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Gli scenari
La Cdu è in testa nei sondaggi e promette niente alleanze con Afd, ma dopo il voto si apre il difficile gioco delle coalizioni
I cristianodemocratici di Merz sono attorno al 30%, Alternative für Deutschland è oltre il 20%. Il recupero della Linke complica la costruzione di una alleanza di Governo: i negoziati richiederanno settimane. Il ruolo della Brandmauer, la diga contro l’ultradestra
Uno striscione realizzato dal gruppo artistico-attivista tedesco “Centro per la bellezza politica” mostra il leader del partito Unione Cristiano-Democratica (CDU) e candidato cancelliere Friedrich Merz (L) e la co-leader del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) Alice Weidel, candidata cancelliera, che si abbracciano
BERLINO - L’Unione tra cristianodemocratici (Cdu) e cristianosociali (Csu) è al 29,5% dei consensi alla vigilia delle elezioni di domenica 23 febbraio, sulla base di un sondaggio condotto dall’istituto Insa e pubblicato il 22 febbraio. Per Allensbach è al 32% (21 febbraio). Il candidato dell’Unione, Friedrich Merz si prepara così a diventare il prossimo cancelliere.
I numeri
La compagine di ultradestra, Alternative für Deutschland, è data al 21% e stacca il Partito socialdemocratico del cancelliere uscente, Olaf Scholz, al 15%.
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Ancora più indietro i Verdi, che sono rimasti al fianco della Spd, dopo il collasso della coalizione Semaforo a novembre. Il partito guidato da Robert Habeck si ferma sotto al 13%.
Forte recupero della Linke, il partito della sinistra, che fino a poche settimane fa lottava per superare la soglia di sbarramento del 5% e ora si attesta al 7,5%.
A rischio l’Alleanza Sahra Wagenknecht, che viaggia sotto la soglia. Fuori dal Parlamento, nei sondaggi, anche i Liberali (Fdp).
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Un sondaggio recente mostrava che il 13% degli elettori era ancora indeciso su quale partito votare e il 18% non sapeva se votare affatto.
La Germania al voto con l’incognita Afd
Dopo il voto: il gioco delle coalizioni
A conteggio elettorale concluso e dopo l’attribuzione dei seggi, i partiti dovranno negoziare per formare una coalizione di maggioranza. A guidare le trattative sarà con ogni probabilità Merz.
Negli anni 90 e all’inizio degli anni 2000 passava solo un mese tra le elezioni parlamentari e un accordo di Governo, che prevede la stesura di un programma condiviso tra i partner. Nel 2013, quando l’Europa era ancora alle prese con gli strascichi della crisi del debito sovrano, i partiti impiegarono 86 giorni per formare un nuovo Governo. Nel 2017 ce ne vollero 171. Il Governo della coalizione Semaforo, tra Spd, Verdi e Fdp (il cui crollo ha portato al voto anticipato, dopo l’uscita dei Liberali) si era formato in 73 giorni.
L’attribuzione dei seggi e i giochi di coalizione dipenderanno da quanti partiti entreranno nel Bundestag. Se fossero solo quattro, vale a dire Unione Cdu-Csu, Afd, Spd e Verdi, sarebbe più facile per Merz guidare una coalizione a due, perché è tra quei quattro partiti che verrebbero ripartiti i 630 seggi in palio.
Secondo le simulazioni, molto teoriche, in un Parlamento a quattro partiti, l’Unione potrebbe ottenere il 37% dei seggi con il 30% dei voti. Il partner più probabile sarebbe la Spd, in una riedizione della Grande coalizione, ma stavolta non tanto grande.
A distanza di qualche giorno dalla conclusione del vertice, proviamo a fare un bilancio: chi esce rafforzato da Évian? Quali risultati concreti sono stati raggiunti? E soprattutto: in un mondo sempre più...
Le quotazioni di questo scenario sono però in discesa, soprattutto per il forte recupero della Linke, il partito della sinistra, che viaggia attorno al 7% nella media dei sondaggi. A gennaio era solo al 3%. Il partito è stato rivitalizzato dalla giovane leader Heidi Reichinnek.
Con l’ingresso di più di quattro partiti nel Bundestag, servirà una nuova coalizione a tre, dopo il fallimento del Semaforo, primo esperimento del genere da decenni.
I negoziati potrebbero allora essere lunghi e complicati. Si dovranno trovare compromessi su temi delicati come immigrazione e rifugiati, investimenti e debito pubblico, crisi industriale e transizione energetica, revisione del reddito di cittadinanza (Burgergeld). E bisognerà superare le ostilità e i veti incrociati tra i leader. I dibattiti tv in Germania sono (per fortuna) ancora molto civili e non assumono i toni da rissa ormai consueti in molti Paesi. Ma le distanze sono ampie.
Se tutto procederà senza grandi intoppi, il prossimo Cancelliere potrebbe ricevere l’incarico dal presidente della Repubblica e la fiducia del Bundestag ad aprile.
La Brandmauer: la diga anti Afd
L’Unione Cdu-Csu promette che mai farà alleanze con Alteranitve für Deustchland, partito accusato di derive estremiste di destra e tenuto sotto osservazione dalle autorità tedesche per la difesa della Costituzione. È la Brandmauer, la diga che ha finora escluso Afd da posizioni di Governo.
A fine gennaio, però, proprio la Cdu ha portato in Parlamento due provvedimenti sull’immigrazione, due strette, accettando di fatto i voti di Afd. Uno di quei provvedimenti è anche stato approvato: era una mozione non vincolante. Una picconata alla Brandmauer, che ha suscitato proteste in decine di città in tutto il Paese. E con decine di migliaia di tedeschi che hanno partecipato a manifestazioni che si sono ripetute per giorni, fino alla vigila del voto. Solo a Berlino, il 3 febbraio, hanno sfilato tra le 160mila e le 250mila persone (a seconda delle fonti).
L’attenzione è tutta su Alternative für Deutschland, in continua ascesa dopo le Europee (16%) e dopo le elezioni nei Länder orientali. In Sassonia, Afd ha raccolto il 34% nel voto del 1° settembre del 2024, superata solo per un soffio dalla Cdu. In Turingia il partito ha preso più voti di tutti, il 33%. È fuori dal Governo solo grazie a una coalizione inedita tra Cdu, Spd e Alleanza Sahra Wagenknecht. Tre settimane dopo è toccato al Brandeburgo: anche qui l’onda blu è arrivata quasi al 30%.
Dalle elezioni federali ci si aspettano risultati ancora più forti. Afd è in ascesa anche a Ovest, nelle zone rurali e più colpite dalla crisi industriale.