Digitalizzazione, allarme Anie Sit: «Piano Italia a 1 Giga in affanno»
Le imprese che realizzano le infrastruture di rete puntano l’indice contro ritardi nei permessi, carenza di manodopera e sostenibilità economica. Il presidente Luigi Piergiovanni: «Senza misure straordinarie il sistema mancherà l’obiettivo 2026»
3' di lettura
3' di lettura
«Le nostre imprese hanno investito in mezzi e risorse, ma oggi affrontano ritardi nell’emissione delle fatture, carenze di manodopera e devono far fronte alla necessità di continuità nei flussi di lavoro». Per questo motivo, «se non cambiano le condizioni operative, il sistema non riuscirà a raggiungere gli obiettivi del PNRR entro il 2026».
Luigi Piergiovanni, presidente di Anie Sit – l’associazione che, all’interno di Federazione Anie, rappresenta le aziende attive nella realizzazione e gestione delle infrastrutture di rete – lancia un allarme dalle colonne del Sole 24 Ore sul Piano Italia a 1 Giga, uno dei capisaldi del processo di digitalizzazione del Paese, sostenuto da 3,4 miliardi di euro provenienti dal Pnrr. «Siamo al 48% di avanzamento medio», afferma. Ma, come spesso accade, la media nasconde forti disomogeneità: in alcune regioni i lavori procedono, in altre si fermano per mesi, in attesa di un permesso, un’autorizzazione o l’approvazione di un ufficio tecnico comunale. Nel frattempo le aziende, che hanno investito in mezzi e personale, consumano liquidità e pazienza, mentre l’orologio del Pnrr continua a ticchettare. Scadenza: giugno 2026. Manca poco più di un anno.
«È inevitabile: servono interventi rapidi su permessi, listini, fiscalità e incentivi, ma anche una riflessione realistica sul cronoprogramma», sottolinea Piergiovanni che interverrà oggi a Roma nel corso del convegno “Filiera Tlc e digitalizzazione dell’Italia: criticità e proposte per centrare gli obiettivi del Pnrr”, al quale parteciperanno operatori di rete, istituzioni (Dipartimento per la Trasformazione Digitale e Mimit), imprese e stakeholder del settore.
Ma non è solo la disomogeneità territoriale a pesare. Un altro fattore critico per il comparto è la grave carenza di manodopera qualificata. Una difficoltà di reperimento che si configura sempre più come il vero paradosso della digitalizzazione: mentre avanza la rivoluzione tecnologica, manca il personale qualificato per posare i cavi.
«Qualcosa è stato fatto», precisa Piergiovanni. «In Sardegna, Fibercop, che gestisce quel lotto, ha riconosciuto un incremento di circa il 25% dei listini dei lavori e ha anticipato i tempi rispetto alle previsioni, consentendo di sviluppare una forza lavoro di circa 500 persone». Il pensiero del presidente Anie Sit è anche per il «bonus mobilità di 100 euro al giorno a persona per chi si sposta riconosciuto da Open Fiber, che ha permesso lo spostamento di 400 Fte».









