Verso le elezioni europee

L’Europa mette la freccia a destra: populisti primi in 9 Paesi

Uno studio commissionato dallo European Council on Foreign Relations stima l’ascesa dei gruppi antisistema nel prossimo Europarlamento e le ricadute sulle politiche Ue

di Michele Pignatelli

Germania, almeno 100mila persone a Berlino contro AfD ed estrema destra

3' di lettura

3' di lettura

Il prossimo Parlamento europeo virerà decisamente a destra, con inevitabili conseguenze sulla legislazione Ue in alcuni settori chiave, dall’ambiente all’immigrazione. A dettagliare stime che già da mesi si rincorrono è uno studio commissionato dallo European Council on Foreign Relations e realizzato da Simon Hix, titolare della cattedra Stein Rokkan di politica comparata all’Istituto universitario europeo di Firenze, e Kevin Cunningham, politologo e sondaggista.

La nuova mappa dell’Europa

Partendo dagli ultimi sondaggi ed elaborandoli sulla base di un modello statistico che tiene conto delle precedenti performance alle Europee dei partiti nazionali, i due autori hanno tracciato una mappa Paese per Paese del voto di giugno e una proiezione del futuro emiciclo di Strasburgo.

Loading...

Il quadro che emerge è piuttosto chiaro e suona come una «sveglia» per i partiti tradizionali, per usare le parole di Hix e Cunningham.

I partiti populisti e anti-sistema, nella stragrande maggioranza di destra, sono primi in nove Paesi, compresi quattro Stati fondatori della comunità europea: Francia, Italia, Olanda, Belgio, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Ungheria; secondi o terzi in altri nove, tra cui Germania, Spagna, Svezia e Finlandia.

L’ONDA POPULISTA E IL PROSSIMO EUROPARLAMENTO

Loading...

Sono partiti che attualmente fanno parte dei gruppi parlamentari europei Identità e democrazia (ID), come il Rassemblement National (RN) di Marine Le Pen o la nostra Lega, e Conservatori e riformisti (ECR), come Fratelli d’Italia o i polacchi di Legge e giustizia, oppure non iscritti a nessun gruppo, come Fidesz, il partito del premier ungherese Viktor Orban, anche se sono in corso manovre di assestamento che, tuttavia, non dovrebbero stravolgere in maniera radicale il loro posizionamento.

Il prossimo Europarlamento

Per effetto di questo voto, si disegnerebbe un nuovo Parlamento che vedrebbe i partiti “mainstream” – Popolari, Socialisti e Liberali di Renew - perdere deputati e i due gruppi a destra del Ppe guadagnarne, grazie ad alcune performance di spicco: in Francia RN passerebbe dai 18 seggi del 2019 a 30, in Germania AfD salirebbe da 9 a 20, in Italia FdI da 10 a 27, in Olanda il Pvv di Wilders addirittura da 0 a 10.

Se dunque i primi due gruppi resterebbero Popolari e Socialisti, seppure con meno seggi sui 720 del nuovo emiciclo (rispettivamente 173 e 131), al terzo posto salirebbe Identità e democrazia con 98 (+40 rispetto al 2019), davanti a Liberali (86: un calo di 15) e Conservatori e riformisti (85, +18 sul 2019), che salirebbero terzi se nel loro gruppo dovesse confluire anche il partito di Orban.

IL CONFRONTO

Loading...

Tirando le somme, l’attuale “maggioranza Ursula” (Popolari, Socialisti e Liberali) che sostiene la presidente della Commissione Ue von der Leyen, potrebbe reggere, ridotta però al 54% dei deputati contro l’attuale 60%. Per la prima volta, tuttavia, emergerebbe anche l’ipotesi di una maggioranza alternativa di destra, con Ppe, ID e ECR e l’appoggio di qualche deputato di destra non iscritto.,

Maggioranze variabili e politiche Ue

Inoltre – questa la conseguenza più significativa secondo gli autori dello studio – il 54% dei voti non è una maggioranza tale da garantire l’approvazione di tutti i provvedimenti in agenda (non sempre le istruzioni di voto del partito vengono seguite da tutti i deputati). Senza contare le cosiddette “maggioranze variabili”, formatesi di volta in volta per portare avanti temi su cui i tre gruppi di maggioranza non erano compatti, che escono indebolite dal calo contestuale di Socialisti, Liberali e Verdi.

Tra i temi in prospettiva più penalizzati l’ambiente, dove nell’attuale legislatura il passaggio di misura di alcuni provvedimenti è stato garantito appunto da una coalizione temporanea tra Socialisti, Liberali, Verdi e Sinistra, e dove Hix e Cunningham si attendono ora che «la significativa svolta a destra del nuovo Parlamento», determini «il presumibile dominio di una coalizione contraria a politiche di salvaguardia del clima», con ricadute forse decisive nell’implementazione del Green Deal.

Ci sono però anche altre aree dove un Parlamento a trazione populista di destra potrebbe incidere: l’immigrazione, i conti pubblici, le politiche di sostegno all’Ucraina, che potrebbero quantomeno indebolirsi.

Ma c’è ancora margine perché i partiti tradizionali sovvertano questi pronostici che li danno in arretramento? Per Simon Hix «in un contesto di populismo esasperato, che potrebbe raggiungere un nuovo picco con il ritorno di Donald Trump, i partiti del mainstream politico devono svegliarsi e fare un bilancio chiaro delle richieste degli elettori, riconoscendo al contempo la necessità di un’Europa più interventista e potente sulla scena mondiale.Le campagne elettorali dovrebbero dare ai cittadini motivi di ottimismo. Dovrebbero parlare dei vantaggi del multilateralismo. E dovrebbero chiarire, su questioni chiave relative alla democrazia e allo Stato di diritto, che sono loro, e non i partiti ai margini della politica, i più adatti a proteggere i diritti fondamentali dell’Europa».


Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti