Il confronto

L’Upb: bene l’Italia dal confronto Ue. Nel 2023 crescita all’1%, ma attenzione al debito

La crescita stimata è in linea con il quadro previsionale contenuto nel Def di aprile (le nuove previsioni saranno aggiornate a fine settembre con la Nadef), nonostante il risultato del secondo trimestre (-0,3% nella stima preliminare appena resa nota dall’Istat), ma molto dipenderà dall’andamento dei trimestri successivi

di Dino Pesole

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4' di lettura

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L’analisi comparata dei vari programmi di stabilità e convergenza dei paesi Ue condotta dall’Ufficio parlamentare di Bilancio mette in luce per l’anno in corso una sostanziale tenuta dell’economia europea con una previsione di crescita del Pil dell’1% e dell’1,1% per i paesi dell’eurozona ad eccezione di Svezia, Finlandia ed Estonia, mentre per la Lettonia è prevista una crescita del pil pressoché nulla. Quanto al 2024, è previsto il ritorno a un tasso di crescita media del 2% per tutti i Paesi della Ue e dell’1,9% per l’eurozona.

La fotografia delle strategie di bilancio

Si tratta di stime e l’analisi condotta dal focus sulla panoramica delle strategie di bilancio nei Programmi di stabilità e di convergenza 2023 dei paesi della Ue da parte dei tecnici dell’Upb evidenzia il permanere di divergenze nell’andamento tra singoli paesi rispetto agli effetti della guerra in Ucraina con il suo ingombrante corollario di un’inflazione che si mantiene su valori storicamente elevati, pari al 5,7% nella media dei paesi della Ue e al 5,3% in quella dei paesi dell’area dell’euro. Per quel che riguarda il 2024, la previsione è che ci si attesti su una media del 3% per i paesi della Ue e del 2,8% per quelli dell’eurozona.

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Per l’Italia una crescita attorno all’1% nel 2023

Quanto all’Italia, la stima è che sia possibile quest’anno chiudere con una crescita attorno all’1%, in linea dunque con il quadro previsionale contenuto nel Def di aprile (le nuove previsioni saranno aggiornate a fine settembre con la Nadef), nonostante il risultato del secondo trimestre (-0,3% nella stima preliminare appena resa nota dall’Istat), ma molto dipenderà dall’andamento dei trimestri successivi.

Nel 2022 buone performance di Italia e Spagna

I tecnici dell’Upb concordano nel ritenere che l’analisi dei risultati conseguiti nel 2022 abbia sorpreso per le buone perfomance registrate in Italia e Spagna, «ben al di sotto delle previsioni nel caso della Germania». Lo scorso anno – rileva in particolare il focus dell’Upb - nonostante il conflitto in Ucraina e la conseguente crisi energetica, tutti i paesi della Ue, a eccezione dell’Estonia, hanno registrato una crescita del pil reale, con una media del 3,6%. Tra i principali paesi dell’area dell’euro, nel 2022 ha sorpreso al rialzo la crescita del Pil in particolare dell’Italia, pari al 3,7 per cento − dato superiore alla media Ue − e della Spagna, mentre è risultata ben al di sotto delle previsioni del Programma di stabilità del 2022 nel caso della Germania.

Obiettivo spingere sulla crescita

Per il nostro paese ora la sfida è provare ad alzare l’asticella della crescita nel 2024 attraverso il combinato di una legge di Bilancio che non potrà che essere orientata alla necessaria prudenza per quel che riguarda i saldi di finanza pubblica, del Pnrr e delle prime misure sul versante fiscale attraverso i decreti legislativi che attueranno il ddl delega che sta per essere approvato in via definitiva dalla Camera. E lo stesso Upb a sottolineare come nel 2022 il disavanzo del nostro Paese si sia attestato all’8% del Pil «principalmente a causa degli effetti finanziari del Superbonus e del Bonus facciate», senza i quali il deficit si sarebbe attestato al 5,7%, sostanzialmente in linea con le previsioni.

Il nodo debito pubblico

Italia, Ungheria e Malta hanno registrato saldi di bilancio peggiori rispetto alle previsioni, mentre per quel che riguarda il debito pubblico il nostro paese si è attestato al secondo livello più alto in Europa (144%) dopo la Grecia. Nel 2023 è previsto un disavanzo nominale in rapporto al Pil superiore al 3% sia per la media dei paesi della Ue (3,7%) sia per l'eurozona (3,9%) e l’Italia si colloca tra i 17 paesi in cui ci si attesterà al di sopra del 3% del Pil, con il debito a quota 142,1%. Per il prossimo anno, si osserva il ritorno a un avanzo primario pari allo 0,3% del Pil che non riesce però a compensare l’effetto causato dalla maggiore spesa per interessi. L'indebitamento netto programmatico per il 2023 dovrebbe attestarsi al 4,5% del Pil e ridursi al 3,7% nel 2024 «grazie al previsto venire meno delle misure adottate dal Governo per contrastare gli effetti dell'aumento dei prezzi energetici».

La frenata della Germania

La frenata della Germania non è certo una buona notizia, come conferma l'Upb. In linea con le previsioni di primavera della Commissione europea, per il 2023 si prevede che il Pil cresca dello 0,2%: stima che si colloca ben 2 punti percentuali al di sotto della previsione elaborata prima dell’inizio del conflitto in Ucraina, mentre la Francia dovrebbe crescere attorno all’1% con il debito pubblico a quota 109,6% del Pil. Tra le economie principali dell’area dell’euro solo la Germania «prevede un peggioramento del disavanzo primario rispetto a quanto stimato nel programma di stabilità del 2022». Per tutti i paesi – in previsione della nuova disciplina di bilancio che scatterà dal 2024 – vale l’indicazione formulata dalla Commissione europea e dal Consiglio europeo: occorre assicurare una politica di bilancio prudente e soprattutto per i paesi che non raggiungeranno il proprio obiettivo di medio termine nel 2023 di «limitare la crescita in termini nominali della spesa primaria netta finanziata da risorse nazionali non oltre il tetto massimo specifico per ciascun paese».

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