Climate change

L’estate degli eventi estremi costa oltre 40 miliardi all’Europa

Una ricerca prova a elaborare una stima immediata delle perdite causate da ondate di calore, siccità e inondazioni rese sempre più frequenti e gravi dal riscaldamento globale: nel 2025 i danni per l’Italia sarebbero di 12 miliardi

di Gianluca Di Donfrancesco

Siccità (AFP)

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Determinare le perdite economiche causate dai disastri naturali è sempre un’operazione complessa: uno studio congiunto di un ricercatore dell’Università di Mannheim, Sehrish Usman, e di due economisti della Banca centrale europea, Miles Parker and Mathilde Vallat, prova a stimare quelle attribuibili alle ondate di calore, alle siccità e alle inondazioni che hanno colpito in Europa questa estate. Il risultato: 43 miliardi di euro solo nel 2025, che si ipotizza saliranno a 126 miliardi entro il 2029.

Per l’Italia conto da 12 miliardi

Per l’Italia, si stima che sfiorino i 12 miliardi le perdite causate dagli eventi estremi di questa estate sul 2025, e si prevede che si supererà quota 34 miliardi entro il 2029. Per la sola Lombardia, il conto sarebbe di 2,5 miliardi e di 7,65 miliardi nel 2029.

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Per la Francia, lo studio indica danni per 10 miliardi nel 2025 e di circa 34 miliardi nel 2029. L’altro Paese particolarmente colpito è la Spagna, con perdite di oltre 12 miliardi nel 2025 e quasi 35 nel 2029.

In tutto, sono state registrate ondate di calore in 96 regioni dell’Unione europea, che hanno conseguentemente sperimentato un calo di produttività nei settori più esposti, come l’edilizia e la ricezione. I danni associati dallo studio sfiorano i 7 miliardi.

I fenomeni di siccità hanno interessato 195 regioni, dove hanno danneggiato i raccolti, con perdite per 29,4 miliardi.

Le inondazioni, che hanno colpito 53 regioni, hanno danneggiato infrastrutture, edifici e coltivazioni: in questo caso il danno stimato è di 6,5 miliardi.

A queste perdite dirette, si sommano poi quelle derivanti dall’interruzione delle catene di approvvigionamento.

«Stime prudenti»

«I costi reali degli eventi meteorologici estremi emergono lentamente perché influenzano vite e mezzi di sussistenza attraverso un’ampia gamma di canali che vanno oltre l’impatto iniziale», afferma Usman. «Le stime ufficiali dell’impatto - aggiunge - sono spesso ritardate». L’obiettivo della ricerca appena presentata è «fornire stime tempestive dell’impatto degli eventi estremi dell’estate 2025 sull’attività economica».

Secondo gli autori dello studio, le cifre presentate sono prudenti, ad esempio perché non includono fenomeni come gli incendi boschivi. Eppure, già così la stima dei danni dell’estate 2025 supera di molto quella calcolata per l’intero 2024 dalla compagnia di riassicurazione Swiss Re, in base alla quale sarebbero pari a 31 miliardi le perdite economiche dirette derivanti da tutti i danni da calamità naturali dello scorso anno, compresa la catastrofica alluvione causata dal ciclone Dana in Spagna.

Secondo gli autori dello studio, però, i costi macroeconomici «delle catastrofi superano di gran lunga» le stime dei danni e delle perdite tipicamente elaborate dalle compagnie di riassicurazione, che non includono un’ampia gamma di fattori: la riduzione della produttività e della produzione nell’edilizia e nel settore della ricezione dovuta alle ondate di calore; la perdita di produzione che si verifica quando le fabbriche vengono danneggiate; i costi umani; i costi a carico dei bilanci pubblici; fenomeni di inflazione; ricadute attraverso rapporti commerciali e catene di approvvigionamento.

Con l’accelerazione del riscaldamento globale, che rende i disastri climatici più forti e frequenti, sono sempre più urgenti gli investimenti nell’adattamento, vale a dire nelle infrastrutture e nei meccanismi che aiutano a ridurre i danni. E le misure di mitigazione: vale a dire la riduzione delle emissioni di gas serra attraverso la trasformazione verde dei sistemi di produzione e consumo.

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