Market Mover

Titoli di Stato sotto tiro
Non si arresta l’ondata di vendite sul segmento dei governativi. Perché? Ne parliamo con Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet AM
Ascoltalo oradi Biagio Simonetta
2' di lettura
2' di lettura
È dai tempi di Donald Trump alla Casa Bianca che negli Stati Uniti tentano di bannare Tiktok. O quanto meno di costringere la cinese ByteDance a vendere la divisione americana del social più in crescita del momento a un’azienda statunitense. E negli anni l’operazione è stata vicina alla chiusura, con TikTok US vicino a Microsoft, poi ad Oracle. E più recentemente anche alla famiglia D’Amelio. Già, proprio così. L’imprenditore e politico Marc D’Amelio, padre delle star proprio di TikTok Charli e Dixie D’Amelio, ha provato ad acquistare il social. Ma non c’è riuscito.
La conferma è arrivata nelle scorse ore dallo stesso D’Amelio (le cui origini italiane sono note). A marzo, D’Amelio aveva twittato: «Sto mettendo insieme un gruppo di investitori per provare ad acquistare TikTok».
I D’Amelio hanno creato un impero con i propri marchi di vendita al dettaglio e società di capitale di rischio. Ciononostante, è sembrata una mossa fin troppo coraggiosa provare ad acquistare TikTok, una piattaforma che si stima valga almeno 60 miliardi di dollari.
Nel complesso, ByteDance vale circa $ 220 miliardi. A D’Amelio la domanda su cosa ne fosse stato della trattativa annunciata a marzo è stata fatta durante l’Information’s Creator Economy Summit. E l’imprenditore ha risposto che la trattativa non è più sul tavolo.
Una trattativa che ha fatto più rumore che altro. Anche perché al di là del denaro potenzialmente raccolto da D’Amelio, sembra difficile pensare che ByteDance sia disposta a vendere TikTok. La società con sede a Pechino ha resistito anche nei momenti più difficili, quando Trump provò a spingere TikTok nelle mani di big come Microsoft e Oracle.