in questi progetti - aggiunge ancora la ricercatrice - è l’impiego di specie autoctone».

Il caso italiano

In Italia, secondo uno studio di Legambiente del 2021 la percentuale di alberi presenti nelle città registra il dato più alto a Torino con 47/100, seguito da MIlano 37/100. Più in basso Bologna con 21/100, Roma con 11/100, Palermo con 11/100 e Napoli con 6/100. A MIlano, come a Padova, il progetto ForestaMi prevede tre milioni di nuovi alberi in tutta la città metropolitana. Altri interventi si registrano a Prato con la piattaforma Forest City per il crowdfunding, un progetto di forestazione urbana che coinvolge anche i cittadini. Progetti anche a Parma, Rimini e Mantova.

Il caso spagnolo

Anche la Spagna si sta muovendo in direzione di una maggiore sostenibilità urbana, attraverso iniziative che puntano alla rinaturalizzazione degli spazi urbani e alla connessione tra aree verdi. Un esempio emblematico è il Bosque Metropolitano di Madrid, una cintura verde di oltre 75 chilometri che circonderà la capitale con aree forestali, percorsi ciclopedonali e interventi di restauro ecologico. Si tratta di un progetto ambizioso che coinvolge cittadini e imprese private, e che ha come obiettivo la riduzione dell’impatto delle isole di calore e la promozione della biodiversità.

Parallelamente, altre città come Valencia e Siviglia stanno trasformando vecchie infrastrutture dismesse, come letti fluviali o binari ferroviari abbandonati, in corridoi verdi che favoriscono il raffrescamento naturale e la connessione ecologica. Siviglia, in particolare, può già contare su oltre cento parchi e aree verdi dislocate sul proprio territorio urbano.

Sempre a Madrid, si segnala il progetto di rinaturalizzazione del fiume Manzanarre, avviato nel 2016, che ha permesso di ripristinare parte della dinamica ecologica del corso d’acqua urbano. L’apertura delle dighe e la rimozione di alcune canalizzazioni hanno consentito il ritorno della vegetazione autoctona e di numerose specie animali. Secondo uno studio dell’Università Autonoma di Madrid, il numero di specie floreali presenti lungo il tratto urbano del fiume è raddoppiato.

Non mancano le iniziative educative e sociali legate all’ecologia urbana. Gli orti scolastici e comunitari si stanno diffondendo in molte città spagnole: orti che non solo trasformano tetti e cortili in spazi produttivi, ma che rivestono anche un ruolo importante nel promuovere l’inclusione e la consapevolezza ambientale. Il Ministero della Transizione Ecologica sottolinea come questi progetti siano in grado di rigenerare aree degradate, favorendo il coinvolgimento diretto dei cittadini. Esemplari in questo senso sono l’orto urbano “La Cabaña del Retiro” a Madrid, dedicato a studenti e anziani, o “El Caminito” a Malaga, gestito da un’associazione con finalità educative e sociali.

Tuttavia, permangono forti disuguaglianze territoriali. Secondo Pablo Moreno, ricercatore dell’Università dei Paesi Baschi, “la pianificazione urbana in Spagna sta tenendo conto del cambiamento climatico, ma c’è una chiara differenza tra le città che investono in ricerca e innovazione, come Madrid, Barcellona o i Paesi Baschi, e quelle che, invece, non hanno fondi né capacità di ricerca.” Moreno sottolinea inoltre che “la misura sociale è quasi più importante del livello di innovazione”, evidenziando il ruolo cruciale della partecipazione civica nella progettazione urbana e nella gestione degli spazi verdi.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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