USA

La Corte Suprema concede a Trump l’immunità parziale per i fatti di Capitol Hill

di Luca Veronese

Republican presidential candidate former President Donald Trump speaks at a campaign rally in Chesapeake, Va., Friday, June 28, 2024. (AP Photo/Steve Helber)

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Una mezza vittoria per Donald Trump, forse anche qualcosa di più. Ma soprattutto una certezza: il processo penale che vede imputato l’ex presidente per il ruolo avuto nell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 andrà per le lunghe, oltre le presidenziali di inizio novembre, e se Trump sarà eletto alla Casa Bianca potrà bloccarlo definitivamente.

La Corte Suprema Usa ha deciso ieri di concedere una parziale immunità presidenziale a Trump nel processo che lo vede imputato per l’aggressione al Parlamento di Washington da parte dei suoi sostenitori, dopo la sconfitta subita dal tycoon da parte di Joe Biden alle elezioni presidenziali di fine 2022: l’immunità riconosciuta è parziale, perché vale ed è assoluta, solo per gli atti ufficiali, ossia le azioni fatte in base ai poteri costituzionali attribuiti al presidente. Per i giudici della Corte Suprema, Trump non può godere di alcuna immunità per le azioni compiute come cittadino, candidato, leader della destra repubblicana, o comunque compiute al di fuori dell’esercizio delle prerogative presidenziali.

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La decisione della Corte Suprema consentirà dunque al processo di proseguire ma saranno inevitabili ulteriori rallentamenti: nel corso del dibattimento dovranno essere distinti, di volta in volta, gli atti ufficiali da quelli privati.

Il caso torna nelle mani della giudice Tanya Chutkan, che dovrà decidere se una parte delle accuse deve essere archiviata sulla base della distinzione dei nove giudici supremi tra azioni decise nei poteri costituzionali del presidente e azioni intraprese nella sua capacità privata. Questo comporterà, secondo gli esperti, un ulteriore slittamento dei tempi del dibattimento, sicuramente oltre l’election day del 5 novembre.

A riprova di quanto sia divisiva la figura di Trump negli Stati Uniti, la sentenza della Corte Suprema americana sull’immunità è stata votata da sei giudici, quelli conservatori in parte nominati dallo stesso Trump, mentre i giudici liberali si sono espressi contro l’immunità, anche se parziale.

È la prima volta dalla fondazione della nazione nel XVIII secolo che la Corte Suprema dichiara che gli ex presidenti possono essere protetti da accuse penali in alcuni casi.

«Grande vittoria per la nostra Costituzione e la democrazia. Orgoglioso di essere americano!». Così Trump commenta sul suo social media Truth la sentenza della Corte Suprema.

La campagna di Joe Biden non ha nascosto invece la delusione: «La sentenza non cambia quello che è successo il 6 gennaio: Donald Trump ha incoraggiato una folla a rovesciare i risultati di un’elezione libera ed equa», si legge in una nota. «Trump - hanno affermato i collaboratori di Biden - è candidato alla presidenza pur essendo un criminale condannato per la stessa ragione per cui è rimasto seduto a guardare mentre la folla attaccava violentemente Capitol Hill: pensa di essere al di sopra della legge ed è disposto a fare qualsiasi cosa per ottenere e mantenere il potere».

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