Testamento Armani, ecco com’è stata divisa l’eredità dello stilista
Pantaleo dell’Orco avrà il diritto di usufrutto sul 30% delle quote e il 40% dei diritti di voto. Giorgio Armani ha designato la Fondazione come erede al 100% delle quote della maison e ha stabilito la vendita del 15% entro 18 mesi. Il testamento include dettagli sulle proprietà e sulle disposizioni per la gestione futura
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Alla Fondazione Armani va il 100% delle quote della maison. È quanto emerge dalla lettura del testamento dello stilista scomparso lo scorso 4 settembre. Nel dettaglio, alla Fondazione, che aveva già lo 0,1% delle quote, va il diritto di piena proprietà sul 9,9% (pari al 30% dei diritti di voto) e il diritto di “nuda proprietà” sul restante 90% delle quote. Il resto dei diritti di voto, infatti, è diviso tra Pantaleo Dell’Orco (compagno da una vita dello stilista) e i nipoti Silvana Armani e Andrea Camerana. Sul totale della società, quindi, Dell’Orco avrà il diritto di usufrutto sul 30% delle quote e il 40% dei diritti di voto.
Entro 5-8 anni cessione maggioranza o quotazione
Giorgio Armani nel suo testamento ha disposto, poi, un dettagliato piano per il futuro della maison, che prevede nel giro di qualche anno l’entrata in maggioranza di un colosso del lusso e della moda (escludendo, quindi, i fondi d’investimento e le finanziarie) o, in alternativa, la quotazione in Borsa, con la Fondazione al 30% del capitale.
Il primo step è la vendita entro 18 mesi del 15% a Lvmh, EssilorLuxottica, l’Oreal o gruppi simili. E’ quella che Armani chiama la «prima tranche» di vendita. Ma è solo il passo iniziale. «Su impulso della Fondazione - si legge - e con l’accordo di Leo (Dell’Orco, ndr)», a decorrere dal terzo anno ed entro il quinto anno dalla data di apertura del testamento, Armani chiede agli eredi di «cedere al medesimo acquirente del primo 15% del capitale della società, un’ulteriore quota azionaria» per un minimo del 30% del capitale e un massimo del 54,9%. Con questa «seconda tranche», il nuovo soggetto potrebbe così arrivare alla maggioranza assoluta della maison.
Ma c’è anche un “piano b”. Se questa seconda vendita non dovesse andare in porto, infatti, Armani dispone «in alternativa», «la quotazione delle azioni della società su un mercato regolamentato italiano o di pari standing». Lo sbarco in Borsa arriverebbe, qualora ne facessero richiesta alla Fondazione, Dell’Orco e uno dei nipoti, Andrea e Silvana, entro 3 anni dall’apertura del testamento, ma «in ogni caso» entro 5 anni o al massimo 8 anni.
Ma cosa succederà dopo l’Ipo? Armani ha pensato anche a questo. A quel punto si dovrà attuare «un ordinato piano di valorizzazione di una parte della partecipazione residua, detenuta dalla Fondazione nella società, di modo che la partecipazione della Fondazione non sia mai inferiore al 30,1%».








