Rotte alternative

Ferrovia Hejaz, un corridoio strategico per bypassare Hormuz

Il progetto di riattivazione della ferrovia Hejaz mira a creare un hub logistico tra Medio Oriente, Europa e Asia, trasformando equilibri geopolitici e offrendo nuove opportunità economiche e industriali.

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La ricerca da parte delle monarchie del Golfo, Turchia ed Europa, di creare binari alternativi a Hormuz per le merci, l’energia e i flussi dati dimostra come il potere si sia sviluppato lungo le linee di valore e come oggi si sia entrati nella geopolitica dei nodi. Questa è la logistica del prossimo futuro. Ossia, i punti di intersezione tra dati, tratte marittime ed infrastrutture sensibili. In questo contesto, l’Italia ed il suo comparto industriale hanno l’opportunità di trasformare la propria posizione geografica in potere infrastrutturale, per collocarsi come punto di convergenza in Europa per merci, energia, dati e industria.

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Tuttavia, il rilancio della Hejaz Railway, e del corridoio commerciale alternativo a Hormuz, va visto in un contesto più ampio. Ci troviamo di fronte a cambiamenti strutturali globali per cui il progetto Hejaz rappresenta solo una parte dello scenario geopolitico mondiale in cambiamento. Nello specifico, per quanto riguarda il Medio Oriente, riflette l’obiettivo di non essere più solamente un attore del settore energetico per l’estrazione e la raffinazione del greggio, ma di stabilire il ruolo anche a livello di marketing e massimizzando e diversificando le proprie economie.

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Le radici nella storia

La realizzazione ad inizio del XX secolo fu ordinata dal sultano ottomano Abdulhamid II. Lunga circa 1300 km collegava Damasco a Medina, passando per la Giordania. Costruita tra il 1900 ed il 1908 per agevolare il pellegrinaggio e, soprattutto, per rafforzare il controllo politico dell’area. Fu realizzata in gran parte con finanziamenti dei fedeli musulmani di tutto il mondo e fondi dell’Impero Ottomano. Subì gravi danni durante la Prima Guerra Mondiale durante la Rivolta Araba contro il dominio ottomano.

Lungo il vecchio tracciato esistono stazioni in pietra, ponti in disuso e, a Medina, un museo. Alcune parti della linea vennero distrutte durante il conflitto mondiale, principalmente a Sud, mentre parti della linea a Nord continuarono ad operare ad intermittenza fino al 1925 quando cessò di operare del tutto.

L’accordo per il rilancio dell’Hejaz

Il 9 giugno, nel corso di una visita di stato del ministro dei Trasporti e Infrastruttura turco, Abdulkadir Uraloglu, e del ministro dei Trasporti e Logistica saudita, Saleh bin Nasser Al-Jasser, sono stati firmati a Riyadh due MoU su ferrovie e logistica per riattivare la storica ferrovia dell’Hejaz. Ma non si tratta di un semplice recupero storico, piuttosto della creazione di un’infrastruttura di connessione strategica tra Anatolia, Levante, Penisola Arabica e, in un secondo momento, l’Oceano Indiano.

Mentre il 7 aprile è stato firmato un altro MoU tra la Turchia, la Siria e la Giordania come parte delle loro intenzioni di rilanciare il corridoio dell’Hejaz, costruendo l’infrastruttura mancante in Siria e migliorando quelle esistenti in Giordania. A conferire un ulteriore grado di credibilità alle intenzioni di andare avanti con il progetto del corridoio commerciale - concepirlo solo come semplice progetto ferroviario non ne spiega l’ampiezza strategica - il 7 agosto, l’Arabia Saudita, la Turchia ed il Pakistan hanno firmato un accordo di difesa trilaterale, il Makkah Joint Defense Agreement.

Secondo questo accordo, un attacco armato contro uno dei tre paesi verrà considerato un attacco contro tutt’tre. L’importanza strategica di questo patto è data dalla complementarità dei tre attori: il peso economico dell’Arabia Saudita, il solido apparato militare industriale della Turchia e la deterrenza nucleare del Pakistan.

IL PROGETTO DELLA NUOVA FERROVIA HEJAZ

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La nuova infrastruttura

Ci troviamo di fronte alla nascita di un nuovo ordine geopolitico definito dalla competizione per accaparrarsi corridoi economici, mercati e corridoi per il trasporto di merci ed energia. Le condizioni attuali sono il risultato di un nuovo contesto e la fine della globalizzazione come l’abbiamo conosciuta fino ad ora. Per quanto concerne la ferrovia dell’Hejaz, perché questo progetto viene rilanciato solo ora, dopo più di un secolo? Le ragioni sono molteplici. Per l’Arabia Saudita questo rappresenta la possibilità di posizionarsi come hub e centro logistico tra i Paesi del Golfo, il Mediterraneo e l’Europa, lo snodo per tre continenti.

Sotto il regime degli Assad in Siria non c’era alcuna volontà politica di stipulare un accordo simile con l’Arabia Saudita. Lo stesso vale, anche oggi, per l’Iran. La Turchia, invece, in passato mirava all’adesione all’Ue; quindi, non aveva nessun incentivo o motivo di voler rilanciare una ferrovia che la collegasse all’Arabia Saudita.

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Mentre oggi la Turchia, come qualsiasi altro paese delle sue dimensioni ed economia, è in cerca di opportunità e dell’afflusso di investimenti. Per quanto riguarda la Siria, dopo la caduta del regime e quasi 14 anni di guerra civile, deve ricostruire il Paese ed il rilancio della linea ferroviaria rappresenta una grande opportunità.

La Giordania ha anch’essa interesse al rilancio della ferrovia, non avendo, oltre ai fosfati, un ruolo rilevanti nell’economia globale. Anche per l’Europa questo sviluppo geopolitico offre opportunità, creando una via alternativa al gas naturale degli Stati Uniti, Medio Oriente e l’Azerbajan, e proteggendola da un monopolio del gas da parte della Russia quando le sanzioni verranno rimosse. Tuttavia, questi sviluppi geopolitici ed economici, per alcuni Paesi sono percepiti come una minaccia.

L’Iran non vede gli accordi di buon occhio perché riduce il loro peso ed influenza nel mercato energetico e non sono a favore dell’emergere di una Siria economicamente prospera. Se il corridoio divenisse una realtà, creando prosperità, indebolirebbe anche la propria influenza in Iraq. Per la Russia, la realizzazione di corridoi alternativi per il trasporto energetico in futuro sono una minaccia.

Anche nell’ipotesi di una risoluzione della guerra in Ucraina, di una successiva rimozione delle sanzioni, e della ricostruzione delle infrastrutture del settore energetico in Russia, il corridoio dell’Hejaz offre un’alternativa fattibile per il rifornimento energetico dell’Europa. Anche per Israele, che è esclusa dall’accordo, la sua possibile realizzazione non è considerata nell’interesse del Paese.

Vantaggi per l’Italia

Per il comparto industriale italiano, una delle opportunità è la creazione di un corridoio logistico. Si tratterebbe della creazione di una rete alternativa regionale per il trasporto di merci e passeggeri.

Il 17 giugno 2026 è stato firmato un MoU tra le Ferrovie dello Stato Italiane e la Saudi Railway Company. Questo accordo riguarda le infrastrutture, la sicurezza, la manutenzione, la sostenibilità e la consulenza per investitori pubblici e privati nell’area MENA. Questa intesa fa parte di un più ampio dialogo istituzionale tra l’Italia e l’Arabia Saudita.

L’accordo prevede la possibilità di sviluppare in Arabia Saudita un hub regionale per il testing ferroviario, come le prove statiche e dinamiche, validazione del materiale rotabile di nuova generazione, sistemi di segnalamento e controllo, resilienza e sicurezza operativa.

Inoltre, questo memorandum potrebbe rappresentare un punto di entrata per l’Italia per l’intero comparto ferroviario nella regione MENA, senza attendere che l’iniziativa della ferrovia dell’Hejaz venga implementata.

La nascita di nuove alleanze commerciali

Nuovi blocchi ed alleanze commerciali si stanno definendo modificando la geografia economica più rapidamente rispetto alle alleanze formali. Il rilancio della linea ferroviaria dell’Hejaz avrebbe potuto essere realizzato prima, già negli anni 1970, ma erano gli anni della Guerra Fredda e gli equilibri erano diversi.

Succede adesso perché gli equilibri sono mutati:
la Cina con la sua Belt & Road initiative (B&RI) varata nel 2013 per creare un ponte tra Cina ed Eurasia, mira ad avere la supremazia in Asia. Gli Stati Uniti e l’Italia con il Lobito Corridor, lanciato sotto la presidenza di Joe Biden, mira alla creazione di una ferrovia e corridoio in grado di collegare l’Oceano Atlantico all’Oceano Indiano, facilitando così l’esportazione di materie prime molto strategiche come rame e cobalto;
l’India–Middle East–Europe Economic Corridor (IMEC, 2023), un progetto che mira alla realizzazione di un corridoio economico India-Medio Oriente-Europa per l’aumento degli scambi commerciali, energetici e digitali tra le economie interessate;
la Development Road irachena (2024), i cui firmatari sono l’ Iraq, la Turchia, il Qatar ed gli Emirati Arabi Uniti puntano a collegare il grande porto di Al-Faw, destinato a diventare uno dei dieci più grandi al mondo, con Faysh Khabur, al confine turco-iracheno, rafforzando i legami tra l’Iraq e i Paesi del Golfo;
il CPEC/Gwadar (lanciato nel 2015) per realizzare un corridoio economico congiunto e fare del porto di Gwadar un hub di connettività regionale, uno dei progetti cardine della Nuova Via della Seta cinese rafforzando l’asse tra Cina e Pakistan;
il China–Europe Railway Express ed i corridoi Ue chiamati TEN-T. Tutte queste iniziative sono nate prima della crisi di Hormuz, indicativi del cambiamento che sta avendo luogo.

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