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Biden: resto in corsa. Cresce

TOPSHOT - RFormer US President and Republican presidential candidate Donald Trump leaves the stage during a commercial break as he participates in the first presidential debate of the 2024 elections with US President Joe Biden at CNN's studios in Atlanta, Georgia, on June 27, 2024. (Photo by ANDREW CABALLERO-REYNOLDS / AFP)

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L’esitante, interminabile traversata del palco verso il podio. Il volto cereo, attonito. Il filo di voce, rauco e interrotto da colpi di tosse. Le frasi confuse e incomplete. Le parole a volte inintelligibili. Per Joe Biden il dibattito con Donald Trump è in queste immagini. E all’indomani dei 90 minuti di faccia a faccia negli studi della Cnn semina il panico a tutti i livelli del partito democratico americano – e shock tra non pochi alleati internazionali. Il primo confronto tv doveva fugare i dubbi sul vigore della candidatura ad un secondo mandato dell’81enne presidente. È stato l’esatto opposto, con Biden prigioniero delle sue fragilità. La parola d’ordine nel partito è oggi «Defcon 1», presa in prestito dal massimo grado di allarme al Pentagono davanti alle crisi.

La débâcle di Biden ha riaperto anche la partita interna ai democratici sulle chance di un cambio della guardia in extremis in vetta al ticket per la Casa Bianca. Su un suo passo indietro che consenta ai delegati alla Convention di Chicago, in agosto, di scegliere un’alternativa. Oppure che affidi una nuova nomina a speciali sessioni del Comitato Nazionale del partito. Tanto più che al panico democratico si contrappone la soddisfazione dei repubblicani, compatti dietro Trump: lo Speaker della Camera Mike Johnson ha parlato del «più grande divario nella storia dei dibattiti presidenziali».

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Nulla può esser dato per certo. I sostenitori di Biden l’hanno difeso, ricordando che non è la prima volta che un candidato fallisce l’iniziale dibattito, toccò a Barack Obama, per poi riscattarsi. Il voto dista quattro mesi, con un secondo faccia a faccia previsto a settembre. E Biden ha detto di non considerare fallimentare la propria performance, rispondendo «no» a chi gli ha chiesto se stia considerando un ritiro.

La sua strada già in salita si è però fatta assai più ripida. I sondaggi-lampo post dibattito lo confermano: il 67% degli spettatori dà Trump vincitore. Di più: la cocente delusione contagia grandi donatori, esponenti del partito e base democratica. «Arriverà una valanga di richieste - ha detto al New York Times uno strategist vicino a Biden - che si faccia da parte. L’uomo che era sul palco con Trump non può vincere». La vicepresidente Kamala Harris ha dovuto ammettere un «avvio lento» di Biden nel dibattito (la prima mezz’ora). L’ex senatrice Claire McCaskill si è spinta ben oltre: Biden «ha fallito nell’unico compito che aveva, rassicurare d’essere all’altezza». Ha suggerito di arruolare al suo posto Harris o il governatore della California Gavin Newsom. Dall’estero, dove serpeggiano timori per la stabilità di Washington, un commento duro e rivelatore è giunto dal ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski: ha paragonato Biden a Marco Aurelio e alla «rovinosa transizione» foriera del «declino di Roma».

I singoli momenti “virali” del dibattito, su Tv e social media, minacciano di rimanere troppo a lungo per Biden i minuti di affanno. Sintetizzati da una stoccata di Trump dopo una delle divagazioni più tortuose del rivale: «Non so davvero che cosa abbia detto, e non credo lo sappia neppure lui». Il presidente non è sembrato lucido ed efficace neanche su temi a lui cari, dalla protezione del diritto d’aborto alla democrazia, ancor meno su nodi ostici quali inflazione e immigrazione.

I collaboratori di Biden sottolineano che ha avuto scatti d’orgoglio, quando ha ricordato l’ impegno a rafforzare la Nato e la coalizione creata a fianco dell’Ucraina contro l’invasione di Mosca. E Trump non ha evitato pericolosi scivoloni, snocciolando dichiarazioni fuorvianti, false o sconclusionate. Ha minimizzato i suoi tentativi di sovvertire le elezioni perse nel 2020. Ha accusato i democratici di infanticidio e di spalancare le frontiere a colonne di migranti criminali descrivendo un Paese preda di caos apocalittico. E ha sostenuto senza fondamento che Biden avrebbe incoraggiato l’aggressione russa a Kiev affermando che lui - senza dire in che modo - saprebbe porre subito fine a quella guerra e al conflitto in Israele. Ma nell’insieme Trump è parso più composto e calmo del solito, esibendo determinazione.

L’animosità tra i candidati, riflessa nella polarizzazione della nazione, ha nutrito anche reciproci attacchi personali: Trump per Biden è un «folle e perdente», con tempra morale da «gatto randagio», al centro di incriminazioni e d’una tresca con la pornostar Stormy Daniels mentre la moglie era incinta. Trump ha rinfacciato a Biden la condanna del figlio Hunter e d’essere un “Manchurian candidate”, al soldo della Cina, tanto debole che il mondo lo deride. I due si sono apostrofati come «bambini» paragonando prodezze golfistiche. Le invettive hanno aggiunto poco al dibattito, forse di più agli interrogativi sulla leadership americana del futuro.

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