L’economia irregolare

L’antiriciclaggio fa il pieno di alert con evasione e frodi

Lotta al sommerso. Lo scorso anno 32mila segnalazioni di operazioni sospette da illeciti tributari: il 20% del totale. Nuovi fronti da cessione di bonus da imposte anticipate e da consulenze online

di Ivan Cimmarusti e Giovanni Parente

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Una segnalazione su cinque porta al fisco. È la linea rossa, ribadita anche nel 2025, che attraversa da anni l’antiriciclaggio italiano: evasione fiscale e reimpiego di denaro “sporco” non viaggiano su binari separati, ma spesso si toccano e si alimentano.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La conferma arriva dai dati dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia, resi noti nel Rapporto 2025 (si veda «Il Sole 24 Ore» del 17 giugno): sono poco più di 32mila le comunicazioni antiriciclaggio relative a ipotesi di illeciti fiscali. Si tratta del 20% dei 162mila alert trasmessi lo scorso anno dai soggetti obbligati - intermediari finanziari e non, professionisti e pubbliche amministrazioni - in crescita dell’11,5% rispetto al 2024. Una quota (il 20%) che resta costante negli anni. Ma dentro quella “stabilità” si muove un fenomeno tutt’altro che fermo: da un lato, il legame strutturale tra somme sottratte al fisco e reimpiego di denaro di origine illecita; dall’altro, la capacità di mutare gli schemi fraudolenti, agganciandosi alle pieghe della normativa e alle stagioni dell’economia. Prima l’onda lunga delle cessioni dei bonus edilizi, ora la creazione artificiosa e il trasferimento di crediti da imposte anticipate (Deferred tax assets: Dta). Inoltre nuovi segnali di rischio arrivano anche dalla consulenza finanziaria online svolta da soggetti senza autorizzazione: operatori che restano fuori dai presìdi di vigilanza e, spesso, anche dal radar del Fisco.

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La cessione dei crediti fiscali

La lettura incrociata delle relazioni degli ultimi anni dell’Unità di informazione finanziaria mostra un fenomeno che segue le diverse stagioni della politica fiscale, intercetta gli incentivi, sfrutta le misure di sostegno, occupa i varchi aperti dalle norme e cambia strada quando quei varchi vengono chiusi.

Pensiamo, appunto, alla stagione delle cessioni del Superbonus e degli altri bonus edilizi che hanno caratterizzato il periodo post pandemico. Il primo numero sulle cessioni relative al decreto Rilancio (Dl 34/2020) fa capolino nel rapporto 2021: sono 459. L’anno dopo la Uif ne registra 2.816, pari al 9% di tutte le segnalazioni fiscali. Sono il cuore di una categoria più ampia, quella delle cessioni e degli accolli tributari anomali: casi in cui cambia in modo sospetto il soggetto che deve incassare un credito o quello che si accolla un debito verso il fisco. Proprio nel 2022 questa voce cresce in misura marcata.

L’effetto delle restrizioni

Dopo il picco di Sos del 2022, le comunicazioni sulle cessioni dei crediti scendono a 743 nel 2023 (anno in cui però entra in scena la “tokenizzazione”: il credito non viene ceduto subito ma in un token che dà al titolare la facoltà di chiederne la cessione) e a 619 nel 2024. Nel rapporto 2025 non emerge, invece, un conteggio separato. Non perché il rischio sia del tutto sfumato, ma perché le strette normative introdotte per arginare le frodi hanno progressivamente assottigliato la possibilità di vendere i crediti edilizi ad altri, restringendo quel bacino che aveva alimentato il flusso di comunicazioni antiriciclaggio.

I nuovi fronti aperti

Alla chiusura di un canale, però, ne spunta un altro. Nel 2025 un nuovo fronte è stato segnalato per i crediti da imposte anticipate, le Deferred tax assets (Dta). La Uif intercetta i primi tentativi di generarli artificialmente e farli circolare: crediti fiscali fittizi, creati dal nulla e poi rivenduti attraverso catene di società nate da poco, spesso intestate a prestanome o a soggetti già indagati. In alcuni casi vengono fatti passare per cessioni interne a un gruppo, pur senza i presupposti per qualificarle come tali. Una volta entrati nel circuito, quei crediti servono a due finalità: possono essere usati per indebite compensazioni, e quindi per pagare meno imposte; oppure possono essere ceduti a terzi inconsapevoli dietro corrispettivo. Una parte del denaro torna ai soggetti coinvolti nell’illecito. Un’altra finisce a società già note per frodi nelle fatturazioni. La logica è la stessa del credito gonfiato ma cambia solo il contenitore.

Società di comodo e non solo

Ma se la costante nel tempo è rappresentata dallo schema che passa attraverso le società di comodo (le cosiddette «cartiere») e le false fatturazioni, un nuovo faro si è acceso sulla formazione e sulla consulenza finanziaria online. Situazioni spesso caratterizzate da opacità anche per la collocazione in Paesi a fiscalità privilegiata e connotate dalla presenza di operatori senza autorizzazioni. In un circolo vizioso che ancora una volta unisce sottrazione di imponibile fiscale e rischio di riciclaggio.

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