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Digitalizzazione, allarme Anie Sit: «Piano Italia a 1 Giga in affanno»

Le imprese che realizzano le infrastruture di rete puntano l’indice contro ritardi nei permessi, carenza di manodopera e sostenibilità economica. Il presidente Luigi Piergiovanni: «Senza misure straordinarie il sistema mancherà l’obiettivo 2026»

di Andrea Biondi

(Adobe Stock)

3' di lettura

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«Le nostre imprese hanno investito in mezzi e risorse, ma oggi affrontano ritardi nell’emissione delle fatture, carenze di manodopera e devono far fronte alla necessità di continuità nei flussi di lavoro». Per questo motivo, «se non cambiano le condizioni operative, il sistema non riuscirà a raggiungere gli obiettivi del PNRR entro il 2026».

Luigi Piergiovanni, presidente di Anie Sit – l’associazione che, all’interno di Federazione Anie, rappresenta le aziende attive nella realizzazione e gestione delle infrastrutture di rete – lancia un allarme dalle colonne del Sole 24 Ore sul Piano Italia a 1 Giga, uno dei capisaldi del processo di digitalizzazione del Paese, sostenuto da 3,4 miliardi di euro provenienti dal Pnrr. «Siamo al 48% di avanzamento medio», afferma. Ma, come spesso accade, la media nasconde forti disomogeneità: in alcune regioni i lavori procedono, in altre si fermano per mesi, in attesa di un permesso, un’autorizzazione o l’approvazione di un ufficio tecnico comunale. Nel frattempo le aziende, che hanno investito in mezzi e personale, consumano liquidità e pazienza, mentre l’orologio del Pnrr continua a ticchettare. Scadenza: giugno 2026. Manca poco più di un anno.

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«È inevitabile: servono interventi rapidi su permessi, listini, fiscalità e incentivi, ma anche una riflessione realistica sul cronoprogramma», sottolinea Piergiovanni che interverrà oggi a Roma nel corso del convegno “Filiera Tlc e digitalizzazione dell’Italia: criticità e proposte per centrare gli obiettivi del Pnrr”, al quale parteciperanno operatori di rete, istituzioni (Dipartimento per la Trasformazione Digitale e Mimit), imprese e stakeholder del settore.

Ma non è solo la disomogeneità territoriale a pesare. Un altro fattore critico per il comparto è la grave carenza di manodopera qualificata. Una difficoltà di reperimento che si configura sempre più come il vero paradosso della digitalizzazione: mentre avanza la rivoluzione tecnologica, manca il personale qualificato per posare i cavi.

«Qualcosa è stato fatto», precisa Piergiovanni. «In Sardegna, Fibercop, che gestisce quel lotto, ha riconosciuto un incremento di circa il 25% dei listini dei lavori e ha anticipato i tempi rispetto alle previsioni, consentendo di sviluppare una forza lavoro di circa 500 persone». Il pensiero del presidente Anie Sit è anche per il «bonus mobilità di 100 euro al giorno a persona per chi si sposta riconosciuto da Open Fiber, che ha permesso lo spostamento di 400 Fte».

Tuttavia, a fronte di queste misure, Anie evidenzia anche la mancanza di continuità nei flussi di lavoro, che rende ogni investimento un terno al lotto. A ciò si sommano altri elementi di fragilità: aumento dei costi dei materiali, accumulo di debiti, tempi troppo lunghi fra la realizzazione delle opere e l’emissione delle fatture.

A questo punto, conclude il presidente di Anie Sit, «quello che chiediamo è l’avvio di un tavolo permanente tra istituzioni, operatori e imprese, in grado di coordinare le misure correttive necessarie per centrare gli obiettivi del Pnrr, ma anche per garantire la tenuta di lungo periodo del settore». Tanto più che, guardando al futuro occupazionale, è necessario estendere lo sguardo oltre il 2026. La conclusione del Piano Italia a 1 Giga rischia infatti di coincidere con una brusca contrazione della domanda. «Non si può non iniziare a pensare a politiche di continuità industriale e occupazionale – conclude Piergiovanni – con misure di outplacement, ammortizzatori per le imprese e piani di riconversione della forza lavoro».

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