L’Europa mette la freccia a destra: populisti primi in 9 Paesi
Uno studio commissionato dallo European Council on Foreign Relations stima l’ascesa dei gruppi antisistema nel prossimo Europarlamento e le ricadute sulle politiche Ue
di Michele Pignatelli
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I punti chiave
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Il prossimo Parlamento europeo virerà decisamente a destra, con inevitabili conseguenze sulla legislazione Ue in alcuni settori chiave, dall’ambiente all’immigrazione. A dettagliare stime che già da mesi si rincorrono è uno studio commissionato dallo European Council on Foreign Relations e realizzato da Simon Hix, titolare della cattedra Stein Rokkan di politica comparata all’Istituto universitario europeo di Firenze, e Kevin Cunningham, politologo e sondaggista.
La nuova mappa dell’Europa
Partendo dagli ultimi sondaggi ed elaborandoli sulla base di un modello statistico che tiene conto delle precedenti performance alle Europee dei partiti nazionali, i due autori hanno tracciato una mappa Paese per Paese del voto di giugno e una proiezione del futuro emiciclo di Strasburgo.
Il quadro che emerge è piuttosto chiaro e suona come una «sveglia» per i partiti tradizionali, per usare le parole di Hix e Cunningham.
I partiti populisti e anti-sistema, nella stragrande maggioranza di destra, sono primi in nove Paesi, compresi quattro Stati fondatori della comunità europea: Francia, Italia, Olanda, Belgio, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Ungheria; secondi o terzi in altri nove, tra cui Germania, Spagna, Svezia e Finlandia.
Sono partiti che attualmente fanno parte dei gruppi parlamentari europei Identità e democrazia (ID), come il Rassemblement National (RN) di Marine Le Pen o la nostra Lega, e Conservatori e riformisti (ECR), come Fratelli d’Italia o i polacchi di Legge e giustizia, oppure non iscritti a nessun gruppo, come Fidesz, il partito del premier ungherese Viktor Orban, anche se sono in corso manovre di assestamento che, tuttavia, non dovrebbero stravolgere in maniera radicale il loro posizionamento.


