Gli scenari

La Cdu è in testa nei sondaggi e promette niente alleanze con Afd, ma dopo il voto si apre il difficile gioco delle coalizioni

I cristianodemocratici di Merz sono attorno al 30%, Alternative für Deutschland è oltre il 20%. Il recupero della Linke complica la costruzione di una alleanza di Governo: i negoziati richiederanno settimane. Il ruolo della Brandmauer, la diga contro l’ultradestra

dal nostro inviato Gianluca Di Donfrancesco

Aggiornato il 22 febbraio, ore 18:54

Uno striscione realizzato dal gruppo artistico-attivista tedesco “Centro per la bellezza politica” mostra il leader del partito Unione Cristiano-Democratica (CDU) e candidato cancelliere Friedrich Merz (L) e la co-leader del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) Alice Weidel, candidata cancelliera, che si abbracciano

4' di lettura

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BERLINO - L’Unione tra cristianodemocratici (Cdu) e cristianosociali (Csu) è al 29,5% dei consensi alla vigilia delle elezioni di domenica 23 febbraio, sulla base di un sondaggio condotto dall’istituto Insa e pubblicato il 22 febbraio. Per Allensbach è al 32% (21 febbraio). Il candidato dell’Unione, Friedrich Merz si prepara così a diventare il prossimo cancelliere.

I numeri

La compagine di ultradestra, Alternative für Deutschland, è data al 21% e stacca il Partito socialdemocratico del cancelliere uscente, Olaf Scholz, al 15%.

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Ancora più indietro i Verdi, che sono rimasti al fianco della Spd, dopo il collasso della coalizione Semaforo a novembre. Il partito guidato da Robert Habeck si ferma sotto al 13%.

Forte recupero della Linke, il partito della sinistra, che fino a poche settimane fa lottava per superare la soglia di sbarramento del 5% e ora si attesta al 7,5%.

A rischio l’Alleanza Sahra Wagenknecht, che viaggia sotto la soglia. Fuori dal Parlamento, nei sondaggi, anche i Liberali (Fdp).

Un sondaggio recente mostrava che il 13% degli elettori era ancora indeciso su quale partito votare e il 18% non sapeva se votare affatto.

La Germania al voto con l’incognita Afd

Dopo il voto: il gioco delle coalizioni

A conteggio elettorale concluso e dopo l’attribuzione dei seggi, i partiti dovranno negoziare per formare una coalizione di maggioranza. A guidare le trattative sarà con ogni probabilità Merz.

Negli anni 90 e all’inizio degli anni 2000 passava solo un mese tra le elezioni parlamentari e un accordo di Governo, che prevede la stesura di un programma condiviso tra i partner. Nel 2013, quando l’Europa era ancora alle prese con gli strascichi della crisi del debito sovrano, i partiti impiegarono 86 giorni per formare un nuovo Governo. Nel 2017 ce ne vollero 171. Il Governo della coalizione Semaforo, tra Spd, Verdi e Fdp (il cui crollo ha portato al voto anticipato, dopo l’uscita dei Liberali) si era formato in 73 giorni.

L’attribuzione dei seggi e i giochi di coalizione dipenderanno da quanti partiti entreranno nel Bundestag. Se fossero solo quattro, vale a dire Unione Cdu-Csu, Afd, Spd e Verdi, sarebbe più facile per Merz guidare una coalizione a due, perché è tra quei quattro partiti che verrebbero ripartiti i 630 seggi in palio.

Secondo le simulazioni, molto teoriche, in un Parlamento a quattro partiti, l’Unione potrebbe ottenere il 37% dei seggi con il 30% dei voti. Il partner più probabile sarebbe la Spd, in una riedizione della Grande coalizione, ma stavolta non tanto grande.

Le quotazioni di questo scenario sono però in discesa, soprattutto per il forte recupero della Linke, il partito della sinistra, che viaggia attorno al 7% nella media dei sondaggi. A gennaio era solo al 3%. Il partito è stato rivitalizzato dalla giovane leader Heidi Reichinnek.

Con l’ingresso di più di quattro partiti nel Bundestag, servirà una nuova coalizione a tre, dopo il fallimento del Semaforo, primo esperimento del genere da decenni.

I negoziati potrebbero allora essere lunghi e complicati. Si dovranno trovare compromessi su temi delicati come immigrazione e rifugiati, investimenti e debito pubblico, crisi industriale e transizione energetica, revisione del reddito di cittadinanza (Burgergeld). E bisognerà superare le ostilità e i veti incrociati tra i leader. I dibattiti tv in Germania sono (per fortuna) ancora molto civili e non assumono i toni da rissa ormai consueti in molti Paesi. Ma le distanze sono ampie.

Se tutto procederà senza grandi intoppi, il prossimo Cancelliere potrebbe ricevere l’incarico dal presidente della Repubblica e la fiducia del Bundestag ad aprile.

La Brandmauer: la diga anti Afd

L’Unione Cdu-Csu promette che mai farà alleanze con Alteranitve für Deustchland, partito accusato di derive estremiste di destra e tenuto sotto osservazione dalle autorità tedesche per la difesa della Costituzione. È la Brandmauer, la diga che ha finora escluso Afd da posizioni di Governo.

A fine gennaio, però, proprio la Cdu ha portato in Parlamento due provvedimenti sull’immigrazione, due strette, accettando di fatto i voti di Afd. Uno di quei provvedimenti è anche stato approvato: era una mozione non vincolante. Una picconata alla Brandmauer, che ha suscitato proteste in decine di città in tutto il Paese. E con decine di migliaia di tedeschi che hanno partecipato a manifestazioni che si sono ripetute per giorni, fino alla vigila del voto. Solo a Berlino, il 3 febbraio, hanno sfilato tra le 160mila e le 250mila persone (a seconda delle fonti).

L’attenzione è tutta su Alternative für Deutschland, in continua ascesa dopo le Europee (16%) e dopo le elezioni nei Länder orientali. In Sassonia, Afd ha raccolto il 34% nel voto del 1° settembre del 2024, superata solo per un soffio dalla Cdu. In Turingia il partito ha preso più voti di tutti, il 33%. È fuori dal Governo solo grazie a una coalizione inedita tra Cdu, Spd e Alleanza Sahra Wagenknecht. Tre settimane dopo è toccato al Brandeburgo: anche qui l’onda blu è arrivata quasi al 30%.

Dalle elezioni federali ci si aspettano risultati ancora più forti. Afd è in ascesa anche a Ovest, nelle zone rurali e più colpite dalla crisi industriale.

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