Il prossimo Europarlamento
Per effetto di questo voto, si disegnerebbe un nuovo Parlamento che vedrebbe i partiti “mainstream” – Popolari, Socialisti e Liberali di Renew - perdere deputati e i due gruppi a destra del Ppe guadagnarne, grazie ad alcune performance di spicco: in Francia RN passerebbe dai 18 seggi del 2019 a 30, in Germania AfD salirebbe da 9 a 20, in Italia FdI da 10 a 27, in Olanda il Pvv di Wilders addirittura da 0 a 10.
Se dunque i primi due gruppi resterebbero Popolari e Socialisti, seppure con meno seggi sui 720 del nuovo emiciclo (rispettivamente 173 e 131), al terzo posto salirebbe Identità e democrazia con 98 (+40 rispetto al 2019), davanti a Liberali (86: un calo di 15) e Conservatori e riformisti (85, +18 sul 2019), che salirebbero terzi se nel loro gruppo dovesse confluire anche il partito di Orban.
Tirando le somme, l’attuale “maggioranza Ursula” (Popolari, Socialisti e Liberali) che sostiene la presidente della Commissione Ue von der Leyen, potrebbe reggere, ridotta però al 54% dei deputati contro l’attuale 60%. Per la prima volta, tuttavia, emergerebbe anche l’ipotesi di una maggioranza alternativa di destra, con Ppe, ID e ECR e l’appoggio di qualche deputato di destra non iscritto.,
Maggioranze variabili e politiche Ue
Inoltre – questa la conseguenza più significativa secondo gli autori dello studio – il 54% dei voti non è una maggioranza tale da garantire l’approvazione di tutti i provvedimenti in agenda (non sempre le istruzioni di voto del partito vengono seguite da tutti i deputati). Senza contare le cosiddette “maggioranze variabili”, formatesi di volta in volta per portare avanti temi su cui i tre gruppi di maggioranza non erano compatti, che escono indebolite dal calo contestuale di Socialisti, Liberali e Verdi.
Tra i temi in prospettiva più penalizzati l’ambiente, dove nell’attuale legislatura il passaggio di misura di alcuni provvedimenti è stato garantito appunto da una coalizione temporanea tra Socialisti, Liberali, Verdi e Sinistra, e dove Hix e Cunningham si attendono ora che «la significativa svolta a destra del nuovo Parlamento», determini «il presumibile dominio di una coalizione contraria a politiche di salvaguardia del clima», con ricadute forse decisive nell’implementazione del Green Deal.