Innovazione

La connessione come antidoto allo spopolamento: il ruolo del Pnrr nell’innovazione digitale

Presentata a Milano, durante un evento promosso da Infratel, una ricerca di Sda Bocconi che analizza il legame tra digitalizzazione e spopolamento

di Andrea Biondi

3' di lettura

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Nelle pieghe dei numeri del Pnrr ce ne sono alcuni che raccontano un’Italia più profonda e invisibile. Un’Italia di borghi appesi a un filo, anzi a un cavo. È il filo della fibra ottica, delle connessioni veloci, dei servizi digitali. È un filo sottile, ma sempre più decisivo per capire chi resta e chi se ne va.

La mappa la disegna il Pnrr Lab della Sda Bocconi, che a Milano ha presentato un’analisi precisa e, a tratti, spietata, durante il convegno “Invertire la Rotta - Infrastrutture digitali per fermare lo spopolamento: strategie e analisi per i piccoli comuni”. L’evento, promosso da Infratel Italia, ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni, esperti e operatori del settore sulle politiche e le infrastrutture necessarie a contrastare il declino demografico nelle aree interne e nei piccoli comuni, attraverso la leva dell’innovazione digitale.

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Hanno preso parte ai lavori esponenti di primo piano del Governo: la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella; il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione Alessio Butti e la sottosegretaria al ministero degli Interni Wanda Ferro. Al convegno ha partecipato anche il presidente dell’Inps, Gabriele Fava e il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.

Le conclusioni del Pnrr Lab della Sda Bocconi sono nette: dove la digitalizzazione è più alta, lo spopolamento corre meno. Dove la connessione manca, le persone se ne vanno. I numeri sono chiari: tra il 2014 e il 2024 i comuni senza una copertura a 30 megabit al secondo hanno perso, in media, il 2,95% della popolazione. Quelli con la banda larga, molto meno: -1,12%. Una differenza che vale quasi due punti percentuali. Tradotto: più fibra, meno valigie.

Eppure, proprio qui il paradosso si fa evidente. Perché i dati dicono anche che i fondi del Pnrr per la digitalizzazione sono finiti soprattutto dove la digitalizzazione non c’era. Un fatto, in apparenza, giusto e razionale. Aiutare chi è rimasto indietro. Ma in pratica è diventato un boomerang. I Comuni più piccoli, con meno personale e meno competenze, hanno ricevuto in proporzione più soldi degli altri. Ma poi, semplicemente, non riescono a spenderli.

Il Pnrr aveva messo sul piatto 1,86 miliardi per digitalizzare le amministrazioni locali. A oggi su oltre 7mila Comuni che hanno ottenuto stanziamenti, solo 554 hanno effettivamente aperto i portafogli e avviato i pagamenti. Gli altri? Fermi. Incagliati tra burocrazia, carenza di tecnici, mancanza di dirigenti capaci di gestire la transizione.

Non è solo una questione di computer o Pec. È una questione di futuro. Perché dai dati emerge un legame forte e statisticamente significativo tra digitalizzazione e demografia. I Comuni più connessi nel 2015, già allora più moderni, sono anche quelli che oggi hanno perso meno popolazione. E la correlazione regge anche quando si guarda all’indice di trasformazione digitale costruito dalla Corte dei Conti. Più digitale uguale più attrattivo. Più servizi online, più imprese, più possibilità di lavorare da remoto. Più senso, in fondo, nel restare.

È una lezione che vale soprattutto per il Sud. Dove lo spopolamento è più drammatico – specie tra le donne giovani – e dove la corsa al digitale è partita in ritardo. Eppure, qui il Pnrr ha agito come una sorta di “esperimento naturale”. Ha distribuito risorse verso i territori più fragili. Ma senza considerare abbastanza un fattore decisivo: la capacità di spenderle. Perché non basta mettere la fibra se poi non c’è un Ufficio tecnico che sappia cosa farne. Non basta caricare i fondi su un conto se poi non ci sono abbastanza funzionari per trasformarli in servizi, piattaforme, portali.

Il dato che fotografa meglio questo cortocircuito è quasi crudele. Più alto è il rapporto tra fondi ricevuti e numero di dipendenti comunali, più bassa è la probabilità che quei fondi vengano spesi. È il sovraccarico amministrativo, il vero collo di bottiglia del Pnrr. E così la rivoluzione digitale rischia di restare sospesa. A metà. Sul confine sottile tra un’Italia che prova a trattenere i suoi cittadini e un’Italia che continua a perderli.

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