L’autunno, il super El Niño e l’allarme Onu: il limite di 1,5 gradi è ormai destinato a essere superato
C’è una grande macchina termica accesa nel Pacifico. E qualcuno ha appena girato la manopola verso destra
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Si chiama El Niño. È tornato nel 2026, sta crescendo rapidamente e secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale potrebbe diventare un evento molto forte durante l’autunno boreale. Per il trimestre settembre-novembre, i modelli della WMO indicano che nel Pacifico equatoriale centrale, nella regione Niño 3.4 utilizzata come principale “termometro” di El Niño, la superficie del mare potrebbe risultare in media fino a circa 3,6 °C più calda del normale. È un’anomalia molto elevata su una superficie oceanica enorme, quindi capace di trasferire grandi quantità di calore all’atmosfera. Il fenomeno, inoltre, dovrebbe rafforzarsi ulteriormente verso novembre e dicembre e con ogni probabilità restare attivo almeno fino a febbraio 2027.
Chiedilo al Sole
Tre gradi e mezzo possono sembrare poca cosa.
Nel Pacifico equatoriale sono una quantità enorme di energia. Pensate all’oceano come alla batteria termica del pianeta. L’atmosfera pesa poco, l’acqua moltissimo. Se scaldi una massa d’acqua larga migliaia di chilometri, quella batteria comincia a scaricare energia nell’aria modificando piogge, venti e traiettorie delle perturbazioni a distanze continentali. Ecco perché El Niño è oggi più mai così rilevante per tutti.
Come funziona?
Il meccanismo è abbastanza semplice da raccontare e abbastanza complicato da simulare.
Normalmente gli alisei spingono le acque superficiali calde verso il Pacifico occidentale. Vicino alle coste del Sudamerica risalgono acque profonde più fredde. Durante El Niño questa macchina rallenta o cambia assetto. Raffiche di vento occidentale possono spingere altra acqua calda verso est. Il Pacifico centrale e orientale si scalda. Cambiano le zone dove l’aria calda sale e dove quella più secca scende. È come spostare i fornelli sotto una pentola gigantesca. Attenzione: El Niño non decide se pioverà a Milano martedì pomeriggio. Modifica invece le probabilità, altera il mazzo di carte dal quale l’atmosfera pescherà durante i mesi successivi.
Ed è una distinzione importante.
Secondo i meterologi In Europa l’effetto di El Niño è meno diretto rispetto ad altre aree del mondo. Qui il suo segnale si combina con quello dell’Atlantico e con i grandi movimenti dell’atmosfera. In pratica, può rendere più irregolare la corrente a getto, il grande “nastro” di venti che scorre in quota. Questo può favorire periodi lunghi di alta pressione, interrotti da improvvise discese di aria fredda e fasi di maltempo. La WMO prevede per settembre-novembre temperature superiori alla norma in ampie porzioni del pianeta.







