Il summit

Cina e budget: le sfide principali al tavolo del Consiglio europeo

Per il budget 2028-23 i Ventisette puntato ad accelerare sulle nuove risorse proprie, mentre sulla risposta da dare alla concorrenza cinese stanno convergendo le posizioni tra Paesi tradizionalmente distanti

dal nostro corrispondente Beda Romano

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa partecipano a una conferenza stampa in occasione del vertice del G7 a Evian-les-Bains APN

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BRUXELLES – Tra domani e dopodomani i capi di Stato e di governo dell’Unione europea, riuniti per il tradizionale vertice prima della pausa estiva, tenteranno di trovare una nuova direzione di marcia in un mondo sempre più fragile e incerto. Sotto questo profilo, due i temi particolarmente importanti sul tavolo dei leader: il prossimo bilancio comunitario 2028-2034 e il rapporto con la Cina, un paese con il quale tutti gli Stati membri soffrono ormai un deficit commerciale.

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Sul primo versante, conosciamo i termini del problema. La presidenza cipriota dell’Unione europea ha presentato giovedì scorso un progetto di bilancio che riduce del 2% l’ammontare previsto dalla proposta presentata in luglio dell’anno scorso dalla Commissione europea. Molti paesi hanno rumoreggiato. Sia coloro che vogliono un bilancio più generoso, sia coloro che ritengono il progetto cipriota ancora troppo esoso.

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Ci sono evidenti contraddizioni. Tutti i paesi sono pienamente consapevoli che il momento storico richieda un bilancio più efficiente e più generoso. Eppure, per ora, il confronto rimane tra i paesi membri che difendono coesione e agricoltura e quelli che invece chiedono un bilancio più focalizzato sulla competitività e la ricerca. La proposta presentata dalla presidenza cipriota, con cifre posta per posta, sarà oggetto di un primo dibattito a livello di leader.

Spiegava ieri un funzionario comunitario: «Il nostro obiettivo durante il vertice sarà di fare progressi nella direzione di una quadratura del cerchio da un punto di vista finanziario. Vogliamo in particolare accelerare sul fronte delle nuove risorse proprie». Sia la Commissione che il Parlamento hanno presentato una serie di suggerimenti che spaziano da una tassa sul gioco d’azzardo online a un contributo finanziario da parte delle aziende più grandi.

Intanto, in Lussemburgo i ministri degli Affari europei hanno trovato un accordo preliminare sui tre regolamenti attuativi del bilancio, dedicati ai nuovi piani di partenariato nazionali e regionali, che devono servire a convogliare a livello locale il denaro comunitario; al nuovo Fondo per la Competitività; e infine allo strumento che dovrebbe finanziare la presenza internazionale dell’Unione europea (noto con l’espressione inglese Global Europe).

Sui tre testi il negoziato tra i Ventisette è stato acceso. In particolare, la diplomazia italiana si è concentrata sulla flessibilità nel funzionamento dei piani piani di partenariato nazionali e regionali e nella scelta degli obiettivi; sulla necessità che il Fondo per la Competitività dia particolare attenzione alle piccole e medie imprese; e infine su un maggiore coinvolgimento dei paesi membri in tutte le fasi relative alle decisioni di finanziamento del programma Global Europe.

Quanto al fronte cinese, è crescente la preoccupazione dei Ventisette dinanzi alla concorrenza del paese asiatico. Per anni i paesi membri hanno avuto posizioni divergenti su come affrontare Pechino. Semplificando al massimo, il confronto è stato tra i liberisti del Nord e i protezionisti del Sud. Oggi le posizioni stanno convergendo. Spiegava sempre ieri il funzionario comunitario: «Il dibattito è maturato molto nelle ultime settimane. Vogliamo cristallizzare il progresso effettuato».

Su questo argomento, parlando lunedì a Evian la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen faceva notare come «per la prima volta nel 2025 tutti i paesi membri hanno registrato con la Cina un deficit commerciale», che a livello aggregato ha toccato i 360 miliardi di euro. In un rapporto pubblicato di recente, il centro-studi dell’Unione europea dedicato ai temi della sicurezza (EUISS) esortava Bruxelles a usare contro Pechino gli strumenti anti-coercizione a sua disposizione.

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