L’intesa Ue

Accogliere i migranti o pagare: cosa prevede l’accordo europeo

di Beda Romano

Ok Ue al Patto migranti e asilo, nuove procedure screening e solidarietà

3' di lettura

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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Ad appena sei mesi dalle prossime elezioni europee, Parlamento e Consiglio hanno trovato un accordo con il quale affrontare il fenomeno dell’immigrazione di massa, delicatissimo da un punto sociale e politico. Celebrata da alcuni e criticata da altri, l’intesa introduce nuove forme di solidarietà tra i paesi membri da applicare quando l’Unione europea è alle prese con emergenze migratorie simili a quelle che hanno segnato il decennio scorso.

Accogliere migranti o pagare

Il pacchetto di cinque regolamenti - i quali ora andranno approvati uno per uno in via definitiva dal Parlamento e dal Consiglio - include controlli più severi sull’arrivo dei migranti nel territorio comunitario; centri di accoglienza vicini alle frontiere esterne dell’Unione per rimpatriare rapidamente coloro che non hanno diritto all’asilo; e un meccanismo di solidarietà obbligatorio tra gli Stati membri - i paesi potranno scegliere se accogliere migranti o garantire finanziamenti.

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Il pacchetto giunge dopo la crisi migratoria del 2015-2016 che mise a dura prova le regole europee. Allora fu deciso di introdurre il principio del ricollocamento dei rifugiati pur di aiutare i paesi di primo ingresso. L’accordo fu rispettato a pelle di leopardo, con alcuni paesi chiaramente contrari. Nel 2020, la Commissione europea mise sul tavolo una riforma alternativa, oggetto di una sofferta intesa tra Parlamento e Consiglio (si veda Il Sole/24 Ore del 23 settembre 2020).

Accordo controverso

In questo contesto, l’obbligo di solidarietà, fosse solo finanziaria, è l’aspetto più innovativo, e riflette il tentativo di tenere in conto la posizione dei paesi più riottosi ad accettare nuovi migranti. Ciononostante, l’intesa è stata respinta «nei termini più duri» dall’Ungheria, che non vuol sentire parlare di solidarietà né umana né economica (è da notare che il provvedimento deve essere approvato dal Consiglio alla maggioranza). Positive invece le reazioni di Germania, Francia e Italia, così come dell’UNHCR.

La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola si è detta “molto fiera” dell’accordo. «Non sottovalutiamo il rischio che avremmo corso se non avessimo raggiunto questa intesa», ha affermato. «Si deve sperare che gli Stati membri si sentiranno meno inclini a reintrodurre i controlli interni perché l’afflusso a questo punto è gestito ai confini esterni». Ha poi aggiunto che l’accordo offre una risposta in un ambito che rischia ancora una volta di monopolizzare la prossima campagna elettorale.

Proprio l’avvicinarsi delle prossime elezioni ha probabilmente indotto a trovare una intesa, seppur controversa. Tra le altre cose, l’eurodeputato verde tedesco Damian Boeselager ha criticato la scelta «di permettere ai governi di incarcerare migranti che nei centri di accoglienza si rivelano essere strumenti (…) di ONG con l’obiettivo di destabilizzare l’Unione europea». Ha puntato il dito anche contro la procedura accelerata prevista per coloro che hanno meno probabilità di ottenere l’asilo.

Ong deluse

Stephanie Pope, esperta dell’ONG Oxfam, non ha avuto mezze parole: «L’Unione europea ha deciso di aumentare la detenzione, anche di bambini e famiglie in centri simili a prigioni. Ha anche sbattuto la porta in faccia a chi chiede il diritto d’asilo introducendo procedure con standard inferiori a quelli attuali». Lo sguardo corre alla registrazione con foto e impronte digitali anche ai bambini superati i sei anni e alla monetizzazione dei migranti (20mila euro a testa per chi non vuole accoglierli).

In una conferenza stampa, i relatori hanno difeso il compromesso. La liberale francese Fabienne Keller ha parlato di «vittoria dei partiti di centro», assicurando che l’intesa è «profondamente umanista». Il socialista spagnolo Juan Fernando López Aguilar ha sottolineato che «l’accordo servirà all’Unione europea per superare le soluzioni ad hoc utilizzate finora».

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