Consiglio europeo

L’Ue cerca un equilibrio con la Cina tra dialogo e strumenti di difesa commerciale

I Ventisette puntano su un approccio pragmatico che unisce negoziati e misure di protezione per tutelare il mercato unico e ridurre le dipendenze economiche da Pechino.

Dal nostro corrispondente Beda Romano

Il primo ministro croato Andrej Plenkovic, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen partecipano al vertice del Consiglio europeo a Bruxelles, in Belgio, il 18 giugno 2026. I leader europei si riuniscono a Bruxelles per un incontro di due giorni dedicato a questioni geopolitiche ed economiche urgenti.  EPA/OLIVIER HOSLET EPA

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BRUXELLES – I Ventisette si sono accordati nella notte tra giovedì 18 e venerdì 19 giugno per perseguire una doppia politica con la Cina: di dialogo, ma nel caso rafforzando gli strumenti commerciali che potrebbero permettere di meglio combattere con armi protezionistiche la concorrenza sleale del paese asiatico. La scelta compromissoria emersa da una riunione del Consiglio europeo potrebbe dispiacere chi sperava in un atteggiamento più combattivo, ma ha il merito di essere realistica e pragmatica in una fase politica molto incerta.

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«I leader hanno convenuto che gli attuali squilibri macroeconomici globali richiedono una risposta europea basata su due pilastri: l’unità europea e il dialogo con i nostri principali partner economici», ha affermato un funzionario europeo alla fine della prima giornata di lavori del Consiglio europeo. «L’Unione europea è una delle maggiori economie mondiali. Ha i propri compiti economici da svolgere», tra i quali una maggiore integrazione del mercato unico.

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Sempre secondo i capi di Stato e di governo, «l’Unione europea deve proseguire sulla strada della diversificazione degli scambi commerciali, della riduzione dei rischi, della diminuzione delle dipendenze e del rafforzamento della nostra autonomia strategica. La concorrenza leale a livello globale richiede condizioni di parità di accesso al mercato. Per questo motivo i leader hanno chiesto alla Commissione di lavorare in due direzioni».

Il Consiglio europeo vuole che Bruxelles da un lato coltivi «un dialogo costruttivo con i nostri principali partner economici, al fine di tutelare i nostri interessi economici e di sicurezza» e dall’altro sviluppi e, a termine, integri «la gamma di strumenti nel settore della difesa commerciale e della politica industriale, per garantire che l’Unione europea disponga di tutti gli strumenti necessari a tutelare i propri interessi e a ridurre i rischi».

Successivamente, in una conferenza stampa la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha spiegato che l’esecutivo comunitario intende mettere a punto uno strumento che permetta di aiutare le imprese europee a diversificare la loro esposizione alla Cina. Ha confermato che l’obiettivo è di ridurre i rischi nei confronti del paese, non di spezzare il legame. Ha precisato che gli strumenti attualmente a disposizione devono essere usati «in modo più proattivo e strategico, per difendere i nostri interessi europei».

Come detto, la scelta di continuare a perseguire il dialogo può deludere alcuni osservatori in una fase nella quale il deficit commerciale europeo con la Cina ha ormai toccato i 360 miliardi di euro nel 2025. Al tempo stesso riflette bene sia il modus operandi comunitario che lo straordinario rapporto economico che l’Unione europea ha con il paese asiatico. Peraltro, alcuni paesi stanno già cercando un modus vivendi con Pechino, a iniziare dalla Spagna, che accoglie molti siti produttivi cinesi.

Gli osservatori più critici ne concluderanno che l’Unione europea ha fatto (ancora una volta) del surplace nel mettere a punto un nuovo rapporto con la Cina. In realtà, l’esito del Consiglio europeo lascia aperta la porta ad atteggiamenti più combattivi se il dialogo non dovesse portare ad alcun risultato tangibile. Peraltro, nel terzo trimestre di quest’anno Bruxelles sarà chiamata a presentare una analisi degli strumenti commerciali a disposizione dell’Unione europea.
(Questo articolo è stato aggiornato alle 21:35 del 19 giugno 2026)

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