Europa

La crisi economica e le liste d’attesa bloccano le cure dentali dei cittadini Ue

Nel 2024, nei Paesi dell’Ue il 6,3% delle persone di età pari o superiore a 16 anni che aveva bisogno di cure dentistiche non è stata in grado di riceverla

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore, Italia), Kim Son Hoang (Der Standard, Austria) e Petr Jedlička (Deník Referendum, Repubblica Ceca)

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Più che la paura del dentista, è una questione di soldi, oltre che di distanze e disservizi. Nel 2024, nei Paesi dell’Ue, il 6,3% delle persone di età pari o superiore a 16 anni che aveva bisogno di cure dentistiche non è stata in grado di riceverla «per motivi finanziari, lunghe liste d’attesa o distanza dai fornitori di servizi dentistici». È quanto emerge da uno studio di Eurostat che ha messo assieme i dati dei Paesi europei relativi alle persone che hanno dovuto fare i conti con diverse problematiche, rinunciando poi alle cure del dentista. La percentuale più alta si registra in Grecia (27,1%), Lettonia (16,5%) e Romania (16,2%). Le più basse sono state osservate a Malta (0,4%), Germania (0,9%) e Croazia (1,1%). «I dati mostrano che la percentuale di persone a rischio di povertà che hanno riportato esigenze di cure dentistiche insoddisfatte nel 2024 era sostanzialmente superiore, al 13,7%, rispetto a quella di quelle senza rischio di povertà, al 5,1%. Un modello simile è stato registrato in tutti i paesi dell’Ue».

Nell’intero panorama internazionale, le differenze più significative sono state registrate in Romania, dove «il 43,5% delle persone a rischio di povertà ha riportato tali bisogni insoddisfatti rispetto al 12,6% tra quelli non a rischio, un divario di 30,9 punti percentuale». La Germania, Malta e la Polonia hanno registrato le differenze più strette tra i tassi di esigenze di cure dentistiche insoddisfatte tra le persone a rischio di povertà e quelle non a rischio di povertà.

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In questo quadro si inserisce il caso italiano dove la crisi economica ha avuto importanti ripercussioni anche nelle cure odontoiatriche. «La quota di popolazione che durante l’anno si è rivolta al dentista o all’ortodontista è pari al 37,9% nel 2013, dal 39,3% del 2005 - si legge nel rapporto Istat relativo proprio alle cure dentali-. Risulta invece in aumento, dal 24,0% al 29,2%, la percentuale di persone che hanno dilazionato le visite in un arco temporale più lungo, da 1 a 3 anni». In questo contesto, si riduce il numero di trattamenti effettuati: «Le persone che si sono sottoposte ad un solo tipo di trattamento nell’anno sono il 70,7% (49,3% nel 2005)».

Nel corso degli anni, non solo è calato il numero di persone che ha fatto ricorso alle cure medico dentistiche, ma è cambiato anche l’approccio. Infatti, come sottolinea lo studio dell’Istat, è diminuito «il ricorso ai dentisti che esercitano la libera professione (la percentuale passa dal 34,7% nel 2005 al 32,3%), mentre rimane molto contenuta la quota coperta dal settore pubblico o convenzionato, pari al 5% e stabile rispetto al 2005». Sul totale di chi rinuncia alle visite, i motivi economici incidono per l’85,2%.

Lo svantaggio del Mezzogiorno è evidente: solo il 27,7% della popolazione di 3 anni e più ha fatto ricorso alle cure odontoiatriche, rispetto alla media nazionale del 37,9%. Inoltre è più alta la quota di chi rinuncia per motivi economici (14,5% rispetto al 12,0% osservato a livello nazionale).

Anche per le visite per prevenzione o per la pulizia dei denti professionale, la quota di persone rilevata nel Meridione (16,1%) è la metà di quella del Nord (30,7%), mentre è doppia rispetto al Nord la percentuale di coloro che non sono mai stati da un dentista. A guardare con attenzione e preoccupazione la situazione è la Federconsumatori, l’associazione che si occupa della difesa dei diritti dei consumatori. «L’ultimo report dell’Istat rivela un dato allarmante: il 12% degli italiani rinuncia alle cure dentali per motivi economici. La percentuale sale vertiginosamente al Sud, dove il 61% delle famiglie non si rivolge al dentista per lo stesso motivo, contro il 26% del Nord - fa sapere l’organizzazione presieduta da Michele Carrus, con un documento -. Segno evidente che il diritto alla salute e l’accesso alle cure sono sempre più a rischio nel nostro Paese, con l’aggravante dell’inaccettabile disparità e squilibrio tra Nord e Sud».

Quindi i dati: «In Italia, le cure odontoiatriche possono risultare molto costose per le famiglie: considerando l’igiene (2 sedute l’anno a persona), un apparecchio ortodontico e la cura di una carie si possono spendere 3.550 euro per una famiglia - sottolinea la Federconsumatori -. Spese che gravano quasi interamente sulle spalle dei cittadini: l’assistenza pubblica è estremamente limitata e non garantisce un accesso equo alla prevenzione e ai trattamenti necessari. Questo ha conseguenze drammatiche sulla salute della popolazione, soprattutto dei più piccoli: negli ultimi 12 mesi, infatti, oltre il 72% dei bambini non è stato visitato da un dentista. Un dato preoccupante, che sottolinea quanto l’assenza di politiche di prevenzione possa compromettere la salute futura delle nuove generazioni».

C’è poi un altro aspetto legato agli alti costi: il turismo dentale. «Una tendenza che - sottolinea la Federconsumatori -, se da un lato consente un risparmio immediato, dall’altro espone i pazienti a rischi legati a standard qualitativi spesso non controllabili e alla difficoltà di gestire eventuali complicazioni post-intervento». Dall’organizzazione un appello affinché l’odontoiatria «venga pienamente e adeguatamente integrata nel Servizio Sanitario Nazionale, garantendo un accesso equo e uniforme alle cure dentali per tutti i cittadini». «Non si può più rimandare - conclude Federconsumatori -: la salute dentale non è solo un fattore estetico, ma incide profondamente sul benessere generale dell’organismo, dall’apparato muscolo-scheletrico alla prevenzione di patologie cardiovascolari e metaboliche».

Austria: copertura assicurativa, carenza di dentisti e le fasce escluse

In Austria, l’assistenza odontoiatrica è organizzata attraverso l’Österreichische Gesundheitskasse (ÖGK), la cassa malattia nazionale che stipula contratti con i dentisti convenzionati, affiancata da professionisti privati e da centri di salute dentale propri. L’assicurazione copre le cure di base e parte delle protesi standard, mentre rimangono escluse prestazioni considerate “extra”, come le protesi fisse o l’igiene dentale, che sono interamente a carico del paziente.

Per i più giovani, fino ai 18 anni, l’accesso alle cure ortodontiche è agevolato: in alcuni casi l’intero costo o gran parte di esso viene coperto dal fondo sanitario. Per gli adulti, invece, il peso delle spese resta quasi totalmente privato.

Un tema centrale è però quello della disponibilità di dentisti convenzionati. Negli ultimi dieci anni il loro numero è calato sensibilmente: dai 2.602 del 2014 ai 2.377 del 2024. A incidere sono l’ondata di pensionamenti, le condizioni di lavoro percepite come poco attrattive e la scarsità di laureati in odontoiatria. Ciò genera posti vacanti e mette a rischio la capillarità dell’assistenza. Le istituzioni stanno tentando di invertire la rotta con incentivi economici, meno burocrazia e un alleggerimento dei carichi di lavoro.

Accanto a queste dinamiche, resta forte il tema dell’esclusione sociale. Da oltre 15 anni l’organizzazione Neunerhaus offre cure dentali gratuite ai senza fissa dimora e alle persone non assicurate, raggiungendo circa 15.000 beneficiari. Come sottolinea la direttrice Daniela Unterholzner, la salute orale non è solo un fattore sanitario, ma condiziona direttamente la dignità e la possibilità di reinserimento sociale, soprattutto per chi cerca lavoro o una casa.

Francia: tra rimborsi parziali e “deserti medici”

In Francia, le cure dentistiche sono generalmente rimborsate dal sistema sanitario nazionale, con l’eccezione di alcuni trattamenti a carattere estetico. I costi per i cittadini risultano quindi inferiori rispetto all’Italia. Tuttavia, a incidere sulla reale accessibilità non è tanto il prezzo delle cure, quanto la distribuzione dei professionisti sul territorio.

Secondo i dati del governo, il 60% dei comuni francesi non dispone di dentisti a sufficienza: un fenomeno noto come “déserts médicaux”. La carenza colpisce soprattutto le aree rurali e i piccoli centri, mentre le grandi città restano relativamente coperte. La densità media è di 339 medici ogni 100.000 abitanti, ma esistono forti squilibri territoriali: dipartimenti come Indre, Eure o Ain hanno meno della metà della media nazionale, mentre zone come Parigi o le Hautes-Alpes superano di cinque volte tale valore.

Il problema non riguarda solo i dentisti: un sondaggio del Crédoc del 2025 rivela che il 44% dei francesi percepisce di vivere in aree carenti di medici, e nelle zone rurali la quota sale a uno su due. I tempi di attesa per ottenere un appuntamento sono raddoppiati negli ultimi cinque anni, aggravando la difficoltà di accesso, soprattutto per le visite specialistiche. Anche nelle metropoli, alcuni quartieri restano privi di offerta, costringendo i cittadini a spostarsi altrove o a rinunciare del tutto.

Repubblica Ceca: cure teoricamente gratuite, ma sempre più a pagamento

Il sistema ceco prevede, in linea teorica, la copertura totale delle cure dentistiche di base: visite preventive, rimozione del tartaro, estrazioni e otturazioni standard dovrebbero essere gratuite per i cittadini attraverso l’assicurazione sanitaria. Nella pratica, però, queste prestazioni sono disponibili quasi solo negli ospedali o presso dentisti di vecchia generazione prossimi alla pensione.

Negli studi privati, che si sono diffusi negli ultimi vent’anni, i pazienti devono affrontare sovrapprezzi compresi tra 20 e 100 euro a prestazione, giustificati con materiali più moderni o servizi aggiuntivi. Di fatto, solo le urgenze o i controlli di base restano accessibili gratuitamente, mentre tutto il resto è a pagamento.

Il risultato è un forte divario sociale e geografico. Nelle aree rurali, anche nelle cliniche private, i tempi di attesa possono arrivare a settimane. La legge impone solo che ci sia un dentista raggiungibile entro 35 km, ma non stabilisce quante persone debba servire: ciò significa che un singolo studio può trovarsi a coprire intere comunità. Alcuni comuni offrono appartamenti gratuiti per attrarre dentisti, ma con scarso successo. Al contrario, nelle città più ricche l’offerta è ampia e gli studi privati competono per conquistare nuovi pazienti.

Chi appartiene alle fasce più deboli, però, spesso rinuncia del tutto a curarsi. Le ONG e le associazioni di volontariato intervengono solo in minima parte, con poche iniziative dedicate ai senza fissa dimora nelle grandi città. Sul piano politico, il dibattito resta bloccato: il governo di centrodestra non vuole ampliare la spesa pubblica, mentre le opposizioni populiste promettono soluzioni radicali, senza però trasformarle in riforme concrete.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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